Condizione femminile: l’eccezione francese! | Sarah Ben Ammar
Condizione femminile: l’eccezione francese! Stampa
Sarah Ben Ammar   
Condizione femminile: l’eccezione francese! | Sarah Ben AmmarIn diversi ambiti la Francia conserva la propria differenza. E non fa eccezione sulla condizione femminile. Mentre vanta un tasso di fecondità record in Europa, figura come un alunno cattivo in materia di parità politica e uguaglianza salariale. Stato dei lavori di una battaglia cominciata all'indomani della seconda guerra mondiale.

Bisognerà aspettare il 1944 perché le donne francesi ottengano il diritto di voto, cioè 13 anni dopo le spagnole e 38 dopo le finlandesi. Questa lunga marcia verso l'emancipazione le ha portate a diventare però dei veri motori economici e sociali. Ormai sono più degli uomini a frequentare l'Università (28% contro il 25% secondo Eurostat) e a riuscire a laurearsi. Risultato: la percentuale di francesi attive nel lavoro supera il 64%, ossia 2 punti in più della media dell'Unione Europea. Ancora più importante, le francesi lavorano in maggioranza a tempo pieno e continuato, contrariamente alle loro vicine europee. Tuttavia, la battaglia più rilevante delle donne in ambito lavorativo – poter conciliare vita professionale e famiglia – somiglia di più a una battaglia per la salute delle donne che vivono in Francia e il cui tasso di fecondità ha segnato un record europeo (2,018). Così, per permettere alle donne di conciliare vita professionale e familiare, la Francia dedica una buona parte dei fondi pubblici alle strutture d'accoglienza per i bambini (1,5% della spesa pubblica contro lo 0,8 del Regno Unito) e al finanziamento dei congedi familiari.

Al primo posto delle disuguaglianze
Tuttavia alcune ombre oscurano questo paesaggio idilliaco. La Francia è ancora fanalino di coda in materia di uguaglianza salariale. Il salario orario medio delle donne è inferiore del 12% a quello dei loro colleghi maschi. In più, sono la maggioranza nei lavori precari, specialmente nella grande distribuzione o nei servizi alla persona dove rappresentano il 90% dei salariati. Impieghi spesso mal pagati che esigono grande flessibilità e che sono i più a rischio in periodo di crisi economica. Altra fonte di disuguaglianza: l'ambiente politico rimane una riserva maschile! Tuttavia la legge del 6 Giugno 2000 aveva tentato di realizzare la parità uomo/donna in politica. Ma chiaramente le leggi da sole non possono tutto! E in ogni caso, le cifre parlano da sole: solo il 22% di donne siedono al Senato e il 18,5% all'Assemblea Nazionale. La Francia è ancora lontana dalla parità! Ed è anche lontana dal 42% di donne del parlamento finlandese e dal 22,75% di rappresentanza femminile che vanta il parlamento tunisino!


Sarah Ben Ammar
Traduzione dal francese A.Rivera Magos
(27/03/2009)


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