La Spianata delle Moschee sogna i suoi manoscritti | Marie Medina, Spianata delle Moschee
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Marie Medina   
Un laboratorio di restauro di manoscritti apre le sue porte davanti la Spianata delle Moschee, a Gerusalemme, con un po’ di ritardo sul calendario iniziale: le autorità israeliane hanno bloccato per tre anni nel porto d’Ashdod il materiale arrivato dall’Europa perché composto da prodotti chimici.
I due restauratori palestinesi che lavorano da quest’estate sull’ al-Haram al-Sharif non sono convinti dall’argomento sicurezza israeliano. “Vogliono che perdiamo la nostra eredità”, accusa Issam Nageb, 31 anni. “Se conosciamo i nostri documenti, conosciamo la nostra città”, replica Khader Shihabi, 32 anni.

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Gli impiegati del Waqf (autorità che gestisce le Spianata delle Moschee) si sono entrambi formati a Palazzo Spinelli di Firenze. Dal 1999 al 2002, grazie ad una borsa di studio dell’UNESCO, hanno studiato all’istituto per l’Arte e il Restauro.
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Il laboratorio
Tornati a Gerusalemme, hanno dovuto attendere che i locali fossero stati ultimati. Un palazzo del XVI secolo è stato restaurato per loro. E’ una vecchia scuola, al-Madrasa al-Ashrafiah, sopranominata “il terzo gioiello della Spianata delle Moschee”- terzo dietro il Duomo della Roccia e la moschea Al-Aqsa. I lavori sono stati ultimati nel 2004.
Qualche mese più tardi, il loro materiale di lavoro ha attraversato il mediterraneo. Tuttavia, la dogana israeliana l’ha bloccato nel porto d’Ashdod perché nei contenitori c’era del carbonato di calcio e dell’azoto. Questi prodotti servono alla pulizia e alla conservazione dei documenti, ma l’azoto può essere utilizzato per la fabbricazione di esplosivi. facevano parte del carico anche alcuni motori che permettono, per esempio, d’aspirare l’aria per mettere i fogli sotto vuoto.
La Spianata delle Moschee sogna i suoi manoscritti | Marie Medina, Spianata delle MoscheeIl materiale, che Israele giudicava potenzialmente pericoloso, è stato trattenuto per tre anni e ha continuato il suo percorso solo dopo un intervento della Giordania (dopo la guerra dei Sei Giorni, il regno Ascemito ha conservato la tutela della Spianata delle Moschee). E’ arrivato finalmente a Gerusalemme nel giugno scorso.
Issam Nageb e Khader Shihabi hanno dunque cominciato ad occuparsi dei 4.000 manoscritti. Si tratta di documenti conservati nel museo vicino ma anche e soprattutto da quelli che provengono dalla moschea Al-Aqsa. Ci sono libri di storia, di grammatica araba, di trattati d’astrologia e di filosofia, e certamente delle opere religiose e numerosi tassawaf (libri di preghiera). Certi documenti hanno più di 900-1000 anni.
Certamente, la loro “missione primaria”, per riprendere la parola d’Issam, sarà di restaurare e proteggere i registri del tribunale islamico che risalgono fino al XVI secolo. Questi archivi danno un’idea dei modi di vita di Gerusalemme, particolarmente delle condizioni di lavoro. Contengono anche atti di matrimonio e di divorzio, ma sopratutto titoli di proprietà. Ci sono più di 500 registri che vanno dal periodo ottomano fino ai giorni nostri.
“Questi registri, ce li teniamo in cassaforte”, ci confida Issam Nageb. “Questo testimonia che le case, le moschee, le dimore appartengono alla popolazione palestinese.” Precisa che è proprio prendendo coscienza dell’importanza di preservare questi registri che il Waqf abbia avuto l’idea di creare il laboratorio.
Nei loro locali rimessi a nuovo, da dove possono vedere le ceramiche blu e la cupola dorata del Duomo della Roccia, Khader e Issam mi spiegano ogni stadio del processo di restauro.
Prima, si fotografa il libro pagina per pagina. Poi si puliscono con un pennello o dei bisturi. In seguito, li posiamo in una busta, da dove gli aspiriamo l’aria prima di iniettare dell’azoto, e questo per tre riprese. Lasciamo l’opera sotto vuoto tre settimane per uccidere tutti gli insetti che la divorano. Poi smontiamo i fascicoli che laviamo dentro un bagno d’acqua fredda ed alcool che fissa l’inchiostro. Facciamo seccare. Infine, copriamo i buchi di ogni pagina con della carta Giappone (senza acidi) e della colla naturale. Ed infine la rilegatura e la fodera.
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Issam Nageb e Khader Shihabi
Il laboratorio è stato creato per i manoscritti di Gerusalemme. Ma Issan e khader sperano accogliere quelli di tutta la Palestina e anche quelli delle biblioteche private.
Infatti, mentre aspettava l’apertura del centro di restauro, khader ha riordinato la ricca collezione di famiglia dello sceicco Abdul Aziz. Quest’uomo è a capo della comunità uzbeka di Gerusalemme, ed è discendente dell’Iman Al-Bukhari che nel IX secolo ha raccolto una collezione di hadith del profeta Maometto considerati come perfettamente autentici dai Sunniti. Un altro dei suoi antenati Mohammed Yaissi Al Bukhari ha creato il metodo di meditazione Naqshabandian, che si basa sul silenzio. Lo sceicco Bukhari possiede più di 200 manoscritti religiosi.
Mi mostra un libro che il suo bis-bis-nonno ha scritto dopo il suo pellegrinaggio a La Mecca alla fine del XIX secolo: un quaderno da viaggio con disegni di luoghi santi, riflessioni religiose e filosofiche, e poemi. L’opera è in uno stato di conversazione eccezionale perché è stato scritto su della carta di riso e di soia e colorata con fibre naturali (fiori, spezie, erbe).
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Lo sceicco Bukhari racconta come Khader Shihabi ha restaurato altri manoscritti, ridotti molto peggio. “E’ molto geloso della sua eredità e della sua tradizione. Non vuole che i manoscritti siano perduti o distrutti dal tempo e dalle negligenze.”

Marie Medina
Traduzione dal francese David Mancini
(12/10/2008)