Libia: l’informazione nell’era post Gheddafi | Medit, Mohammed Nabbous, Allibyia, famiglia Gheddafi, Tribunale di Bengasi, Al-Hurra, Seif Islam Gheddafi, giovani libici, Farid Adly
Libia: l’informazione nell’era post Gheddafi Stampa
Farid Adly/Medit   

//Campagna elettoraleCampagna elettoraleIn questi due anni dalla caduta del regime dittatoriale della famiglia Gheddafi, l’informazione in Libia ha subito uno stravolgimento straordinario in quantità e qualità. Ma non c’è una vera libertà di stampa perché permangono ancora nella società, e soprattutto tra le milizie armate, atteggiamenti che considerano l’informazione come lo zerbino del potere. Tuttavia, il paragone tra la fase precedente al 17 febbraio 2011 e la situazione attuale è scontato: il cambiamento è notevole, perché nel cuore della rivolta è nata la voglia di libertà d’espressione, di informarsi e di informare, con un’azione di massa diffusa, sfruttando non solo blog, social network e Youtube, ma anche carta stampata, radio e Tv.

L’importanza della comunicazione è stata colta presto dal Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) che ha chiamato a dirigere il Dipartimento di informazione il giornalista Mahmoud Shammam, con alle spalle anni di esilio e di lavoro nell’emittente Al Jazeera. Nella stessa sede del Consiglio, al Tribunale di Bengasi, è stato creato un Media-Centre, dove prestavano la loro opera volontaria, su quattro turni, 24 ore al giorno, centinaia di studenti universitari, ragazzi e ragazze della Facoltà di Comunicazione, diretti dal Rettore della stessa facoltà. In quei momenti concitati della rivolta è nata anche la prima emittente televisiva privata nella storia della Libia: Al-Hurra (Libia Libera). E’ stata creata a Bengasi, come web tv, da Mohammed Nabbous, un media-attivista giovane, dall’inglese fluente, che nei primi giorni della rivolta è stato una preziosa e riconosciuta fonte di informazioni affidabili per molti giornalisti internazionali. Nabbous è stato assassinato dai cecchini delle brigate di Gheddafi il 19 marzo 2011, mentre stava documentando l’entrata dei carri armati governativi nella città. L’emittente ha continuato il suo lavoro con l’impegno della moglie del fondatore, insieme a un gruppo di loro amici. Attualmente la Tv trasmette anche su satellite ed è guidata dalla vedova Nabbous che coordina una squadra di giornalisti formati sul campo. Il palinsesto è ricco di inchieste sulle realtà sociali e sulle problematiche della vita quotidiana in presa diretta, anche nei quartieri popolari dove la popolazione meno abbiente continua a vivere nelle difficoltà. La linea editoriale è fortemente anti gheddafiana e durante l’assedio di Bani Walid, nell’ottobre di un anno fa, la sede di Bengasi dell’emittente è stata bersagliata da un gruppo di nostalgici del vecchio regime che ne ha devastato gli studi. Le battaglie contro lo strapotere dei “piccoli Gheddafi”, i capi delle milizie che imperversano nelle città libiche, sono costate all’emittente un alto prezzo in intimidazioni, minacce e attacchi terroristici.

L’ultimo, durante lo scorso ottobre 2013, quando una carica di esplosivo ha distrutto la facciata del palazzo che ospita gli studi.

Libia: l’informazione nell’era post Gheddafi | Medit, Mohammed Nabbous, Allibyia, famiglia Gheddafi, Tribunale di Bengasi, Al-Hurra, Seif Islam Gheddafi, giovani libici, Farid AdlyTra quotidiani, settimanali, mensili e periodici vari, si contano attualmente in Libia almeno 157 testate, numero in continua crescita. Questa fioritura di “luoghi” di informazione e comunicazione sembra una reazione allergica alla precedente chiusura totale di ogni spazio di libertà d’espressione. Infatti, nella Jamahiria del colonnello c’erano soltanto sei testate, tutte governative, e vigeva il regime del censore che controllava ogni parola prima di dare il “visto, si stampi!”.

Il settore televisivo, malgrado i significativi investimenti richiesti, non è stato esente da questo fenomeno. In diversi casi si è sopperito alla mancanza di capitali con le più povere e snelle web tv. Grazie al digital divide, queste emittenti raggiungono però solo un pubblico di nicchia. Le televisioni terrestri e satellitari restano le più importanti per orientare l’opinione pubblica, perché si possono seguire da casa con un semplice apparecchio ricevente, senza abbonamenti e senza costi di reti via cavo o cellulari. La Tv statale, Allibyia, è in mano alla Fratellanza musulmana, e questo grazie al suo entrismo, negli ultimi anni del regime, nel progetto di Libia

Al-Ghad (Libia del Domani) di Seif Islam Gheddafi, progetto che mirava all’eredità del potere, da padre in figlio, con una serie di operazioni di maquillage alla dittatura. Oltre alla emittente Allibyia, ci sono molte emittenti private di carattere nazionale e diverse Tv locali, come quella di Misurata e di Zentan, due località che hanno svolto un ruolo di primo piano nella resistenza alle Brigate di Gheddafi. In Libia, caso unico nel mondo arabo, vi è un canale televisivo privato che trasmette in una lingua di una minoranza, quella Amazig.

//Libia, un combattente di MisurataLibia, un combattente di MisurataLa proliferazione di canali televisivi non è stata seguita da una regolamentazione dell’etere e al momento non è possibile definire né la loro influenza sull’opinione pubblica né l'indice di gradimento delle diverse emittenti. Inoltre, l’incidenza delle entrate pubblicitarie è ancora scarsa. Secondo alcuni osservatori che si sono espressi sui periodici culturali Fosul Arb’a (Le quattro stagioni) e Al-Mayadeen (Le piazze) “la fase attuale è quella degli investimenti, per occupare uno spazio nel mercato. Questo si prospetta un settore promettente a causa dei futuri piani di ricostruzione, ma al momento attuale è pieno di incognite per l’instabilità del paese”.

La sete di libertà la si tocca con mano tra i giovani libici. Lo hanno dimostrato sfidando le milizie a Bengasi, lo scorso giugno 2013, attaccando le caserme dei barbuti armati a mani vuote e cacciandoli in malo modo, per via della loro condotta arrogante,del loro tentativo di controllare la vita sociale e di imporre comportamenti tipici di un Islam estremista e oscurantista. La battaglia per uno stato moderno in Libia, malgrado le difficoltà, non è persa perché,oltre alle sfide in seno al Governo e al Parlamento, c’è una stampa che resiste alle minacce e rivendica un ruolo indipendente e autonomo. La società civile libica, malgrado la sua recente riorganizzazione, ha una capacità di discernimento sorprendente, che ha trovato nei social network e nei blog un canale alternativo di espressione e di comunicazione per farsi sentire, sia dal pubblico sia dalle istanze del potere. Uno spazio minoritario, ma efficace per campagne su temi specifici come la lotta alla corruzione e ai soprusi delle milizie armate o per l’affermazione dei diritti umani.

Al web si aggiunge lo spazio radiofonico, in forte crescita, che ha raccolto attorno a sé molti giovani creativi che hanno riversato la loro rabbia civile nella musica e in trasmissioni satiriche, diventando così popolari da seppellire sotto una gran risata gli uomini del malaffare, come nel caso del rapimento del Primo ministro, Alì Zeidan: i sequestratori sono stati presi in giro in un “instant rap”che è diventato il jingle di molte emittenti radiofoniche.

 


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Traduzione Stefanella Campana

dicembre2013