Vita quotidiana a Gerusalemme Est: sgomberi, demolizioni e discriminazioni | Daoud Mahmood, Health Work Comittee, speculazione, coloni, IREMMO, Sheik  Jerrah, Cisgiordania, Ziad Abuzayyd, Hillel Schenker
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Marco Cesario   

«La creazione di una ‘Grande Gerusalemme’ minaccia l’idea stessa di creare uno stato palestinese con capitale Gerusalemme Est». Daoud Mahmood, responsabile della ONG Health Work Comittee in Cisgiordania (che coordina programmi di aiuto sanitario, legale e sostegno ai giovani di Gerusalemme Est) lo dice senza mezzi termini esprimendo le sue profonde preoccupazioni di fronte al moltiplicarsi di progetti urbanistici, speculazioni immobiliari e abusi sul territorio che mirano a cancellare progressivamente ogni presenza palestinese nella parte araba della Città Santa. Nel corso di una conferenza stampa che s’è tenuta recentemente presso l’Institut des Recherches sur la Méditerranée et le Moyen Orient (IREMMO) di Parigi, Daoud Mahmood, che è anche membro del comitato popolare del quartiere Silwan a Gerusalemme Est, ha parlato delle demolizioni, degli sgomberi, degli acquisti sospetti di case ed appezzamenti di terreno che costituiscono la quotidianità di Gerusalemme Est.

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La colonizzazione israeliana della parte araba della città - annessa allo Stato ebraico dopo la Guerra dei Sei Giorni (nel Giugno del 1967) - continua inesorabile come se si volesse cancellare ogni traccia del popolo palestinese che qui vive, anzi cerca di sopravvivere tra enormi difficoltà di ordine economico, sanitario, sociale. Un recente esempio dà la misura delle mire espansionistiche ed immobiliari delle autorità israeliane in questa parte della città.

Vita quotidiana a Gerusalemme Est: sgomberi, demolizioni e discriminazioni | Daoud Mahmood, Health Work Comittee, speculazione, coloni, IREMMO, Sheik  Jerrah, Cisgiordania, Ziad Abuzayyd, Hillel SchenkerA Sheik Jerrah, un quartiere centrale della parte araba, è stato recentemente approvato un progetto per la costruzione di un immobile di dodici piani di un’estensione di circa 9 mila mq. In quartieri in cui c’è penuria di alloggi, questa sembrerebbe una buona notizia. Finalmente si potrebbe trovare posto per decine di nuclei familiari che penano a trovare una casa. Purtroppo però l’enorme edificio non ospiterà famiglie palestinesi senza dimora ma una yeshiva, una scuola talmudica destinata a studenti anglofoni che poi andranno a vivere ed insegnare nelle colonie di Cisgiordania. Un danno oltre la beffa per tante famiglie bisognose.

 

Colonie, quartieri cancellati o gentrificati, speculazione edilizia

La questione delle colonie israeliane – la cui edificazione è stata ripetutamente condannata da tutta la comunità internazionale ed anche dagli stessi Stati Uniti - è del resto l’ostacolo maggiore lungo il tortuoso e penoso cammino del processo di pace israelo-palestinese. Il dato allarmante è che dal luglio dell’anno scorso, le autorità israeliane hanno già previsto di costruire più di 11.700 nuove unità di colonizzazione all’interno delle 137 colonie già disseminate in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Un altro problema, ricorda Daoud Mahmood, è la forte discriminazione sociale che esiste nei quartieri arabi della Città santa. La popolazione araba infatti non riesce ad edificare nulla, i permessi e le licenze vengono costantemente rifiutati mentre vengono facilmente concessi ad ebrei israeliani o coloni. Si calcola che soltanto un terzo delle richieste di costruzione depositate dai palestinesi vengono regolarmente accettate. Il 54% del territorio della città non è inserito infatti nel piano urbanistico ed è cioè piazzato in “zona verde”, il che vuol dire divieto assoluto di costruire. Il 34% della popolazione a Gerusalemme è palestinese ma questo 34% possiede solo il 7% delle proprietà immobiliari della città. Le autorità israeliane danno nomi ebraici a quartieri arabi per creare confusione o frammentano volutamente determinati quartieri per isolarli dagli altri e per impedire qualsiasi contiguità territoriale. Nella Città Vecchia di Gerusalemme poi, attraverso una politica economica ed una pressione finanziaria esercitata sui quartieri non ebraici, le autorità israeliane fanno sì che i prezzi aumentino, che i Palestinesi si ritrovino nell’impossibilità di affittare una casa e che siano costretti a lasciare i luoghi per altri più abbordabili. In questo giocano un ruolo chiave le imprese israeliane che spingono per un turismo internazionale su vasta scala, la costruzione di hotel e di enclave turistiche, per cui in quei quartieri gentrificati gli arabi non avranno più i mezzi per vivere. Anche la politica dei parchi nazionali serve alla causa dell’estromissione e della confisca delle terre. Si moltiplicano poi le gare di appalto all’interno dei cosiddetti « nuovi quartieri » di Gerusalemme Est come Gilo o Pisgat Zeev per ordine del potente ministro dell’edilizia Uri Ariel, figura di punta della colonizzazione e numero due del partito d’estrema destra 'Focolare ebraico'.

//«I nuovi quartieri» di Gerusalemme Est«I nuovi quartieri» di Gerusalemme Est 

Una Gerusalemme senza arabi?

Vita quotidiana a Gerusalemme Est: sgomberi, demolizioni e discriminazioni | Daoud Mahmood, Health Work Comittee, speculazione, coloni, IREMMO, Sheik  Jerrah, Cisgiordania, Ziad Abuzayyd, Hillel SchenkerRecentemente Ziad Abuzayyd e Hillel Schenker, redattori della pubblicazione «Palestine-Israël Journal», hanno lanciato l’allarme. Di fronte al Comitato per l’Esercizio dei diritti inalienabili del Popolo Palestinese riunitosi a New York l’8 aprile scorso, Abuzayyad, che è un ex membro del Consiglio legislativo palestinese ed ex ministro per gli affari di Gerusalemme per conto dell’Autorità Palestinese, ha spiegato che l’idea delle autorità israeliane è semplice quanto terrificante: ridurre progressivamente il numero di arabi ed aumentare invece il numero degli ebrei residenti in questa parte della città. Una politica menata a buon fine attraverso una varietà di strumenti dissuasori: dall’annullamento dei permessi di residenza della popolazione araba alla vera e propria epurazione etnica con lo sgombero di almeno 14 mila palestinesi dalla città. In quest’ottica è estremamente preoccupante la speculazione immobiliare di cui è fatta preda Gerusalemme Est. Le modifiche continue dei piani urbanistici escludono volontariamente i quartieri arabi dallo sviluppo urbano. L’idea è quella di creare un anello di quartieri ebraici che faccia il giro della città e che impedisca una connessione diretta tra i quartieri arabi di Gerusalemme Est e la Cisgiordania. Attraverso la segregazione spaziale (il muro) o addirittura il cambio di statuto di luoghi di pellegrinaggio come la Moschea di Omar, si tenta di espellere definitivamente il popolo palestinese dalla Città Santa. Ogni giorno, nonostante la denuncia di Daoud Mahmood o quella di altri come lui, ci si avvicina un po’ di più a questa spaventosa e brutale eventualità.

 


 

Marco Cesario ( @marco_cesario )

21/04/2314