Rom: l’ingranaggio infernale delle espulsioni | l’Ile de France, Ris Orangis, Calais, Rhônes-Alpes, Eric Fassin, Nicolas Sarkoz, Philippe Bouyssou, Bozena Wolciechowsk, Gilles Pilloux, Seine-Saint-Denis, Yann Merlin, Amnesty International, Migreurop, R.O.M. Rights of Minorities.
Rom: l’ingranaggio infernale delle espulsioni Stampa
Nathalie Galesne   

27 agosto 2015: «Buongiorno amici, ho giusto il tempo di scrivervi queste parole per chiedere aiuto a chi può venire da noi. In modo completamente illegale, più di cento militari ci stanno per buttare in mezzo alla strada. Chi di voi può venga, almeno per essere dalla nostra parte in questo momento di immenso pericolo, e protestare. Non siamo degli animali!». Questo grido d’allarme è stato lanciato da Jozsef Farkas, giovane rom della più antica bidonville di La Seine-Saint-Denis, quando le forze dell’ordine sono intervenute per smantellare Place du Samaritain. La petizione che aveva lanciato sui social network quindici giorni prima per evitare l’espulsione aveva ottenuto nel frattempo 37mila adesioni. Inutilmente.

 

Rom: l’ingranaggio infernale delle espulsioni | l’Ile de France, Ris Orangis, Calais, Rhônes-Alpes, Eric Fassin, Nicolas Sarkoz, Philippe Bouyssou, Bozena Wolciechowsk, Gilles Pilloux, Seine-Saint-Denis, Yann Merlin, Amnesty International, Migreurop, R.O.M. Rights of Minorities.

 

La spada di Damocle che pende da più di due anni sulla più antica baraccopoli d’Ile de France si scaglia brutalmente sulla testa dei suoi abitanti. Come la maggior parte degli «accampamenti rom », anche quello di Samaritain, situato nella zona industriale della Courneuve (Seine-Saint-Denis), è stato smantellato.

Questo è quanto aveva stabilito la giustizia dopo la procedura di espulsione avviata nel 2013 dal sindaco comunista Gilles Pilloux. Fino a pochi giorni fa, sul terreno di 5mila metri quadrati incastrato tra l’A86 e la discarica selvaggia della bidonville, ciascuno si affaccendava tra le baracche che un incastro ingegnoso di materiali di recupero si sforzava di far somigliare ad abitazioni. Nel mezzo di questo habitat precario, suddiviso in tre strade, troneggiava una chiesa pentecostale riccamente adornata e realizzata sette anni prima per volere di Titel, il capo attorno al quale gravitano circa 80 famiglie. In totale, nelle baracche di Samaritain vivevano circa 300 persone, tra cui un centinaio di bambini.

//Foto di Yann Merlin, Samaritain, 2013Foto di Yann Merlin, Samaritain, 2013

Malgrado la mobilitazione di un collettivo di associazioni, che aveva organizzato a metà agosto una conferenza stampa per evitare l’evacuazione, l’incertezza era ormai incollata alla pelle «dei samaritani» come il grigio appiccicoso di un’imminente tempesta. Qualche settimana prima, il 9 luglio, erano state le famiglie rom di rue Truillot a Ivry sur-Seine – la più grande baraccopoli della Val de Marne – ad esser state cacciate alle prime ore dell’alba.

Solamente una sessantina di persone dei suoi circa 300 abitanti non avevano ancora lasciato il luogo al momento dell’intervento delle forze dell’ordine davanti ai membri impotenti del collettivo di sostegno ai Rumeni d’Ivry e di Roeurop 94.

E, ancora una volta, la municipalità ha proposto poche soluzioni alternative di alloggio alle famiglie gettate in mezzo alla strada. Secondo Bozena Wolciechowski, assistente al sindaco incaricata alla lotta contro tutte le discriminazioni, dieci famiglie avrebbero dovuto beneficiare di un alloggio di diritto comune, mentre trentadue nuclei avrebbero dovuto accedere a una sistemazione transitoria.

Ma queste proposte sono ancora lontane dall’individuare una soluzione di fondo. «L’alloggio di urgenza non risponde affatto al problema», riconosce lei stessa. Lo Stato che si era impegnato a installare su un terreno di sua proprietà alloggi transitori per dieci famiglie non ha ancora fatto nulla. Seguendo l’esempio della municipalità della Courneuve, il sindaco comunista d’Ivry-sur-Seine, Philippe Bouyssou protesta contro il governo e indice una conferenza regionale.

Accusati dalle associazioni di partecipare alla politica di smantellamento sistematico avviata da Nicolas Sarkozy all’indomani del suo sinistro discorso di Grenoble del luglio 2010, i sindaci comunisti, dal canto loro, se la prendono con il governo che li accusa di disimpegno. Poiché le promesse fatte da Hollande durante la sua campagna elettorale prima di diventare presidente non sono state mantenute. Eppure, in una lettera del 27 marzo 2012, inviata da quest’ultimo al Collettivo Nazionale dei diritti dell’uomo Romeurope, che lo aveva interpellato sulle condizioni dei rom in Francia, l’attuale presidente della repubblica aveva risposto con una lunga e incoraggiante missiva della quale riportiamo i punti più salienti:

«La situazione di queste famiglie, di questi bambini, di questi uomini che vivono in accampamenti insalubri non è accettabile. Mi auguro che, quando un insediamento viene smantellato, siano proposte soluzioni alternative. Non si può continuare ad accettare che delle famiglie siano cacciate da un posto senza alcuna alternativa. Questo le spinge a installarsi altrove, in condizioni che non sono affatto migliori. Il diritto comune deve essere applicato a tutti. Non bisogna avere politiche specifiche solo per alcune categorie di persone, qualunque esse siano, e a maggior ragione se fondate su basietnico-razziali reali o presunte, contrariamente a quanto fatto dal candidato uscente. Rumeni e bulgari, qualunque sia la loro origine, sono cittadini europei… » (1).

L’amnesia sembra aver colpito il governo socialista, e in particolare il suo primo ministro Manuel Valls che compete con « il candidato uscente », Nicolas Sarkozy. Intervistato il 14 marzo 2013 sull’accesso dei rom ai villaggi di inserimento, il primo ministro, allora all’interno, va dritto al punto divulgando un razzismo culturalista, « Questo [inserimento, ndT] non può riguardare che una minoranza poiché, ahimé, gli occupanti degli accampamenti non desiderano integrarsi nel nostro Paese per motivi culturali o perché incastrati nelle reti dell’accattonaggio e della prostituzione, e le famiglie desiderose di integrarsi sono una minoranza ».

Manuel Valls può d’altronde vantarsi di un risultato mai raggiunto dal governo precedente. Nel 2012, otto mesi dopo aver assunto la carica di ministro dell’interno, 36.822 persone erano state riportate alla frontiera. Un terzo di loro erano rumeni o bulgari. Il governo socialista batte un altro record: quello dell’evacuazione dei campi rom. Secondo il rapporto presentato il 14 gennaio 2014 dalla Lega dei diritti dell’uomo e dallo European Roma Rights Center, le autorità hanno proceduto nel 2013 allo smantellamento di 165 accampamenti sui 400 censiti in Francia, espellendo 19.380 persone, il doppio rispetto al 2012. Gli sgomberi sono considerati da entrambe le associazioni «ingiustificabili, inutili e costosi ». Questo forte aumento si spiega, tra gli altri fattori, anche dal fatto che molte persone sono state trasferite più volte.

Infatti, dal Nord-Pas-de-Calais all’Aquitania, passando per la regione Rhônes-Alpes e PACA, dove ha avuto luogo almeno il 40 per cento delle evacuazioni, lo stesso scenario si riproduce in serie con la logica implacabile dei buldozer che schiacciano tutto ciò che incontrano sulla loro traiettoria, rompendo, strappando e distruggendo roulotte le cui carcasse sparse lasciano intravedere gli oggetti di un luogo di vita privata svuotato dei suoi abitanti in poche ore. Ma è di gran lunga l’Ile de France ad aggiudicarsi il premio d’eccellenza di questa sinistra « pulizia », con più del 60 per cento dei campi evacuati.

Oltre al loro costo esagerato (lo smantellamento della bidonville di Ris Orangis è costata 125mila euro) (2) queste operazioni sono totalmente inefficaci, perché le persone sgomberate si raggruppano nuovamente, a volte soltanto a pochi chilometri dall’insediamento precedente. Ne sono un esempio alcune famiglie rom di Ris-Organgis che si sono spostate nel settembre 2013 a 800 metri nel comune di Grigny, per poi esser nuovamente evaquate.

Le proposte di ricollocazione abitativa d’urgenza fatte solo ad alcune famiglie durante queste evaquazioni rappresentano un duro colpo per un’azione totalmente controproducente: notti in hotel senza la possibilità di cucinare, in luoghi spesso molto distanti dalla scuola dove sono iscritti i bambini. Così tutti i percorsi di integrazione possibile – scolarizzazione dei ragazzi, accesso al mondo del lavoro per i genitori, supporto sanitario delle famiglie – è costantemente ostacolato da questi trasferimenti coatti.

E sono già dieci anni che questa politica resta identica: « Nel 2005 – nota Martin Olivera in Roms en (bidon)villes – la regione Ile-de-France investe per esempio un milione di euro nello sviluppo globale dedicato all’alloggio d’urgenza, speficando che [l’obiettivo è] ‘lo sradicamento delle bidonville’: non si tratta più di riassorbirle progressivamente, ma davvero di eliminare, una volta per tutte » (3).

//Foto di Yann Merlin, Samaritain, 2013.Foto di Yann Merlin, Samaritain, 2013. 

Ma il numero di baraccopoli che vorrebbero farci credere spuntino come funghi negli interstizi fangosi delle nostre città non è neanche lontanamente paragonabile a quello che si contava in Francia negli anni Sessanta. Circa 20mila persone vivono al giorno d’oggi in insediamenti informali, contro le 80mila del 1960. Per un quarto sono abitate da bulgari e rumeni, non da rom. Ma si preferisce classificare la vergognosa miseria delle bidonville sotto l’etichetta «questione rom». E in effetti questi luoghi sono sistematicamente definiti come dei campi i cui occupanti non possono esser altro che rom. Un vero arsenale semantico contribuisce a percepire attraverso il prisma unico dell’etnia questi cittadini europei poveri venuti perlopiù da Romania e Bulgaria a partire dagli anni Novanta, dopo la caduta dei regimi comunisti. Contraddizione ancora maggiore se consideriamo che ogni discriminazione fondata sull’origine etnica è bandita dalla costituzione francese.

In un rapporto pubblicato nel settembre 2013, Amnesty International osserva: «Le popolazioni rom migranti continuano a essere vittime di espulsioni forzate; continuano a esser ripetutamente cacciate dai posti dove vivono senza essere consultate, informate e ricollocate in modo adeguato, in aperta violazione degli impegni internazionali assunti dalla Francia» (4). Il Comitato Europeo dei diritti sociali (CEDS) ha pertanto condannato il Paese in quattro occasioni, dopo aver constatato che la violazione del diritto a un alloggio decoroso colpisce i rom in modo assai più frequente rispetto agli altri gruppi disagiati. Eppure il governo francese continua a violare i propri impegni. Il 26 agosto 2012, sette ministri firmano una circolare interministeriale inviata a tutti i prefetti, nella quale si chiede di accompagnare i gruppi rom insediati in « accampamenti illeciti» in un percorso di schedatura e monitoraggio sociale appropriato. Contemporaneamente, una missione di coordinamento « sull’organizzazione e l’accompagnamento delle persone coinvolte nell’evacuazione degli accampamenti » è affidato alla DIHAL (Délégation Interministérielle à l’Hébergement et à l’Accèsau Logement), sotto supervisione del prefetto Alain Régnier.

Sfortunatamente bisogna però costatare che un anno più tardi « le popolazioni rom migranti continuano a esser vittime di espulsioni forzate; continuano a esser ripetutamente cacciate dalle loro abitazioni senza essere consultate, informate e rialloggiate in modo adeguato, in aperta violazione degli impegni internazionali assunti dalla Francia. Non è stabilita alcuna garanzia effettiva contro le espulsioni forzate e la situazione sul campo dimostra che, nei fatti, le misure prese fino ad oggi dal governo sono insufficienti per rimediare a questa violazione del diritto internazionale relativa ai diritti umani». (5)

Davanti all’assenza di un’azione di più ampio respiro a livello nazionale, le politiche municipali proseguono sulla stessa linea. Perché i sindaci dovrebbero ricavare fondi dai budget dei loro comuni per accompagnare queste popolazioni super precarizzate quando lo Stato non riconosce loro alcun diritto e non fa nulla per aiutarle? E poi, l’interesse elettorale viene prima di tutto. La maggior parte delle autorità municipali, a destra come a sinistra, non ha che un’idea in testa: cacciare gli intrusi.

Sotto la matassa di snodi autostradali, nelle no-man’s-land delle zone industriali, in fondo alle periferie, nei boschi o sui marciapiedi di Parigi, Carine Fouteau, giornalista di Mediapart, ha percorso in lungo e in largo la capitale e i dipartimenti de l’Ile de France, in particolare la Seine-Saint-Denis e l’Essonne (l’antico feudo del primo ministro). E lì ha incontrato alcuni amministratori locali, rappresentanti di associazioni e commissari di polizia che operano sul territorio.

E, soprattutto, ha instaurato forti legami con molte famiglie rom che ha seguito nella loro erranza forzata. Il risultato è stato un reportage denso e documentato su quante angherie subiscano queste persone, tra vessazioni e abusi di ogni genere: multe da pagare in contanti per infrazioni cadute in prescrizione o intimidazioni da parte della polizia, passando per la strumentalizzazione di chi vive lungo gli argini dei fiumi, sempre con la stessa tattica: rendere la vita degli abitanti delle bidonville impossibile in modo che se ne vadano da soli. La municipalità di Ris-Orangis arriverà addirittura a posizionare degli enormi blocchi di pietra all’entrata dell’accampamento.

« Poiché agli occhi dei poteri pubblici i rom non sono affatto dei poveri come gli altri – denuncia la giornalista – non sono dei senza casa come gli altri, non sono famiglie come le altre, né stranieri come gli altri, ma molto peggio degli altri. Come i bohémiens del passato, portano con sé un universo fantasma di furti, sporcizia, rumore, violenza che conferisce loro un posto a parte, fuori dal comune, fuori dai comuni » (6).

L’autrice potrà essere forse tacciata di ingenuità ma la testimonianza che ha raccolto dal prefetto Alain Régnier, precedentemente citato, conferma le sue osservazioni: « In tutta la mia carriera – dice il funzionario – non ho mai incontrato un tale razzismo ordinario, così tanti clichés, anche nel nostro ambiente. Il principale problema con il quale abbiamo a che fare è il blocco da parte della società francese ». Sul bilancio dell’azione del governo, Alain Régnier non usa mezzi termini: «Siamo ancora ben lontani da una soluzione. Avanziamo passo passo, facendone molti indietro. Gli eletti lavorano nell’immediatezza, alcuni fanno qualcosa ma la maggiore parte di loro scarica le responsabilità sui comuni vicini. Quanto ai prefetti, si ritrovano in una situazione schizofrenica. Si chiede loro di trovare alloggio a persone che dovranno cacciare» (7).

L’autocritica non è mai un valore aggiunto tra le alte carice dello Stato. Tra il dispiacere del mondo associativo, il 2 luglio 2014 vengono annunciate le dimissioni di Alain Régnier, soprannominato dai media « il prefetto dei rom », che lascerà le sue funzioni qualche mese più tardi.

//Foto di Yann Merlin, Samaritain, 2013Foto di Yann Merlin, Samaritain, 2013

Non c’è alcun dubbio, la politica d’espulsione sistematica dei rom che vivono in insediamenti informali ha un impatto terribile sulle loro condizioni di vita. Ogni evacuazione accentua un po’ di più le loro condizioni precarie. Durante gli sgomberi di cui sono vittima, le famiglie perdono i pochi beni che hanno. Questi trasferimenti significano per loro ricominciare tutto da zero, compilare da capo i dossier amministrativi, che sono dei veri e propri campi di battaglia per chi non conosce né la lingua né i codici sociali francesi.

Ma degli effetti più drammatici sono senza dubbio i bambini a pagare le conseguenze perché la loro scolarizzazione, costantemente interrotta, non può portare pienamente i suoi frutti. Le scene drammatiche vissute durante le espulsioni e l’angoscia di esser cacciati da un momento all’altro causano gravi disturbi dell’attenzione in questi ragazzi. L’accesso alle cure mediche e i trattamenti sanitari sono ugualmente ostacolati. Secondo un rapporto dell’Agenzia Regionale della Sanità (ARS) di Lione, le persone che vivono in strada hanno un’aspettativa di vita di 51 anni, contro gli 81 della media nazionale.

Un destino crudele che riguarda i rom e i non rom del Paese.


Nathalie Galesne

Traduzione dal francese di Federica Araco

9/09/2015

 

 

  1. Da una lettera di François Hollande.
  2. Fassin E., Fouteau C., Guichard S., Windels A., Roms & riverains. Une politique municipale de la race. La Fabrique éditions, 2014;
  3. Olivera, Martin. Roms en bidon(ville). Editions Rue d’Ulm/Presse de l’Ecole normale supérieurs, 2011, p. 14
  4. Condamnés à l’errance. Les expulsions forcés de Roms en France,  rapporto di Amnesty International, septembre 2013.
  5. Op.Cit.
  6. Roms & riverains. Une politique municipale de la race, op.cit, p.;
  7. Roms & riverains. Une politique municipale de la race, op.cit, p. 101,;


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