Lo stile Barça, il football dell’accoglienza | Cristina Artoni
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Cristina Artoni   
Lo stile Barça, il football dell’accoglienza | Cristina Artoni“E’ un ricamo che viene creato e disfatto ad ogni partita”. Nel bar del football club del Barça di calle Avinyó di Barcellona, la poesia ti sorprende intorno a un tavolo di formica. Ahmed e Youssuf prendono il centrino ricamato che fa da centrotavola per spiegare la strategia del gioco della squadra europea più popolare degli ultimi decenni: “La trama disegnata in campo si basa sul 4-3-3. Da questo schema si creano le azioni che poi prenderanno una forma diversa in base all’avversario che i giocatori hanno di fronte”.
Di origini marocchine, Ahmed e Youssuf, sono dei sostenitori senza tessera del Barça: “Risparmiamo su tutto – dicono - ma non perdiamo una partita”. Il club non è comunque a caccia di nuovi affiliati, è già la società calcistica con più membri al mondo e con oltre 160 milioni di sostenitori sparsi per il pianeta.
I migranti che arrivano in Spagna non indugiano molto nel scegliere di chi diventare supporter. Lo “stile Barça”, spiegano da calle Avinyó, si distingue nel gioco, ma anche nella sua capacità di non piegarsi a tutte le regole imposte dal calcio mercato.
Con alle spalle 109 anni di storia il club è per molti non solo un riferimento sportivo. “Per noi rappresenta la squadra dell’accoglienza – dice Youssuf – è l’equipe che si sa spendere per promuovere la solidarietà. In tempi come questi sembra un miracolo”. Sulle magliette dei giocatori, non c’è spazio per gli sponsor, il solo logo concesso è la scritta UNICEF.
Lo stile Barça, il football dell’accoglienza | Cristina ArtoniIl sostegno è iniziato negli anni ottanta, quando il club organizzò una partita amichevole a beneficio dell'UNICEF, contro la squadra Human Stars, una selezione dei migliori calciatori del mondo dell'epoca. Il club inoltre devolve ogni anno lo 0,7% del ricavato societario al fondo dell’Onu per l’Infanzia.
Con l'arrivo del presidente Joan Laporta la dirigenza ha poi aumentato i fondi destinati alle cause sociali a livello mondiale. Con questo scopo alla fine del 2005 il FC Barcelona ha organizzato un'amichevole al Camp Nou, lo stadio dell’équipe catalana, tra una selezione di giocatori israeliani e palestinesi, uniti per la prima volta in una medesima squadra. Nello stesso periodo si sono moltiplicati gli accordi firmati con le ONG per l'aiuto economico ai paesi in via di sviluppo.
“Sono le azioni che contano – sottolinea Ahmed – e farlo con il calcio significa far arrivare il messaggio anche ai bambini. Mio figlio è un catalano-marocchino, è nato qui al Prat. Ha 7 anni ed è già arrivato alla terza maglietta del Barça”.
Lo stile Barça, il football dell’accoglienza | Cristina ArtoniGli appassionati dell’equipe blugranata nei paesi arabi si ritrovano sul sito www.forcabarca.com , cliccato da circa diecimila internauti ogni giorno. Un fenomeno, per essere una squadra europea, ma che non stupisce i supporter del bar di Avinyó, nella strada del Barrio Gotico che porta dritto al mare: “Per me – aggiunge Ahmed – è come se il Barça mi facesse da ponte tra il resto della mia famiglia rimasta a Rabat e la mia vita di tutti giorni a Barcellona..ci permette di esultare per la stessa cosa. Anche perché il gioco in campo è pieno di fantasia e paga…perché poi vinciamo quasi sempre.”
Quando il Barça gioca, la vita in città rallenta. Si riempiono i bar in una mezcla di gente di tutte le età e provenienze. Le strade si fanno più deserte. E’ in questi momenti che le dichiarazioni diventano più assolute: “Essere tifoso del Barça significa identificarsi anche con la storia della democrazia di questo paese e della cultura catalana” assicura Youssuf.
Intorno al tavolo si aggiungono i tifosi catalani che partono con la storica rivalità tra Barça e Real Madrid. Fin dalla nascita le società furono considerate rappresentanti delle due regioni rivali della Spagna, la Catalogna e la Castiglia, così come delle due stesse città. Una contrapposizione che ha raggiunto l’apice durante la dittatura di Francisco Franco, quando il Real Madrid era considerata la "squadra del regime", mentre il Barcellona era reputata la "équipe dell'opposizione".
Lo stile Barça, il football dell’accoglienza | Cristina Artoni
“Oggi, quando qualcuno entra al Camp Nou – si scalda Pau, tifoso da sempre – si può leggere sulle gradinate degli spalti una frase che ha fatto storia: Més que un club (Più che un club). Quando si pronuncia questa frase, ci si riferisce a molte cose, non solo alle Coppe dei Campioni conquistate, ai diciannove scudetti o alle venticinque Coppe di Spagna, ma si fa riferimento alla grande famiglia del Barça, che ha voglia malgrado tutto di trovare un po’ di alegria anche di questi tempi”.

Cristina Artoni
(26/05/2009)







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