Serbia,  dopo l’alluvione macerie e polemiche | Obrenovac, Aleksandar Vucic, alluvione, Aleksandar Vulin, persone evacuate, Tatjana Đorđević, Kristalina Georgieva, Bratislav Gasic
Serbia, dopo l’alluvione macerie e polemiche Stampa
Tatjana Đorđević   

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I danni causati dalle forti alluvioni che hanno colpito la Serbia, ma anche paesi vicini come Bosnia ed Erzegovina e Croazia, sono enormi. Il tributo pagato dalla popolazione rimane molto alto. Secondo il governo serbo, sono state colpite un milione e mezzo di persone di 39 municipalità, le persone evacuate sono state 40 mila e la maggior parte di questi cittadini è ospitata a casa di parenti o amici. I centri d’accoglienza ne ospitano attualmente circa 1500. Secondo il ministro del lavoro e politiche sociali Aleksandar Vulin, tutti dovrebbero tornare a casa nell'arco delle prossime settimane. Per quanto riguarda la situazione economica, secondo le stime preliminari della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), il danno subito dal Paese è di circa 2 miliardi di euro.

Una situazione drammatica provocata lo scorso maggio da un potente ciclone abbattutosi sulla Serbia, il peggiore che abbia colpito i Balcani negli ultimi 120 anni. L’Istituto Idrometeorologico dello Stato aveva emesso un’allerta meteorologica di criticità elevata, annunciando forti precipitazioni la cui quantità d’acqua si potrebbe paragonare alla pioggia caduta, in condizioni normali, in un periodo di tre mesi.Benché i cicloni in questa zona dei Balcani non siano un evento così insolito,quello che ha sorpreso tutti è stata la pioggia senza tregua per tre giorni consecutivi. Ma sebbene i meteorologi avessero avvertitole autorità, come hanno dichiarato, pare che lo Stato non fosse preparato per affrontare una catastrofe del genere. E’ pur vero che le inondazioni in questa zona non sono cosa rara e i grandi fiumi come Danubio e Sava che attraversano i paesi dell’ex Jugoslavia costituiscono da sempre una minaccia. L’ultima grande alluvione risale al ’65, e le autorità di allora avevano eretto sistemi di protezione contro le inondazioni, purtroppo da anni in uno stato di completo abbandono.

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Nuove case pronte prima dell’inverno: le promesse e la rivolta

Secondo il premier serbo Aleksandar Vucic, lo sforzo di ricostruzione del paese durerà anni. “I danni del paese superano lo 0,6% del PIL nazionale, soglia che ci ha permesso di richiedere l'intervento del Fondo di solidarietà dell'Unione europea”, ha dichiarato in una conferenza stampa. La cifra esatta che dovrebbe arrivare in Serbia però non è ancora nota. In un’intervista rilasciata all’agenzia serba Tanjug, la Commissaria dell’Unione per gli aiuti umanitari e le emergenze, Kristalina Georgieva, ha detto che il fondo di solidarietà UE ha messo a disposizione un miliardo di euro per gli interventi a lungo termine.La Georgieva ha poi precisato che la Serbia, oltre al contributo dell’IPA e al Fondo di solidarietà dell’Unione Europea, può contare sull’assistenza bilaterale degli Stati membri. Ma, più tardi, un anonimo funzionario della Commissione UE ha precisato alla stessa agenzia Tanjug che la Commissaria si è espressa male e che la Serbia potrebbe ricevere una piccola parte di questa cifra. Finora sul conto del governo di Serbia sono stati versati circa 30 milioni di euro, i soldi raccolti dalle diverse iniziative umanitarie per aiutare la popolazione delle zone alluvionate. Negli ultimi due mesi infatti, sono state numerose le manifestazioni di vicinanza e solidarietà da parte di associazioni umanitarie e di privati cittadini da tutta Europa. La drammaticità della situazione ha portato anche il settore dell’imprenditoria a unire le forze per contribuire alla raccolta di fondi e aiuti. 

//ObrenovacObrenovacIn questo momento, mentre il paese sta aspettando la decisione finale dalla Commissione Europea, l’esercito serbo è impegnato per eliminare le macerie dalle case distrutte e creare le condizioni per le nuove costruzioni. Per quanto riguarda la città di Obrenovac, una delle più colpite durante le alluvioni e tutti i cittadini evacuati, il ministro della difesa Bratislav Gasic ha promesso  che riavranno un tetto entro settembre. Inoltre, la vicepresidente del governo serbo e ministro dell’edilizia, del trasporto e dell’infrastruttura, Zorana Mihajlovic, intervistata dall’emittente nazionale RTS, ha dichiarato che entro il mese di ottobre verranno ricostruite tutte le strade locali e regionali danneggiate durante le alluvioni. I cittadini devono sapere che lo Stato farà di tutto per portare a termine questi lavori e ricostruire le loro case sarà la priorità delle autorità locali”.

Nonostante il premier attuale Aleksandar Vucic ed il suo governo abbiano reagito a questa catastrofe con efficacia, secondo molti cittadini l’impegno concreto è stato del tutto insoddisfacente. Nelle ultime due settimane, molti cittadini di Obrenovac si sono riuniti davanti al comune della città, lamentandosi che i lavori della ricostruzione non sono ancora cominciati e che non vogliono più ascoltare le promesse senza un impegno concreto. I cittadini insoddisfatti hanno chiesto alle autorità locali di ricevere risposte più chiare su come saranno utilizzati i fondi degli aiuti e di stabilire le scadenze per i lavori previsti di ricostruzione. Il sindaco di Obrenovac, Miroslav Cuckovic ha assicurato che prima possibile verranno date queste risposte.

Oltre ai problemi più urgenti per i cittadini colpiti, molti si chiedono perché sia successo questo disastro: perché le autorità non hanno reagito per tempo? Le inondazioni sono state davvero una catastrofe naturale? Sono le domande per ora senza risposta che molti continuano a porsi.

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Le inondazioni sono state davvero una catastrofe naturale?

Holger Kray, responsabile dell’agricoltura e dello sviluppo rurale per l’Europa e l’Asia centrale presso la Banca Mondiale, in un’intervista rilasciata all'agenzia Reuters, ha spiegato che l’ex Jugoslavia possedeva uno dei più avanzati sistemi di irrigazione e di gestione delle acque che purtroppo sono andati distrutti.  Due anni fa il quotidiano serbo Politika aveva pubblicato un articolo intitolato “Le società di costruzioni idrauliche sull’orlo del fallimento”, dove spiegava il futuro promettente di queste società alla fine degli anni ’80. In Serbia era prevista la costruzione di 34 nuove dighe, ma da allora ne sono state realizzate solamente 6. Negli ultimi due decenni, in piena transizione economica, la Serbia ha investito sempre meno e la manutenzione delle infrastrutture dipendeva soprattutto da investitori esteri. L’impegno delle aziende statali era stato prima drasticamente ridotto, poi le stesse erano state privatizzate ed infine eliminate dal mercato.

In una riunione recente dai ministri dei Paesi della regione che è stata tenuta a Belgrado, si è espressa la disponibilità all’allargamento della collaborazione per la difesa dalle alluvioni. La commissione internazionale per il bacino del fiume Sava, che ha provocato l’ultima alluvione, stabilirà le priorità per il futuro. L’accento sarà posto sulla ricostruzione degli argini, le fonti rinnovabili dell’energia e l’introduzione del sistema del traffico intermodale.

In ogni caso, il governo serbo ha promesso che tutto tornerà alla normalità quanto prima e che lo stato non abbandonerà la popolazione colpita da questa imprevedibile catastrofe. Purtroppo la maggior parte del popolo serbo teme il peggio, perché non è la prima volta che si sente fare promesse che poi non vengono mantenute.

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Tatjana Đorđević

11/07/2014