L’immigrazione in Francia. Ricerche statistiche: si, ma non troppe… | Ghania Khelifi
L’immigrazione in Francia. Ricerche statistiche: si, ma non troppe… Stampa
Ghania Khelifi   
Il dibattito sull’identità nazionale non è ancora svanito e il Ministro per l’Immigrazione e l’Identità Nazionale francese ha già introdotto clausole nuove e più rigide nei confronti degli stranieri.
L’immigrazione in Francia. Ricerche statistiche: si, ma non troppe… | Ghania KhelifiQuesto progetto di legge rafforza la tendenza verso un’immigrazione ad hoc, che consiste nel selezionare gli stranieri qualificati che potranno ottenere la nazionalità francese più velocemente (in due anni invece che cinque), ovviamente se dimostreranno di essersi ben integrati. Per tutti gli altri poveri disgraziati della terra sarà sempre più difficile stare o lavorare in Francia senza il prezioso permesso di soggiorno. Espulsioni, multe salate per lavoratori e datori di lavoro, nuove forme di detenzione, divieti di permanenza più lunghi: l’arsenale è molto ricco.

Considerata a lungo una terra d’asilo e ospitalità, la Francia ora chiude i battenti e si ripiega anche sulle sue leggi e discriminazioni. Se vieni dall’estero non è sufficiente avere una situazione regolare o avere la nazionalità francese per avere tutte le opportunità. Le due ricerche realizzate all’inizio di aprile 2010 dall’INSEE (Istituto di Statistica francese), in collaborazione con l’INED (Istituto Nazionale di Studi Demografici) confermano ciò che tutti sanno. Entrambe le istituzioni sono state attaccate da alcune associazioni e organizzazioni che lottano contro il razzismo e le discriminazioni. Sono state accusate di fare statistiche su base etnica, un concetto che è ancora tabù in Francia. I ricercatori hanno reso pubbliche le loro motivazioni per rispondere a una petizione aperta da SOS-Razzismo contro il progetto. I firmatari hanno spiegato che il loro studio pone “le basi per una riflessione obiettiva e completa con lo scopo di quantificare determinati fenomeni”.

In Francia si dibatte da anni sulle statistiche etniche. Il Consiglio Costituzionale nel 2007 ha censurato il progetto di legge su questo tipo di statistiche proposto dal Ministro per l’Immigrazione. Lo scorso febbraio, il Comitato per la Misura di Diversità e Discriminazioni (COMEDD) ha consegnato un rapporto al Commissario per le Pari Opportunità suggerendo in sostanza che i criteri etnico-razziali siano rimossi dalle indagini statistiche pubbliche. Ma potranno essere applicati in caso di ricerche mirate. Gli esperti consigliano di limitarsi all’uso dei dati emanati dallo stato civile – paese d’origine, nazionalità – per le normali statistiche pubbliche, e propongono di raccogliere gli stessi dati per due generazioni così da “poter seguire il percorso dei figli degli immigrati”. Inoltre gli esperti sono stati molto attenti nell’avvisare che faranno sentire forte la loro voce se questi lavori dovessero essere utilizzati per scopi politici.

L’immigrazione in Francia. Ricerche statistiche: si, ma non troppe… | Ghania KhelifiDopo essere stato approvato dal CNIS (Consiglio Nazionale per l’Informazione Statistica) e dal CNIL (Commissione Nazionale per la Tecnologia e la Libertà dell’Informazione), alla fine lo studio intitolato “Percorsi e Origini” è stato autorizzato. Concluso tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, conferma che l’etnia continua ad essere il primo motivo di discriminazione.
Il 40% delle persone che si sentono discriminate sono immigrati o figli di immigrati. La fascia compresa tra i 25e i 34 anni si sente più colpita nella ricerca del primo lavoro o del primo appartamento. In questa categoria chi è in possesso del diploma di istruzione superiore ha il 39% di rischio in più di essere discriminato, o almeno di sentirsi escluso. D’altro canto, però, le donne immigrate sono più tollerate e, in contesti come l’ingresso ai nightclub o nei rapporti con la polizia, subiscono minori discriminazioni.
Nei controlli in strada, la polizia ferma soprattutto uomini giovani. Secondo l’INSEE, gli immigrati in Francia non solo sono i soggetti più discriminati ma anche i più poveri, con uno standard di vita più basso di un terzo rispetto ai non immigrati. L’istituto rivela che le differenze sono significative in base alla provenienza geografica: lo standard è inferiore del 14% per le famiglie in cui la persona di riferimento viene dall’Unione Europea e del 43% quando questa persona viene dal Maghreb.

L’immigrazione in Francia. Ricerche statistiche: si, ma non troppe… | Ghania KhelifiI nordafricani continuano ad essere la maggioranza degli immigrati. Dei 3.1 milioni di figli di immigrati tra i 18 e i 50 anni, il 20% ha almeno uno dei genitori che viene dall’Algeria, il 15% da Marocco o Tunisia e il 4% dall’Africa subsahariana. Nel 2008 in Francia vivevano 5 milioni di immigrati, cioè l’8% della popolazione, e i loro figli erano 6.5 milioni, quindi l’11% della popolazione. Ciò significa che la multietnicità della popolazione francese non è immaginaria, anche se qualcuno continua a negarle lo spazio che reclama. Il Club 21° Secolo – un’associazione elitaria i cui obiettivi sono di “migliorare la situazione rifiutando ogni elemento di divisione e modificare le rappresentanze” e di convincere che “la diversità è una risorsa per la Francia” – nel 2009 ha chiesto al Ministro dell’Interno di avviare una grande ricerca sul destino sociale dei figli degli immigrati. Questa richiesta merita di essere sottolineata perché va contro tutte le proteste alle statistiche etniche. Il Club21, fondato da figli di immigrati e cittadini francesi provenienti dai territori d’oltremare (Dom-Tom) e appartenenti alle più alte categorie sociali e professionali, rivendica la visibilità di integrazioni e percorsi di successo per dare un taglio ai clichè di violenza e comunitarismo identitario legati ai francesi di origine straniera.


Ghania Khelifi
Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Capasso
Ottobre 2010




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