Intervista a Evelyne Pommerat  | Evelyne Pommerat, Mateo Maximoff, Etudes Tsiganes, Arte, Jacques Malaterre, R.O.M. Rights of Minorities.
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Nathalie Galesne   

Intervista a Evelyne Pommerat  | Evelyne Pommerat, Mateo Maximoff, Etudes Tsiganes, Arte, Jacques Malaterre, R.O.M. Rights of Minorities.Situato alla fine di un corso grazioso del XIX arrondissement di Parigi, a due passi dal canale de l’Ourcq, la Médiathèque Mateo Maximoff è un posto gradevole. Evelyne Pommerat vi accoglie con una disponibilità e un’attenzione preziose. Da una ventina d’anni, questa documentalista esperta guida le persone – studenti, ricercatori, associazioni – attraverso cinquemila opere e un archivio audiovisivo dedicati agli zigani e alle Genti del Viaggio. Creato nel 1949, questo spazio depositario di memoria è anche una finestra aperta sul presente con una programmazione culturale vivace ideata dalla «padrona di casa ». Intervista.

 

Possiamo parlare di cultura zigana, e se sì, come definirla? 

Secondo me, davanti a una questione come questa, ci sono almeno due scogli da evitare. Da un lato, entrare in una definizione globalizzante e riduttrice di una cultura zigana immobile, allora si dovrebbe piuttosto parlare di culture zigane al plurarle, di culture rom, manouche, gitane facendo posto a tutte le sfumature e i sottotitoli necessari. Dall’altro lato, il dibattito nel quale non intendo entrare è quello che consiste nel tracciarne l’autenticità, cercare, cioè, quali tratti culturali sarebbero puramente « zigani » e quali altri si sarebbero invece macchiati di un debito o di una qualche fusione con le culture locali. Per quanto mi riguarda, preferisco interessarmi alle culture viventi di oggi e dare la parola agli attori che le fanno vivere ed evolvere.

 

Come organizza la programmazione culturale della Mediateca Mateo Maximoff ?

Cerco di uscire dai sentieri battuti a beneficio di progetti o di iniziative originali o che hanno meno visibilità. Per esempio, lascio un po’ da parte la musica, che ha già un grande pubblico. Cerco, inoltre, proposte che abbiano un senso, e amo lavorare con persone che si impegnano e che si scontrano con le idee ricevute, che siano artisti, cineasti, scrittori… La programmazione è veramente aperta a tutti i linguaggi, a ogni forma di espressione. Cerco, infine, di creare un clima di dialogo e di calore umano tra le persone che partecipano a questi incontri.

 

Ci sono tratti comuni trasversali ai diversi gruppi manouches, rom, sinti, gitani… ?

Possiamo scoprire tratti comuni almeno per la lingua. Dalla Spagna alla Romania, passando per l’Alsazia o anche nel continente americano, ci sono parole condivise, modi di dire legati alla lingua romanì. E sarebbe davvero una lacuna ignorare l’importanza delle reti sociali che legano tra loro i giovani rom, in ogni angolo del mondo e in ogni ambito. La pratica del romanì, al di là della sua conservazione, può sfociare nella consolidazione di una lingua comune. Si assiste a un’internazionalizzazione del romanì molto feconda che risponde agli usi sociali contemporanei.

 

Questi giovani sono portavoce di un progetto culturale?

Certamente, di un progetto culturale e politico, direttamente legato alla loro storia. Nel 2014, un migliaio di giovani rom venuti da tutto il mondo si è radunato a Cracovia per commemorare il genocidio zigano di Auschwitz.

Fu un evento notevole, in cui questi giovani hanno manifestato ad alta voce la loro volontà di uscire dalla dimensione vittimistica nella quale i rom sono troppo spesso bloccati. Si sono fatti forza reciprocamente lanciando lo stesso messaggio: essere rom attori del proprio destino e della loro memoria. A Parigi, l’associazione la Voix des Roms commemora da qualche anno il 16 maggio 1944, data della ribellione scoppiata tra gli zigani del campo di Auschwitz. Rappresenta un modo per sottolineare l’importanza delle resistenze di ieri e di oggi. Anche la «Giornata internazionale della resistenza romanì» è festeggiata in numerose città europee.

 

Perché questa mediateca ha il nome di Mateo Maximoff ? La scelta sarebbe potuta cadere su un’altra personalità?

Mateo Maximoff era uno scrittore e un artista. Fa parte dei fondatori dell’associazione e della rivista Etudes Tsiganes. Aveva un’immensa curiosità e un’incredibile apertura verso gli altri, con un interesse particolare nei confronti dei giovani. Ed è proprio questa curiosità che io desidero coltivare qui e che mi porta a interessarmi a tutte le discipline e alle molteplici sfaccettature. C’è un enorme potenziale.

In occasione del centenario della sua nascita (Maximoff è nato a Barcellona il 17 gennaio 1917), la sua opera sarà rieditata, tanto che il canale Arte gli dedicherà un episodio della serie «I dimenticati della storia» realizzato da Jacques Malaterre. E sicuramente organizzeremo nella mediateca che porta il suo nome una programmazione culturale degna della sua memoria e spero che questo anniversario avrà una risonanza sia nazionale che internazionale.

Intervista a Evelyne Pommerat  | Evelyne Pommerat, Mateo Maximoff, Etudes Tsiganes, Arte, Jacques Malaterre, R.O.M. Rights of Minorities.


 

Nathalie Galesne

Traduzione dal francese di Federica Araco

20/10/2015

 

Realizzato con il contributo di:

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