Genti del viaggio, eterni stranieri dell'interno? | Genti del Viaggio, Stephanie Chauchet, Fédération Nationale des Associations Solidaires d’Action avec les Tsiganes et Gens du voyage, FNASAT, Robert Christophe, Fondation Abbé Pierre, R.O.M. Rights of Minorities
Genti del viaggio, eterni stranieri dell'interno? Stampa
Nathalie Galesne   

"Il più delle volte, la prima cosa che si sente quando arriviamo in una città è 'tornatevene a casa'. Ma se siamo francesi, dove dovremmo andare? Dovremmo forse scomparire?", chiede Renaud, esasperato. Eppure questo quarantenne non è da compiangere più di altri perché vive in condizioni di semi sedentarietà, in uno dei 2mila terreni familiari esistenti nella Loira Atlantica e afferma, forte e chiaro, di non voler cambiare per nulla al mondo il proprio modus vivendi.

Genti del viaggio, eterni stranieri dell'interno? | Genti del Viaggio, Stephanie Chauchet, Fédération Nationale des Associations Solidaires d’Action avec les Tsiganes et Gens du voyage, FNASAT, Robert Christophe, Fondation Abbé Pierre, R.O.M. Rights of MinoritiesFrancesi, le Genti del Viaggio non sono colpite dall’Obbligo di lasciare il territorio francese (OQTF) che invece viene intimato, dopo gli sgomberi che subiscono, ai rom provenienti dall'Europa dell'Est (1). Eppure non sono meno soggette a discriminazioni e pregiudizi, e ancora faticano a far accettare al resto della popolazione uno loro stile di vita diverso dal suo.

Il disegno di legge ‘relativo allo statuto, alla ricezione e all'alloggio della Gente del Viaggio’, adottato in prima lettura da parte dell'Assemblea nazionale il 9 giugno 2015, dovrebbe tuttavia consentire di modificare una legislazione discriminatoria, inadatta alle molteplici realtà racchiuse in questo gruppo di persone.

 


 

Genti del viaggio, eterni stranieri dell'interno? | Genti del Viaggio, Stephanie Chauchet, Fédération Nationale des Associations Solidaires d’Action avec les Tsiganes et Gens du voyage, FNASAT, Robert Christophe, Fondation Abbé Pierre, R.O.M. Rights of MinoritiesIntervista a Stephanie Chauchet, urbanista di formazione, impiegata presso gli uffici che si occupano di alloggi della Fédération Nationale des Associations Solidaires d’Action avec les Tsiganes et Gens du voyage (FNASAT).

 

In cosa consiste il suo lavoro?

Mi occupo della categoria della “Gente del Viaggio", definita dalla legge del 1969. Si tratta di persone che vivono in case mobili, cioè in caravan. Il nostro compito è quello di difendere a livello nazionale il diritto a questa modalità abitativa ricordando ai poteri pubblici l'importanza di tenerlo in considerazione. I territori hanno l'obbligo di occuparsi del tema dell’habitat nei loro documenti di programmazione urbana, di pianificare un'offerta abitativa adatta alle Genti del Viaggio, accogliendo e assistendo i più vulnerabili, quelli che sono più in difficoltà tra coloro che scelgono questo stile di vita.

Infine, il mio lavoro è anche quello di fornire sostegno alle associazioni che lavorano con le Genti del Viaggio – il FNASAT federa cento associazioni. Quindi lavoro in stretto contatto con loro sostenendole dal punto i vista dell’ingegneria, dei metodi diagnostici, della formazione e della sensibilizzazione. Mi occupo anche di urbanismo, ovvero delle politiche abitative e dei documenti che permettono di pianificarne l’offerta.

 

È possibile circoscrivere le problematiche abitative che interessano le Genti del Viaggio?

Penso che sia importante distinguere tra luogo di dimora e luogo di accoglienza dove le Genti del Viaggio si fermano durante i loro spostamenti, di passaggio, in caravan. Ma, attenzione, queste persone non viaggiano continuamente. Hanno bisogno di un luogo privato di cui disporre e del quale sono spesso privati. Le loro condizioni sono molto diverse, svolgono diverse occupazioni e hanno vari modi di vivere in roulotte, così come ci sono diversi modi per vivere in un appartamento o in una residenza fissa.

Molti di loro sono proprietari terrieri, e dunque hanno già soddisfatto le loro esigenze di habitat, ma ovviamente non è per tutti così. Invece, l’itineranza necessita di accoglienza, e alle comunità è richiesto di costruire aree apposite (2). Questo obbligo, previsto dalla legge Besson, nasce dalla libertà di poter andare e venire nel territorio sancito dalla legge francese. Le difficoltà che dell'ultimo secolo le Genti del Viaggio hanno incontrato nel fermarsi presso i comuni durante i loro spostamenti hanno indotto il legislatore a riconoscere questo diritto fondamentale. Tuttavia, anche se è stato riconosciuto questo diritto, le Genti del Viaggio hanno ancora molte difficoltà a beneficiare di una piena cittadinanza.

Nel mese di ottobre 2012, il procedimento di registrazione in un comune di referenza che richiedeva tre anni per ottenere il diritto di voto e i diritti civili è stato abrogato e ora impiega sei mesi, come per il diritto comune. I titoli di circolazione che dovevano essere controllati ogni tre mesi sono stati ugualmente abrogati. Ma il libretto di circolazione è ancora in vigore per tutte le persone che vivono in residenze mobili. (2)

 

Genti del viaggio, eterni stranieri dell'interno? | Genti del Viaggio, Stephanie Chauchet, Fédération Nationale des Associations Solidaires d’Action avec les Tsiganes et Gens du voyage, FNASAT, Robert Christophe, Fondation Abbé Pierre, R.O.M. Rights of MinoritiesIn fin dei conti, la Gente del Viaggio ha gli stessi diritti della popolazione sedentaria?

Chiunque abiti in una casa mobile deve essere registrato presso un comune per poter esercitare i propri diritti civili, ma questo, comunque, non garantisce loro l'accesso ai diritti sociali. Il comune di riferimento non sostituisce il luogo di domicilio, che consente il diritto alle prestazioni sociali. La legge che è attualmente in discussione dovrebbe abolire questa situazione. La Gente del Viaggio che non ha accesso ad alcun aiuto in materia di alloggio deve comunque affrontare come le altre famiglie che vivono in residenze permanenti notevoli costi abitativi: il posizionamento nelle aree di sosta ha un costo medio di 300 euro al mese, oltre ai prestiti sulle auto e sui caravan, che ammontano di solito a circa 600 euro al mese.

 

Che trasformazioni dovrebbe apportare la nuova legge?

È un problema legato alla legge di sedentarizzazione, si dovrebbero eventualmente sostituire le aree di accoglienza con dei terreni famigliari. Ma questo non è necessariamente adatto agli stili di vita della Gente del Viaggio che può avere due esigenze: avere un luogo di vita famigliare privata e poter usufruire di aree di accoglienza durante gli spostamenti. Non si dovrebbe confondere il bisogno di avere un luogo di riferimento con il desiderio di sedentarizzazione.

Abbiamo creato una categoria di persone, quella della Gente del Viaggio a cui si applica una sola e unica risposta in materia di alloggio, malgrado la diversità dei loro modi di vivere. Ora, bisogna differenziare le persone: ci sono quelli che sono sempre di passaggio, quelli che vivono anche un anno nello stesso territorio, quelli che hanno legami regolari e quelli che non hanno più i mezzi per spostarsi… La cosa che crea problema è questa risposta unica che non tiene conto della complessità della situazione. Quello che sottolineiamo è che, in generale, la Gente del Viaggio non può né circolare né fermarsi; e questo li condanna all’erranza e fa di loro, come sottolinea nella sua opera Christophe Robert, degli “Eterni stranieri dell’interno”(3).

 

Di cosa soffrono maggiormente queste persone?

Delle espulsioni! Viviamo in una società in cui la politica è sempre più decentrata, e dipende dal territorio. Sfrattare costantemente la Gente del Viaggio è un buon modo per deterritorializzarli. Questo permette ai politici eletti di non avere l'obbligo di riconoscerli come abitanti del proprio territorio, e quindi di non esserne responsabili. L'espulsione è diventata uno strumento che permette di non affrontare il problema di queste persone. Per esempio, l’erranza di queste famiglie di viaggiatori è un fenomeno importante nella regione Ile-de-France, dove hanno vissuto per generazioni, dai primi del Novecento.

Ma molti di loro non hanno avuto accesso a un posto dove poter tornare ogni volta perché sono stati vittime di espropriazioni, oppure perché sono stati cacciati dalla terra dove erano affittuari, o semplicemente espulsi dagli insediamenti informali dove vivevano.

Personalmente, ho seguito per due anni alcune famiglie che erano in quella situazione e ho potuto costatare il deterioramento della loro salute, la perdita dei legami sociali, il sentimento di rifiuto e depressione che hanno sofferto. Oggi, solo le associazioni permettono di stemperare la rabbia e la disperazione dei più precari.

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A tal proposito, che ruolo giocano le associazioni per arginare questo fenomeno, e qual è il grado di apertura delle autorità pubbliche, tenendo conto che la povertà e l'insicurezza non riguardano solamente le Genti del Viaggio?

E la povertà non riguarda tutte le persone che appartengono a questa categoria, affatto. Nella regione dell’Ile-de-France, ci sono aree dove molti terreni appartengono alla Gente del Viaggio, che si è totalmente mescolata al contesto circostante. Queste persone che vivono in case mobili sono proprietarie da diversi anni, a volte addirittura dagli inizi del XX secolo, dei terreni dove sono parcheggiati i loro caravan, e hanno mezzi di proprietà. Questo dimostra che una certa mescolanza è possibile.

 

Non si tratta, dunque, di una categoria omogenea?

Assolutamente no. Nella categoria della Gente del Viaggio esiste una classe media, una classe agiata e, naturalmente, una classe precaria che si impoverisce sempre più, come tutti gli altri gruppi svantaggiati dal resto della popolazione. Sappiamo bene che la precarietà delle persone è rafforzata quando non hanno un posto dove vivere. Questo è stato sottolineato anche dalla Fondazione Abbé Pierre, che ha mostrato che senza fissa dimora è impossibile trovare lavoro, avere una scolarizzazione completa e dignitosa e curarsi. Il diritto alla casa è parte dei diritti fondamentali.

L’impoverimento di queste persone è sempre maggiore in un contesto in cui non hanno accesso a un luogo in cui vivere. Molti di loro vivono di espulsioni, stress, in condizioni di vita indegne, la scolarizzazione dei bambini è un tasto dolente specie se i genitori a loro volta non sono stati adeguatamente istruiti. In questo contesto, le associazioni hanno una posizione molto complicata perché devono colmare le lacune delle politiche pubbliche ma sono esse stesse vulnerabili finanziariamente. I loro mezzi diminuiscono a tal punto che sono costrette, sempre più spesso, a farsi carico di missioni di delegazione del servizio pubblico che dovrebbero essere normalmente svolte dagli assistenti sociali.

 

Ma i territori non sono obbligati a tener conto dello stile di vita specifico della Gente del Viaggio, per esempio realizzando aree di accoglienza nei comuni con più di 5mila abitanti?

Sì, ma non confondiamo le aree di accoglienza che affrontano le necessità dei senzatetto con la necessità di un luogo per la vita privata e familiare, che non è in contraddizione con lo stile di vita itinerante. Questo secondo bisogno non è generalmente preso in considerazione. Osserviamo, per esempio, la regione Ile-de-France, dove non esiste alcuna politica abitativa per la Gente del Viaggio. Nel SDRIF (Piano Regionale per l'Edilizia in Ile-de-France), l'alloggio per queste persone non è nemmeno menzionato, si parla solo di aree di accoglienza.

 

Cosa pensa della confusione che si fa tra i rom e Gente del Viaggio?

La categoria della Gente del Viaggio, unica in Europa, viene definita in base allo stile di vita delle persone, non su base etnica. Dobbiamo quindi difendere questo concetto. Non si può negare che stiamo assistendo a una forma di razzismo perché, socialmente, vivere in caravan è più facilmente ammesso per alcuni gruppi rispetto ad altri. Gli zigani continuano ad essere vittime di pregiudizi e discriminazione, è vero, e questo è un motivo in più per non rinunciare alla categoria giuridica delle Genti del Viaggio che riconosce loro gli stessi diritti di tutte le persone che hanno optato per questo stile di vita, mobile e non.

//Afp  (F. Florin)Afp (F. Florin)

 


 

(1) I rom dell’Europa orientale sono arrivati in Francia in diverse ondate a partire dagli anni Novanta, dopo il disfacimento dei regimi socialisti.

(2) Per comprendere meglio lo statuto giuridico delle Genti del Viaggio e la posta in gioco della proposta di legge presentata nel giugno 2015:

http://www.fnasat.asso.fr/index/docs/Statut_GV.pdf

http://www.assemblee-nationale.fr/14/ta/ta0526.asp

(3) Robert Christophe, Eternels étrangers de l'intérieur ? : Les groupes tsiganes en France, Desclée de brouwer, 2007.

Christophe Robert è attualmente il delegato generale della Fondation Abbé Pierre.

 


 

Nathalie Galesne

Traduzione dal francese di Federica Araco

10/10/2015

Realizzato con il contributo di:

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