Gli incontri di Averroé: dialogo e Mediterraneo | Thierry Fabre
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Thierry Fabre   
Gli incontri di Averroé: dialogo e Mediterraneo | Thierry FabrePiù la situazione politica peggiora più il discorso sul dialogo culturale fiorisce… Curioso paradosso vedere, dall'11 Settembre 2001, un accumularsi di tensioni, di crisi e a volte perfino di guerre, mentre allo stesso tempo prolifera un discorso benevolo, se non benpensante. Come se all'uno toccasse compensare l'altro o piuttosto rispondergli, in una falsa simmetria che suona sempre più vuota.

A che pro questi incantesimi sul dialogo delle culture e delle civiltà? Non serve forse a creare illusioni, a mettere in piedi un teatro della buona coscienza che ha il vantaggio di fare ombra, di dare l'impressione che qualcosa sia davvero fatto, quando non c'è niente che metta veramente in discussione lo status-quo dell'ordine stabilito? Così il dialogo culturale è divenuto una nuova pozione magica, una formula tutto fare, un assemblaggio di parole usate e vuote che servono all'apparenza. Questo dialogo gonfia una forma di meta-linguaggio che permette di mascherare il reale, di distogliere il proprio sguardo davanti all'asprezza e alla brutalità dei rapporti di forza che si esercitano in tutta impunità sul terreno politico.

Per numerosi responsabili politici e istituzionali si tratta in effetti di occupare il terreno e fare come se il dialogo culturale fosse il miracoloso rimedio a tutti i mali che travagliano la società e nutrono le grandi passioni collettive.

La prima esigenza dovrebbe essere quella di mettere fine a questa logomachia benpensante che conforta l'immobilismo e giustifica l'inerzia. Si tratta di reintrodurre riflessioni, dibattiti e controversie riguardo alle relazioni tra le culture. Questo è stato precisamente l'obbiettivo del grande incontro pubblico della rete Ramses² in apertura degli incontri di Averroé a Marsiglia il 16 e il 17 Ottobre.
In effetti, si assiste in questi ultimi anni ad un crescendo della tensione nelle relazioni tra Europa e Mediterraneo, e singolarmente tra Europa e Islam, in particolar modo attraverso: il moltiplicarsi degli attacchi terroristici, la crisi delle vignette, le dichiarazioni controverse del papa a Ratisbona, alle quali si aggiunge il proliferare di dichiarazioni e azioni anti-islamiche in Europa, da cui gli immigrati sono i primi ad essere toccati, mentre sull'altra riva i discorsi di violenza e di odio attraversano sempre di più le società arabe musulmane di cui “l'Occidente”, preso come un blocco indistinto, è la vittima privilegiata.

Da parte dell'Islam politico e jihadista la dichiarazione di guerra all'Occidente è stata formulata in maniera esplicita ormai da tempo. Essa si nutre di riferimenti all'invasione occidentale, all'occupazione dei territori e ai valori degli occidentali, largamente considerati decadenti. A questi discorsi jihadisti contro i nuovi crociati, rispondono dei discorsi militari, cari ai neo-conservatori americani ed europei contro il “fascislamismo”, che leggittimano un indispensabile ricorso alla forza di fronte ad una civiltà che non comprende altro linguaggio, secondo l'orientalista americano Bernard Lewis, consigliere del presidente Georges W. Bush.

Si tratterebbe di ritrovare le virtù di Marte e il gusto della guerra per affrontare i pericoli che si annunciano di fronte al crescere dell'Islam e alla “invasione” degli immigrati. Discorsi del genere da una parte e dall'altra nutrono una serie di passioni distruttrici e preparano inquietanti passaggi all'azione.

Il confronto Islam/Occidente è diventato la sola lettura del mondo possibile? Tra questi due blocchi, che tutto sembra separare, non esiste un mondo intermedio che potrebbe essere chiamato Mediterraneo? Zona di contatti, di vicinati e di conflitti, il Mediterraneo potrebbe riaprire il campo delle possibilità e offrire una nuova configurazione delle relazioni tra queste tre masse continentali che sono l'Africa, l'Europa e l'Asia? Vasto campo di interazioni sui piani intellettuale e umano, economico e politico, simbolico e religioso, il Mediterraneo potrebbe affermarsi come un territorio di mediazione e come il luogo di un possibile superamento dello scontro che si avvicina?

Tale è l'orizzonte di questa quindicesima edizione degli Incontri di Averroé. O “come uscire dal faccia a faccia Islam/Occidente”? Tre tavole rotonde, il 7 e l'8 Novembre all'auditorium del Parc Chanot, per provare a vederci più chiaro. ( www.rencontresaverroes.net/ ).

È ormai tempo di far vacillare i discorsi rassicuranti e di aprire nuovi spazi di dialogo, di dibattito e di controversie per inventare il Mediterraneo del XXImo secolo, lontano dai consensi deboli e dalle complicità di facciata del dialogo tra le culture e le civiltà.
Thierry Fabre *
(23/10/2008)


*Come saggista, è caporedattore della rivista La pensée de midi e ideatore dei Rencontres d’Averroès à Marseille. Ricercatore, è coordinatore scentifico della rete di eccellenza Ramses2 . Editore, dirige la collezione Bleu alle edizioni Actes Sud .

Testo apparso nel sito www.rue89.com


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