Essere siriana in Serbia | Serbia, centri d’accoglienza, profughi, rotta Balcanica, Frontex
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Tatjana Đorđević   

Essere siriana in Serbia | Serbia, centri d’accoglienza, profughi, rotta Balcanica, Frontex

Per aiutare i profughi arrivati in Serbia da Siria, Iraq e Afganistan, Z.S. portava spesso il cibo ed i vestiti nei centri d’accoglienza, dove si fermavano per qualche giorno profughi e migranti diretti in Europa. Dalla primavera scorsa, la rotta Balcanica è la tratta più utilizzata dai migranti per entrare in Europa. Sono più di 600 mila, secondo i dati dell’agenzia Frontex, i migranti che hanno attraversato la Serbia.

Era la prima volta che ho incontrato le persone che provengono dal paese d’origine di mio padre. Non parlo la loro lingua, però capisco perfettamente le loro paure, speranze e desideri”, racconta Z.S., la giovane nata e cresciuta a Belgrado, da madre serba e padre siriano.  Z.S. conduce una trasmissione sulla radio locale e lavora come giornalista. Ha 31 anni, e un sorriso bellissimo, però lei sorride sempre meno da quando il paese di suo padre è entrato in una guerra devastante. La sua preoccupazione è diventata ancora più grande quando suo padre se ne è andato in Siria nel 2013 e non è più tornato. 

 “Mio padre è arrivato a Belgrado negli anni ’70 per studiare stomatologia. Durante gli studi aveva incontrato mia madre e non è più tornato in Siria”, così Z.S comincia la sua storia. Ci siamo incontrate in un bar nel centro di Belgrado. Il volume della musica è abbastanza alto per un tardo pomeriggio, ma per lei va bene cosi perché non vuole che le persone sedute al tavolo di fianco ascoltino la nostra conversazione. Fuori fa un freddo bestiale, sono meno 10, ma i belgradesi sono felici quando nevica, soprattutto nei giorni vicini al Natale. “Dicono che se nevica il giorno di Natale, sarà un anno buono – mi dice Z.S., mentre versa il tè nella tazza. - Però mi preoccupa se continua a nevicare, chi sa cosa succederà a tutti quei profughi”. Nonostante le proibitive condizioni metereologiche, con temperature che da giorni restano di molti gradi sotto lo zero, migliaia di migranti continuano ad arrivare in Serbia.

Non le piace l’inverno, però mi dice che non ha diritto a lamentarsi per niente in quanto si sente privilegiata in questa situazione assurda, dove migliaia di persone dormono sotto le tende.  “Mi sento più fortunata, perché quando ero piccola è mancato veramente poco che i miei genitori decidessero di andare a vivere in uno dei paesi arabi. Chissà, forse oggi sarei anch'io una delle profughe.Tuttavia, mi arrabbio quando sento i commenti anche degli amici a proposito dei profughi che sarebbero persone ricche. Dobbiamo capire che tra queste persone che scappano dalla guerra ci sono soprattutto persone dalla classe alta e medio alta. Purtroppo le persone povere non hanno i soldi per uscire dalla Siria”

//RaqqaRaqqaLe chiedo cosa ne pensa delle opinioni che trasmettono i media in Serbia a proposito della guerra in Siria. Mi risponde con voce alta come se volesse che tutti l’ascoltassero in questo momento.  “La guerra in Siria non riguarda la religione, ma soprattutto gli affari e l’acquisizione dei territori Chi ha vissuto in Siria, sa che con la famiglia Assad non è mai stato facile. Abbiamo avuto anche noi qui in Serbia una situazione simile durante le sanzioni negli anni ‘90, ma per noi la dittatura è finita, in Siria mai. Inoltre, le autorità in Siria non perdonano niente. Se avessi detto o fatto qualsiasi cosa contro il governo, anche 20 o 30 anni fa, il mio nome non sarebbe mai dimenticato. Il popolo siriano non era molto felice e soddisfatto, ma non era povero. La Siria oggi e la Siria del passato, sono due paesi diversi”.

Cosa pensa delle immagini che vediamo spesso su internet e che riguardano i crimini fatti da parte dall’ISIS? I video che circolano in internet e che mostrano i crimini più terribili come le esecuzioni delle persone sono assolutamente veri. La piazza principale di Raqqa, la città natale di mio padre, oggi è un luogo pieno di sangue, dove si fanno le esecuzioni dei non credenti. Una volta mio padre mi disse in una nostra conversazione telefonica che il giorno precedente era passato  per la piazza e aveva visto i cadaveri lasciati sulla terra. Gli chiesi perché se ne fosse andato lì e lui mi rispose: ‘per verificare se fosse vero quello che dicevano, e la realtà era peggio di quanto avesse pensato”.

Quando è stata ultima volta che hai parlato al telefono con tuo padre? Non ci sentiamo per telefono da tre mesi. Le reti telefoniche sono interrotte da un anno, internet è anche limitato. L’ultima volta che abbiamo parlato mi aveva detto che forse non sarebbe stato in grado di chiamarmi per un periodo e mi aveva lasciato il contatto di una persona di riferimento, nel caso in cui non mi avesse chiamato da un mese. Quella persona è  un suo amico che aveva Internet satellitare nella casa, ma ora anche quello è vietato. C’è solo internet caffè, che è sotto il controllo dell’ISIS. Gli ho detto di non utilizzarlo per i prossimi sei mesi. Per utilizzare internet controllato dall’ISIS devi lasciare i tuoi dati e dire il motivo per cui si desidera utilizzarlo. Questo potrebbe creare un grande problema a mio padre nel caso scoprissero che lui ha una figlia e una moglie all'estero”.

Perché tuo padre ha deciso di lasciare la Serbia e andare a vivere in Siria?“Lui viene da una famiglia ricca. Negli ultimi anni ha avuto problemi familiari per l’eredità  Prima della guerra è andato in Siria diverse volte. Poi, poco prima dell'inizio della guerra ha investito dei soldi per la costruzione di un edificio in Siria e durante la primavera del 2013 se ne è andato e non è più tornato in Serbia. Sinceramente, non sono davvero sicura che lui non possa lasciare il paese come sostiene. Ci sono vari modi per fuggire dalla Siria. Mio padre ha 73 anni e credo che lui protegga la sua casa con la propria vita”.

//RaqqaRaqqaPensi che si troverà una soluzione per fine guerra in Siria? Non ci sarà la tregua. Può succedere solo che diventi un po’ più sopportabile. Penso che la Siria sarà il nuovo Afghanistan. Quando si tratta dell’ISIS, lo possiamo paragonare con la storia dell’AIDS, il virus che è stato diffuso prima nel continente africano ed è poi finito fuori controllo. Così, in questo caso, abbiamo l’ISIS che non si ferma più. Quello che mi preoccupa di più è cosa accadrà dopo, e  qual è il prossimo paese di un nuovo conflitto”.

 


Tatjana Đorđević

28/02/2016