A Pamplona da tutto il mondo per la  fiestas de San Fermín | Pamplona, Hemingway, festa San Firmino, Rosita Ferato, corrida
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Rosita Ferrato   

//Pamplona la  fiestas de San Fermín (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)Pamplona la fiestas de San Fermín (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

Pamplona. Il primo impatto lo si ha sugli autobus, avvicinandosi alla città: tutti in bianco e rosso. Adulti, bimbi, anziani, persino il conducente del bus ha un indumento che richiama, e alcune donne e ragazze hanno il gloss vermiglio acceso sulle labbra, le unghie dipinte o scarpe e borse rosse. Ma per i più sembra una sorta di divisa: pantalone bianco, foulard (el pañuelo) e/o fusciacca in vita, rosso. Una marea blanca y roja, una folla che si riconosce perchè la fiesta è ovunque.

A Pamplona da tutto il mondo per la  fiestas de San Fermín | Pamplona, Hemingway, festa San Firmino, Rosita Ferato, corridaE il pensiero va subito a Hemingway che la descriveva, nel suo romanzo The sun also rises ambientato negli anni '20, quando la camicia era bianca o azzurra - quella più tipica era azzurra - e il pañuelo, come la fascia propria dei pastori, oggi rossa, era di colore nero azzurro e bianco, come si osserva nei manifesti Sanfermines all'inizio del XX secolo (anche se l'uso del rosso stava già guadagnando una certa popolarità). La festa è quella di San Firmino, in spagnolo fiestas de San Fermín o Sanfermines, in basco Sanferminak : una celebrazione che inizia dal 6 luglio e che unisce sacro e profano; la sua origine risale al Medioevo e le cronache ce ne danno testimonianza a partire dal secolo XIV°. Tre le ricorrenze che qui si uniscono: gli atti religiosi in onore di San Firmino, anteriori al XII secolo, la feria cioè la fiera commerciale, e la corrida. Inizialmente la data era in novembre, giorno di San Saturnino, ma poiché la feria presupponeva anche vendita di bestiame e scambi commerciali, spesso rovinati dal cattivo tempo, si decise di spostarla in estate, il 7 luglio, giorno del co-patrono di Navarra, San Firmino.

 “Anticamente – mi spiega l'amico Matthias, spagnolo di adozione – non esisteva un'arena, ma solo una piazza, e i tori venivano portati a Pamplona non con i camion come oggi, ma passando nelle strade. Quindi, un'esigenza pratica - il passaggio dei tori nelle vie del centro fino alla Plaza de toros per lo spettacolo di tauromachia - divenne quello che oggi è l'encierro. I giovani iniziarono a correre con i tori: le autorità tentarono di proibire questa nuova usanza, ma non vi riuscirono, ed ecco che è rimasta fino ai giorni nostri”.

 L'inizio è decretato dal chupinazo, il razzo che viene sparato a mezzogiorno del 6 di luglio dal balcone del municipio, con l'annuncio del sindaco o di un consigliere che decreta l'inizio della festa, e la folla sotto, in trepidante attesa, esplode nel grido rituale: "Pamploneses. Viva San Fermìn, Gora San Fermin!". La celebrazione - che continua fino al 14 luglio - prevede ogni giorno, a partire dal 7, un encierro, la corsa dei tori che si snoda in un percorso di 800 metri per le vie della città. Ha inizio molto presto, e c'è chi affitta un balcone per godersi la corsa in tranquillità e sicurezza oppure chi vuole assistere dalla strada (doppiamente transennata), ma l'ingresso in città e nelle case deve avvenire entro le 7 del mattino: dopo quell'ora tutti portoni, i negozi e le abitazioni sono chiusi. Le strade vengono pulite per consentire che nessuno, uomini o animali, siano intralciati da ostacoli, le barriere serrate, e cresce il nervosismo dei giovani uomini pronti alla corsa (i mozos, corridori).

//Pamplona, piazza del MunicipioPamplona, piazza del Municipio

 

 Alle 8 si aprono i recinti e tra la folla sfrecciano sei tori e altrettante giovani vacche selvatiche. Pochi minuti di corsa, circa 2 o 3, dai corrales (recinti) alla calle Santo Domingo (poi la Plaza de Ayuntamento, la curva de Mercaderes, Estafeta, Telefònica) fin dentro alla Plaza de Toros, per una giornata che terminerà alle 18 con la corrida.

 Nel periodo della fiesta, la popolazione di Pamplona passa da 190 mila abitanti a più di un milione e mezzo. Molti residenti in questa settimana “emigrano”, ma per chi rimane in città gli affari sono d'oro: si affittano i balconi (i prezzi variano a seconda di quanti intermediari: da 30 euro a 100) e la corsa è effettuata la mattina presto per non bloccare le attività commerciali; si fa festa giorno e notte in affollatissimi ristoranti e bar, con le bancarelle che vendono la divisa di Pamplona con tutti i suoi accessori, i negozi del famoso Kukuxumusu che ha fatto del toro il suo business e la sua arte, i luoghi storici di Hemingway come il meraviglioso caffè Iruña, tristemente trasformato nei giorni della fiesta in una discoteca diurna e notturna, oppure nelle tiendas di souvenir dove si vedono gadget di tutti i tipi comprese magliette con tori e scritte come “Keep calm and run”.

La città è cara, con o senza San Fermin, ma durante la fiesta molti esercizi commerciali aumentano notevolmente i prezzi. Elena Beltran, giornalista del quotidiano Diario de Noticias, in un articolo chiede provocatoriamente ai suoi lettori: quale consumatore pagherebbe 2,80 euro per una birra in un bicchiere di plastica alle otto di sera in un bar vicino alla cattedrale? E la riposta arriva, ed è semplice: “durante Sanfermines, molta gente”. I bar possono permettersi di impostare quei prezzi e ancora riempire il locale.

Fanno affari anche le edicole perchè da qualche tempo vi è la consuetudine per i corridori di impugnare un giornale arrotolato (forse, mi suggeriscono, per usarlo come arma, anche se contro la forza di un toro la cosa è ovviamente inefficace). La mattina, pochi minuti prima della corsa, le persone in strada battono il quotidiano sul muro vicino ai corrales chiedendo la benedizione al Santo. Rivolti all'immagine del Patrono sulla salita di Santo Domingo e al cielo, i mozos brandiscono il giornale cantando all'unisono: “A San Fermín pedimos, por ser nuestro Patrón, nos guíe en el encierro, dándonos su bendición" , “Viva San Fermín!” e “Gora San Fermín!” (in euskera, basco), per tre volte. Poi un primo sparo del razzo per l'apertura del recinto, e si parte!

 La corrida, per quanto ancora molto amata, è destinata a scomparire, mi raccontano, e infatti in alcune zone della Spagna è già stata abolita (pare che quando non ci sarà più, i tori oggi allevati a caro prezzo per la lidia e che fanno una vita da re e costano tantissimo, saranno allevati per la carne). I giovani ci vanno sempre meno, i biglietti sono anche costosi (una forte spesa anche per lo Stato: a un municipio una corrida o un encierro possono costare anche 180 mila euro). La crisi si sente e ne risentono anche i bagarini che vendono biglietti fuori dall'arena trattando sul prezzo con molta più generosità.

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Diverso il caso di Pamplona e della sua festa che è sempre molto partecipata, soprattutto da giovani uomini, che arrivano dalla Spagna e da ogni parte del mondo. I giornali, tuttavia, riportano un calo nei numeri: secondo il Diario de Navarra quest'anno si è vista meno gente nei primi giorni di San Fermin, un minor numero di corridori. Questo lo si evincerebbe anche dal numero delle denunce per furto riportate alla riunione de la Junta Local de Protecciòn Civil, un barometro indicativo (134 denunce durante i primi giorni, rispetto alle 186 del 2013). Così come il 32% in meno di immondizia nel quartiere del centro e un calo nella raccolta differenziata del vetro.

A Pamplona da tutto il mondo per la  fiestas de San Fermín | Pamplona, Hemingway, festa San Firmino, Rosita Ferato, corridaIl primo encierro avrebbe registrato 2.483 persone, una cifra molto più bassa rispetto a quella del 7 luglio 2013, ma la corsa rimane comunque un richiamo, un palcoscenico per i giovani spagnoli, e persone provenienti da tutto il mondo, che corrono per dimostrare il loro coraggio: i feriti o i contusi (o i calpestati), che pur ogni giorno ci sono, offrono una composizione trasversale quanto a nazionalità. Fonti locali non ufficiali (amici del posto) riportano che normalmente gli spagnoli sono più abituati e allenati (anche perchè in altri paesini di Spagna si tengono delle corse dei tori, spesso in coincidenza con le feste patronali); in realtà spesso le corna dei tori non risparmiano nemmeno gli autoctoni. Per quanto riguarda il genere, la corsa per anni è stata esclusiva maschile: fino al 1974 l'encierro era addirittura proibito alle donne. Oggi ve ne sono alcune, spagnole e straniere, anche se sicuramente in minor numero rispetto agli uomini. Alcune, come riporta in un servizio il telegiornale di Pamplona, “convinte dagli amici, che non sanno niente di tori; alcune rimangono ferite durante la corsa, come nel luglio dello scorso anno”. Tutto si affronta pur di far parte di questo affresco di colori vivaci in movimento!

E chi non può esserci, si consola davanti alla televisione. La corsa è molto seguita: un canale ogni mattina la trasmette in diretta (dai balconi, una volta visto “live” il passaggio dei tori, ci si precipita dentro casa per vederne il seguito sul piccolo schermo). Quest'anno, 1,9 milioni di telespettatori hanno seguito il primo encierro. E l'augurio è sempre lo stesso: che la corsa sia rapida, che il toro non soffra e che i giovani mozos non finiscano incornati!

 


 

Rosita Ferrato

16/07/2014