Dopo 522 anni, gli ebrei sefarditi di nuovo spagnoli | Marco Cesario, Diaspora nel Mediterraneo, Joseph Ha-Cohen, Cristoforo Colombo, Marano Rajoy, ebrei sefarditi, aljamas, Tomàs de Torquemada
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Marco Cesario   

//Decreto dell’AlhambraDecreto dell’AlhambraNel lontano 1492, solo qualche mese prima che le tre caravelle di Cristoforo Colombo veleggiassero verso le Americhe ed approdassero fortunosamente a San Salvador, in Spagna si consumava una delle più grandi deportazioni della storia. Quell’anno infatti non fu solo l'anno della scoperta dell’America e della conquista di Granada (che metteva fine ad una presenza musulmana durata sette secoli) ma anche quello della cacciata degli ebrei sefarditi dalla Spagna dei Reyes Catolicos Ferdinando I d’Aragona e Isabella di Castiglia, al culmine di una Reconquista durata settecento anni. Da allora, per una popolazione che viveva e prosperava pacificamente sulla ricche e fertili terre di Al-Andalus, iniziava una lunga diaspora verso Algeria, Marocco, Balcani, Italia, Turchia, Grecia, Egitto, Asia Minore. Oggi, 522 anni dopo, il Parlamento spagnolo potrebbe approvare una legge che permette agli ebrei sefarditi cacciati all'epoca di chiedere la cittadinanza spagnola senza perdere quella originaria. L’intenzione del governo di Marano Rajoy è quello di modificare il Codice Civile per accordare la nazionalità ai discendenti di coloro che furono espulsi dalla penisola iberica nel 1492. Un’impresa certo non facile che appare come una sorta di riparazione storica per quelle cieche espulsioni di massa compiute in nome del cattolicesimo più intransigente e dello spietato calcolo politico.

 

Una contrada maledetta nell’anno 5252

“Tutti gli esuli di Gerusalemme in Spagna lasciarono questa contrada maledetta il quinto mese dell’anno 5252, ovvero il 1492, e furono dispersi verso i quattri angoli della terra”. A raccontarlo, nel 1560, è il grande storico ebreo Joseph Ha-Cohen che nel suo libro ‘Emeq ha-bakha, ‘La Valle di Lacrime’, riporta i terribili avvenimenti di quegli anni. “Gli ebrei – racconta Joseph Ha-Cohen – fuggirono lì dove il vento li portava, ovvero in Africa, in Asia, in Grecia e in Turchia. Patirono sofferenze inaudite e dolori acuti, i marinai genovesi li maltrattarono. Creature sfortunate morivano di disperazione lungo la strada: i musulmani le sventrarono per estrarre dalle loro interiora l’oro che esse avevano ingoiato per nasconderlo. Ce ne furono alcuni che morirono consumati dalla peste e dalla fame. Altri furono abbandonati nudi dai capitani dei vascelli in isole deserte. Altri ancora venduti come schiavi nel porto di Genova o in altre città che le dovevano obbedienza”.

 

Diaspora nel Mediterraneo

Secondo alcuni storici tra gli 80mila e i 120 mila ebrei furono espulsi dalla Spagna dopo la conquista del Sultanato di Granada nel Gennaio 1492 e la conseguente proclamazione del Decreto dell’Alhambra firmato il 31 Marzo successivo. Altri studiosi parlano addirittura di 300 mila espulsioni nel periodo che va tra il Maggio ed il Luglio del 1492. Coloro che restarono sul suolo iberico (circa 80 mila) furono costretti ad abbracciare la religione cristiana (i cosiddetti conversos) e i loro discendenti passarono alla storia come ‘Nuovi Cristiani’. Inzialmente gli ebrei sefarditi fuggirono in Navarra e in Portogallo ma anche qui, a seguito della proclamazione di un editto il 5 Dicembre del 1496, furono cacciati o costretti a convertirsi di forza al cristianesimo. Molti ebrei sefarditi, salpando da Valencia e Barcellona e facendo scalo a Genova, trovarono rifugio presso i possedimenti dell’Impero Ottomano dove il sultano Bayezid II li accolse e li protesse con un decreto ad hoc (si puniva con la pena di morte chiunque facesse violenza o uccidesse membri delle comunità ebraiche). Grazie alla tolleranza dei sultani ottomani, fiorenti comunità di ebrei sefarditi cacciati dalla Spagna proliferarono a Patrasso, Tebe, Costantinopoli, Nicopoli, Tokat, Smirne, Salonicco dove sorsero diverse sinagoghe e yeshivot che saranno chiamate di volta in volta ‘Aragona’, ‘Catalogna’, ‘Navarra’ in ricordo delle regioni da cui provenivano gli esuli. La fiorente comunità di Salonicco prenderà addirittura il nome di Guerouch Sefarad ovvero “Espulsione di Spagna”, un nome emblematico e carico del dolore dell’espulsione dalla terra in cui avevano vissuto per secoli. Altri gruppi di ebrei sefarditi fuggirono in Terra Santa, a Gerusalemme e Safed in Galilea, altri ancora in Algeria (Algeri, Costantine, Mostaganem, Ténès, Tlemcen) o in Marocco (Fez, Meknès, Tangeri, Tétouan, Rabat). Qui le comunità sefardite si mescolarono con le comunità ebraiche più antiche dando vita alla Hakitia, una variante della lingua castigliana mescolata con termini ebraici ed arabi. In Italia molti ebrei sefarditi fuggirono verso Roma e Venezia dove esistevano già fiorenti comunità ma anche verso Napoli, Ferrara, Genova, Ancona ed in particolar modo Livorno e Pisa. Qui nel 1593 il Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici promulgò la famosa Costituzione Livornina che garantiva libertà di culto, annullamento dei debiti per almeno 25 anni ed un regime doganale vantaggioso per le esportazioni, assicurando anche libertà di esercitare un qualsiasi mestiere per tutti coloro che sceglievano di vivere a Pisa o a Livorno.

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Pogrom, violenze, massacri nella Spagna della Reconquista

In realtà la diaspora sefardita dalla cattolicissima Spagna era iniziata molto prima, addirittura un secolo prima della promulgazione del Decreto dell’Alhambra. Siamo nel 1391, anno in cui i quartieri ghetto dove vivevano confinati gli ebrei in Castiglia, Aragona e Catalogna furono presi d’assalto, le case incendiate, gli abitanti massacrati, le donne stuprate in nome della Reconquista e dell’unità religiosa su tutta la penisola iberica. A Siviglia il sentimento antiebraico si fece particolarmente virulento in seguito alle incendiarie prediche del monaco fanatico Ferran Martinez de Ecija che accusò gli ebrei di ogni sorta di male e calamità. Le sue prediche furono tanto violente da generare un gigantesco pogrom che si concluse con il massacro di quattromila ebrei sefarditi. In seguito a questi fatti tragici anche la comunità sefardita di Barcellona, un tempo prospera, fu annientata. Si salvarono solo i ‘marrani’ o ‘judeoconversos’, gli ebrei convertiti di forza al cattolicesimo. La ghettizzazione degli ebrei era avvenuta sin dal 1412 – in seguito ad un’ordinanza reale che aveva istituito gli aljamas, i ghetti per gli ebrei – ed il sentimento antisemita da allora non aveva mai cessato di crescere. Agli ebrei era vietato di ricoprire cariche pubbliche, di vendere commestibili, di tagliarsi la barba ed i capelli e li si obbligava a portare lunghi mantelli neri fino ai piedi per farsi riconoscere. Anche per i judeoconversos o i marrani il discorso era lo stesso. Da un lato questi convertiti, pur avendo abbracciato la fede cattolica, continuavano ad essere ghettizzati in quanto tali e dall’altro venivano parallelamente accusati di ‘criptogiudaismo’ ovvero di professare solo esteriormente la fede cattolica ma clandestinamente i propri riti ebraici. Per questa ragione molti ebrei preferirono fuggire prima in Portogallo, poi in altri paesi dove almeno potevano professare liberamente la propria fede e non vivere come paria. Dal 1474 gli ebrei sefarditi cominciarono ad essere banditi dalle città di Siviglia, Cordoba, Saragozza, Teruel per espresso ordine dei rispettivi vescovi. Con l’entrata in scena dell’Inquisizione il quadro peggiorò considerevolmente. Sotto la spinta del crudele e spietato inquisitore, il dominicano Tomàs de Torquemada - cattolico intransigente nominato dal re Ferdinando come Inquisitore d’Aragona, Valencia e Catalogna - i pogrom aumentarono e le espulsioni pure. Fu lo stesso Torquemada a spingere i sovrani a promulgare il famoso decreto d’espulsione. Il 20 Marzo del 1492, davanti alla Corte reale di Spagna tutta riunita, Torquemada brandì un crocifisso per ricordare il tradimento di Giuda e l’uccisione del Cristo. Non ci fu bisogno di avanzare altri argomenti per convincere i cattolicissimi sovrani spagnoli. Undici giorni dopo, il 31 Marzo, un decreto reale, detto dell’Alhambra, segnò la fine di quella pacifica e ricca convivenza che aveva caratterizzato lo splendore di Al-Andalus al tempo del dominio musulmano.  

 

‘Limpieza de sangre’ e Inquisizione: la Spagna sprofonda nell’intolleranza

Dopo la promulgazione del Decreto d’espulsione gli ebrei sefarditi avevano trenta giorni per lasciare le terre iberiche e per cercare di vendere tutti i propri beni. A volte convertirsi significava avere salva la vita ma spesso non bastava. Già nel 1440, in seguito a pogrom ai danni di marrani o neocristiani, la città di Toledo promulgò uno statuto che ancora oggi fa rabbrividire perché ricorda la vergogna delle leggi razziali nazi-fasciste. Lo statuto della città di Toledo, fu infatti basato sulla ‘limpieza de sangre’ (purezza del sangue). Questo significava che tutti coloro che non potevano vantare discendenze cattoliche pure (in questo caso ebrei o musulmani) non potevano accedere a cariche militari o religiose. Anche i ‘neocristiani’ dunque erano tagliati fuori dalla vita civile della città e non erano accettati neppure nelle gilde di artigiani e commercianti (ed in certe città non avevano neppure diritto di residenza), finendo cosi nelle grinfie della neonata Inquisizione (il 95 % di coloro che comparirono davanti all’Inquisizione nei primi anni della sua creazione erano dei conversos).

 

522 anni dopo di nuovo spagnoli

Oggi, 522 anni dopo, il governo di Mariano Rajoy annuncia di voler adottare una legge che faciliterà la naturalizzazione dei discendenti degli ebrei sefarditi espulsi nel 1492 modificando l’articolo 23 del Codice Civile. Fino ad oggi infatti i discendenti degli ebrei sefarditi spagnoli potevano chiedere la cittadinanza spagnola e magari ottenerla soltanto dopo un lungo e tortuoso percorso e previa rinuncia al proprio passaporto d’origine. Con la modifica al codice civile si potrà ottenere invece anche la doppia cittadinanza. Il progetto di legge avrà certo ancora bisogno di qualche limatura ma il testo dovrebbe essere approvato senza problemi dato che il Partito Popular che lo ha presentato dispone della maggioranza assoluta. Se il progetto verrà approvato il candidato sarà automaticamente naturalizzato se potrà provare di discendere dalla comunità sefardita attraverso un sistema incrociato di lingua, cognome, un certificato di stato civile o rilasciato da un tribunale rabbinico e dietro avallo della Federazione spagnola delle comunità israelitiche (FCJE). Secondo le organizzazioni sefardite circa 3,5 milioni di persone potrebbero trarre beneficio da questa misura che può trasformarsi anche in un prezioso salvacondotto soprattutto per quegli ebrei d’origine sefardita che vivono in stati in cui rischiano la propria vita. Nei giorni seguenti l’annuncio di Rajoy, i media israeliani hanno diffuso una lista di 5200 cognomi sefarditi che potrebbero aspirare ad ottenere la cittadinanza spagnola. La pubblicazione della lista ha mandato in tilt le ambasciate spagnole di mezzo mondo che hanno ricevuto in pochi giorni migliaia di domande e richieste. Ora la legge dovrà seguire il suo iter ma non dovrebbe essere troppo lungo. Sicuramente prenderà più tempo il processo di riparazione storica per quell’onta la cui ombra aleggia ancora oggi sulla storia della Spagna.

 


Marco Cesario

12/03/2014