Dopo Charlie in Francia si autocensurano sull’Islam | Charlie Hebdo, kosher, autocensura, attentati, Associazioni Musulmane
Dopo Charlie in Francia si autocensurano sull’Islam Stampa
Marco Cesario   

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Uno spettro s’aggira per la Francia. Lo spettro dell’autocensura. Spettacoli annullati, poster ritoccati, film rifiutati, installazioni artistiche bruscamente cancellate. No, non siamo in un romanzo di Houellebecq, anche se lo scenario assomiglia a quello immaginato dallo scrittore francese nel suo ultimo libro “Sottomissione”. Gli attentati alla redazione di Charlie Hebdo e del supermercato kosher alla Porte de Vincennes hanno lasciato pesanti strascichi. A fronte di una società civile che s’è mobilitata in maniera compatta in difesa della libertà d’espressione, sulla programmazione culturale del paese transalpino, sin dal giorno del massacro della rue Nicolas Appert, incombe ora un’ombra lunga e minacciosa: quella della paura, del timore della rappresaglia violenta, del rispetto ossequioso e salmodiante del politically correct che si traduce in una sola, un tempo impronunciabile, parola: autocensura. Cio’ che accade da qualche settimana in Francia è allarmante. Festival, musei e cinema cambiano parte della propria programmazione, addirittura artisti, produttori o cineasti che ritirano opere. Che succede? Nel vano tentativo di non urtare la sensibilità delle frange più radicali dell’integralismo di matrice islamica che si cela nella società francese - che ora ha alzato la cresta e che brandisce strumentalmente il Corano come prima l’Inquisizione brandiva la Bibbia - la cultura cede il passo ed indietreggia, verso evi più bui. Ecco alcuni esempi emblematici.

 

Un’artista franco-algerina aveva immaginato, nell’ambito della mostra “Femina” a Clichy La Garenne, una particolare installazione: una distesa di tappeti per la preghiera musulmana adorna di altrettante scarpe femminili con immancabile e appuntito tacco. Innocua in fondo ma molto evocatrice. Dopo una lettera della Federazione delle Associazioni Musulmane l’installazione è stata ritirata ma per volere stesso dell’artista che s’è detta improvvisamente “inquieta per aver toccato uno dei cinque pilastri dell’Islam”. Inquietudine o semplice paura di minacce e violente rappresaglie contro di lei? Dopo un tira e molla l’installazione è stata alla fine rimessa al suo posto ma solo grazie all’intervento diretto del sindaco e con l’ausilio di un servizio di sicurezza ad hoc per proteggere l’installazione. E’ andata peggio invece allo street artist Combo. Mentre ritoccava, su un muro alla Porte Dorée a Parigi, la sua opera “Coexister” (in cui si vedono simbolizzate le tre religioni monoteiste ed accanto l’artista stesso con djellabah e barba lunga da imam), l’artista è stato aggredito violentemente da un gruppo di persone che gli hanno intimato di cancellare l’opera. Combo, che tra l’altro è musulmano ed è metà marocchino e metà libanese, ne è uscito con una spalla lussata, ematomi sparsi per il corpo ed otto giorni di prognosi. “Non si puo’ ridere di tutto”. Sembra il manifesto programmatico della scaletta culturale della Francia post-Charlie Hebdo. In realtà è il titolo di uno spettacolo di Patrick Timsit in programma al Théâtre du Rond Point a Parigi. Il poster per pubblicizzare lo spettacolo, che raffigurava il comico con in mano una bomba, è stato rifiutato dalla società JCDecaux. Motivo: non urtare la sensibilità delle persone dopo gli attentati. Alla luce del ritocco, il titolo non potrebbe essere più ironico.

 


 

Marco Cesario

07/02/2015

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