Farid Adly: Gheddafi esca di scena | Marco Cesario
Farid Adly: Gheddafi esca di scena Stampa
Marco Cesario   
Farid Adly: Gheddafi esca di scena | Marco Cesario
Farid Adly
Farid Adly è un giornalista libico. Nato a Bengasi, risiede in Italia dal 1966. E' direttore dell'agenzia bilingue italo-araba Anbamed . Nel 1971 ha fondato Al-Sharara , il primo periodico dedicato al Medio Oriente in lingua italiana. Per dieci anni ha curato a Radio Popolare la trasmissione in lingua araba Radio Shaabi . Collabora con Il Corriere della Sera, Il Manifesto, Radio Popolare Network   e il settimanale di Beirut Al Hourriah (Libertà).


Il 17 Marzo scorso, con 10 voti a favore e solo 5 astensioni (Brasile, Cina, Germania, India e Russia) il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite decretava la 'no fly zone' sui cieli della Libia autorizzando “tutte le misure necessarie per proteggere i civili”. Due giorni dopo scatta l'operazione “Odyssey Dawn” che ha riversato una pioggia di missili e bombe sul territorio libico. Non siamo più nel semplice rispetto della “no fly zone” ma nel pieno di una guerra.
Considero questi bombardamenti e questi attacchi contro i civili della città di Tripoli molto gravi. Il popolo libico non ha chiesto alla comunità internazionale di uccidere Gheddafi o di destituirlo ma di limitare la sua capacità offensiva costituita principalmente da carri armati ed armamenti pesanti e ad aiutare a togliere l'assedio a città come Misurata e Ajdabiya. Non abbiamo certamente chiesto di risolvere politicamente la questione perché noi la questione politica vorremmo risolverla in una dialettica interna ed anche, caso mai, in uno scontro militare interno non certo attraverso una soluzione fabbricata dalla coalizione occidentale.

In Tunisia ed Egitto il popolo, complice anche la neutralità dell'esercito, è riuscito a mettere sotto pressione i tiranni e a costringerli a lasciare il potere. In Libia sembrava che inizialmente i ribelli avessero la meglio, ma poi è scattata la controffensiva di Gheddafi che ha riconquistato in poco tempo quasi tutte le roccaforti dei ribelli. Ora sembra che i destini della Libia non siano più nelle mani del popolo libico.
La differenza che esiste con paesi come la Tunisia o l'Egitto è basata su due aspetti. Il primo è che la Tunisia e l'Egitto sono due paesi che al momento delle rivolte erano dotati di costituzioni anche se le costituzioni non erano rispettate in quanto c'erano regimi dittatoriali. Esisteva inoltre un parlamento eletto, anche se c'erano false elezioni, c'era pure una giustizia anche se non era del tutto indipendente. In qualche modo dunque esistevano delle istituzioni, compreso l'esercito che ricopre un ruolo importante nelle società di questi due paesi. In Libia non c'è una costituzione, non ci sono sindacati, non ci sono partiti. Il secondo aspetto è quello legato all'esercito, che in Libia era completamente marginale e non aveva capacità offensiva. Le due forze militari realmente potenti all'interno del paese erano infatti le milizie private dei due figli di Gheddafi, Khamis e Moutassim.

Come spiega l'attitudine aggressiva della Francia di Sarkozy che, dopo aver ricevuto in passato Gheddafi con tutti gli onori a Parigi, è stata la capofila dei paesi interventisti?
Occorre prima fare una premessa. Inutile fingere in situazioni come queste. Noi sappiamo benissimo che non esistono “guerre umanitarie”. La coalizione occidentale non è venuta in Libia a proteggere la popolazione civile perché ama le questioni umanitarie. Ci sono altre realtà in cui le varie coalizioni internazionali non hanno mosso un dito e si sono limitate a optare per risoluzioni dell'Onu senza applicarle oppure ad azioni di contrasto assolutamente inefficaci e soprattutto non sul terreno. Se la coalizione internazionale è intervenuta militarmente in Libia è perché la Libia è un paese petrolifero ed il petrolio torna ad essere importante strategicamente soprattutto in seguito a quello che è avvenuto in Giappone e cioè il tramonto, per almeno qualche decennio, della questione del nucleare civile. Questo fa si che il petrolio ritorni ad essere importante e strategicamente centrale per almeno mezzo secolo. Finora c'è stata una supremazia dell'Italia e degli Usa nello scenario petrolifero libico. Negli ultimi anni però si è affacciata anche la British Petroleum e la Francia ha bisogno di avere un ingresso in grande stile e questo sicuramente può avvenire grazie a un'operazione militare di questo tipo.

L'Italia è sembrata, soprattutto all'inizio, estremamente titubante poi ha dovuto seguire suo malgrado la Francia, la Gran Bretagna e gli Usa verso una guerra che non si sa dove porterà perché non sono ancora chiari gli obbiettivi.
Il governo italiano resta tutt'ora attendista e non sa veramente che pesci pigliare. Questo ovviamente va a danno degli interessi strategici dell'Italia. Il governo italiano non sta attuando una politica estera lungimirante ma una politica estera del giorno per giorno. Ogni giorno ci sono dichiarazioni contraddittorie. All'interno degli organi internazionali poi l'Italia ha sempre cercato di frenare con tutta una serie di scuse assolutamente inesistenti ed affermazioni del tipo “non sappiamo chi siano realmente questi del Consiglio Nazionale Transitorio a Bengasi” oppure “si rischia la somalizzazione della Libia”, oppure “ad Est vogliono costituire un emirato islamico”. Cose che non esistono né in cielo né in terra. Di conseguenza l'Italia non ha avuto un ruolo molto credibile né presso le istanze internazionali né agli occhi del popolo libico e questo peserà sulla sua posizione politica nello scenario post-Gheddafi e sulle future relazioni bilaterali. L'Italia si è limitata inizialmente a congelare tutti i beni della famiglia di Gheddafi ma non ha voluto schierarsi, ha atteso lo sviluppo degli eventi e solo all'ultimo minuto ha deciso di saltare sul treno dell'operazione militare, temendo di perderlo, e poi ha cercato di tirare il freno a mano minacciando di non permettere l'uso delle sue basi nel Mediterraneo. Una politica del genere non è improntata alla chiarezza. E' oramai chiaro a tutti che Gheddafi ha perso ogni legittimità internazionale e interna ed adesso deve uscire di scena. I tentennamenti dell'Occidente hanno poi permesso a Gheddafi di acquisire mercenari, armamenti (che tutt'ora riceve non si sa da quali canali) e di preparare la sua controffensiva contro i ribelli tra l'altro usando armi che non aveva in dotazione in precedenza. Questo è un punto interrogativo che occorrerebbe chiarire.

La risoluzione ONU è forse arrivata troppo tardi ovvero quando oramai le forze lealiste, dopo aver inferto dure sconfitte alle forze del CNT, si apprestavano ad assediare Bengasi?

Premettendo il fatto che l'Onu è un organismo complesso, che esisteva e esiste tutt'ora la resistenza della Cina e della Russia e il fatto che le risoluzioni non si possono prendere in quattro e quattr'otto, se la risoluzione Onu fosse arrivata alla fine di Febbraio o agli inizi di Marzo avrebbe avuto un altro significato. E' arrivata invece il 17 di Marzo e l'intervento due giorni dopo, quando oramai le brigate Gheddafi erano alle porte di Bengasi, ed è tutto più difficile. Ci sono situazioni nelle montagne occidentali della Libia di cui nessuno parla perché non arrivano notizie in quanto non c'è la possibilità di contatti telefonici. Sono zone interne in cui è in corso una carneficina spaventosa. Ma io punterei il dito soprattutto contro Russia e Cina che non hanno permesso di creare in tempo la “no fly zone”. Probabilmente quest'ultima sarebbe stata sufficiente alla fine di Febbraio e non ci sarebbe stato bisogno di bombardare le città libiche. Un esempio è la no fly zone sul Kurdistan che non ha implicato un bombardamento intensivo del territorio.

Come vede il futuro della Libia?
Difficile dirlo adesso. Occorre vedere come andranno a finire questi combattimenti sul terreno e chi sarà alla guida della Libia. Sicuramente non c'è alcun sentimento di vendetta da parte della Libia democratica, si discuterà in un modo molto sincero e franco, quali saranno le posizioni e quali gli interessi reciproci. E' chiaro che l'Italia in tutto questo non avrà più la qualifica di partner privilegiato che ha sempre avuto in passato.

Teme che la Libia possa trasformarsi in un nuovo Iraq?
Non credo questa sia una prospettiva che possa realizzarsi. Innanzitutto perché, almeno per ora, non ci sono forze straniere sul territorio libico e non credo che alcun paese della coalizione voglia impantanarsi in un'altra guerra. La situazione dunque non è come quella irachena del 2003 e non finirà come nell'Iraq di oggi. Non sarà come in Iraq anche perché in Libia non c'è come nella società irachena una frattura verticale tra sunniti e sciiti. La Libia, se riuscirà a cacciare via questo dittatore sanguinario, sarà un paese pacifico del Mediterraneo e cercherà di avere buoni rapporti con tutti.

Marco Cesario
(30/03/2011)

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