Barcellona, la “cultura di strada” off-limits | Cristina Artoni
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Cristina Artoni   
Barcellona, la “cultura di strada” off-limits | Cristina ArtoniPercorrendo la Rambla di Barcellona, per scendere verso il mare bisogna zigzagare tra le statue umane. Non c’è tempo per distrarsi. Ci si imbatte nella donna-fiore, contornata da una corolla di margherita, nel clown multicolore, nel cowboy tutto argentato oppure nel ragazzo che cosparso di vernice bianca si lancia a testa in giù in un finto mobiletto del bagno. Le statue si muovono davanti a una piccola offerta e per mettersi in posa con i turisti .

Ma questi sono solo alcuni degli artisti di strada che animano da sempre la strada più creativa della città catalana.
Ogni mese le maschere cambiano per dare spazio alla fantasia. Fino a poco tempo fa i più acclamati erano l’imitatore dagli infiniti palleggi di Diego Armando Maradona, e il ballerino di flamenco.

Da qualche anno chi manca dalle Ramblas sono i musicisti. Per loro quasi tutta la via è off-limits. Resta solo un piccolo piazzale sul fondo.
Per suonare per strada bisogna rispettare delle regole precise, dettate dal Comune con un’ordinanza entrata in vigore nel 2005 che ha come obiettivo di “preservare lo spazio pubblico di modo che rimanga un luogo di convivenza e civiltà”. Le nuove leggi coinvolgono anche gli attori, ma in particolare i musicisti, che possono suonare solo in 24 punti del centro della città, e le Ramblas non sono contemplate.

Ogni quindici giorni, ai gruppi che hanno ottenuto il tesserino di “artista de calle” da una commissione del Comune, viene assegnato il punto dove suonare attraverso un’estrazione.
Chi sgarra si vede requisire lo strumento e potrà riottenerlo solo pagando una multa di oltre 170 euro.

Dopo le prime restrizioni, il musicista Manu Chao ha realizzato, una compilation di gran parte degli artisti callejeros di Barcellona dal titolo “La Colifata” ( www.radiochango.com ). Un disco pirata da vendere solo per strada, i cui proventi erano destinati direttamente ai musicisti. Un modo per sostenere la cultura di strada, di cui Barcellona è sempre stata la vetrina più creativa e per denunciare la politica di attacco alla cultura spontanea. “Siamo in mezzo ad una bugia colossale – racconta Franz, fondatore del gruppo reggae Microguagua – il Comune di Barcellona per incentivare il turismo continua a vendere questa città come la capitale della cultura spontanea, ma è pura ipocrisia. Perché ormai la spontaneità si è persa. Non c’è giorno che si possa suonare senza essere interrotti dalla Guardia Urbana che si mette a controllare tutti i componenti del gruppo e che rimane a misurare i decibel.”

Barcellona, la “cultura di strada” off-limits | Cristina ArtoniI musicisti, insieme agli altri artisti che hanno fatto di Barcellona per anni il proprio palcoscenico, hanno cercato un confronto con le autorità catalane, ma senza risultato. Dal primo gennaio sono state infatti introdotte nuove regole, ancora più rigide. I musicisti non possono usare gli amplificatori e raccogliere le offerte passando tra gli spettatori. Per un periodo è entrato in vigore anche il divieto di vendere i dischi per strada dopo un concerto. Lo scorso 21 giugno, nel giorno della festa della Musica celebrata in tutta Europa, a Barcellona si è arrivati al paradosso. I musicisti di strada sono stati invitati a riunirsi in una piazza del quartiere di Gracia, allo stesso orario, con l’autorizzazione a suonare per due ore al pomeriggio. Tutti insieme. A Lione, solo per portare l’esempio di realtà vicina, l’amministrazione comunale ha chiesto a tutti i cittadini di scendere per strada con il proprio strumento, senza limitazione di luogo e con l’autorizzazione a realizzare performance fino alla mezzanotte.

I divieti a Barcellona compongono una lunga lista: per strada non sono ammesse le note delle trombe, delle percussioni e dei piatti. Vietato suonare in spiaggia. Quasi impossibile riparare nei bar, perché la maggior parte sono stati colpiti dalla stessa scure dei musicisti che si esprimono per strada. Se il locale non è insonorizzato alla perfezione, è vietato suonare.
Eppure il Comune nel promuovere la città per i turisti utilizza ancora l’immagine del passato, quella di una Barcellona capitale della cultura di strada. Le nuove regole tutelano sicuramente i nuovi residenti dei quartieri centrali e hanno abbellito la vetrina per i turisti che attraversano la città per pochi giorni. Ma a Barcellona sta sparendo tutto un mondo artistico fatto anche di improvvisazione. Ormai è impossibile imbattersi, come pochi anni fa, in un giovane che spingendo su delle rotelline un pianoforte verticale fendeva il buio delle stradine del Barrio Gotico per poi piazzarsi nel mezzo delle Ramblas e improvvisare una jam-session con il primo trombettista incontrato. Era anche questa Barcellona. Una volta.


Cristina Artoni
(27/07/2009)


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