Il B612, emulazione collettiva e personalità creatrici | Perrine Delangle
Il B612, emulazione collettiva e personalità creatrici Stampa
Perrine Delangle   
A Barcellona nel quartiere di Sants, Lorena, Paulo, Juan, Zoltan e Sophia condividono un vecchio hangar di 180 mq, trasformato in laboratorio. Duro, il vicino, sfrutta il piccolo atelier adiacente, ma fa direttamente parte dell’avventura del B612. Alcuni di loro risiedono a Barcellona da 10 o 8 anni, mentre altri sono arrivati da appena un anno. Anche se alcuni ripartiranno presto per altre destinazioni, la maggior parte di loro si sono già solidamente stabiliti a Barcellona. Nell’immediato, vogliono tutti approfittare del loro soggiorno qui e dello spazio di cui dispongono per perfezionarsi nella loro arte, migliorare la loro tecnica, trovare, sviluppare o rinnovare il proprio stile, il proprio tocco personale. Il B612 “è un luogo in cui realizzare i nostri sogni”, afferma Juan Daza, scultore e architetto colombiano che abita nella casa sovrastante il laboratorio. Allegoria dell’asteroide del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, il B612 è un luogo di incontro, di viaggi immaginari e sperimentazione. “B612, lo si direbbe il nome scientifico di un esperimento russo, scherza la pittrice cilena Lorena Baez, prima di riprendere seria, e in fondo è un po’ quel che è; ciascuno è qui per sperimentare qualcosa riguardo alla sua arte, come in una specie di laboratorio”.
Il B612, emulazione collettiva e personalità creatrici | Perrine Delangle
Concreta messa in pratica dell’incontro fra culture che supera la retorica dell’interculturalità, questo luogo di creazione riunisce artisti di vari orizzonti. Arrivati dal Cile, dall’Ungheria, dall’Inghilterra, dall’immigrazione albanese negli Stati Uniti o dalla Colombia, gli artisti dell’atelier illustrano concretamente la ricchezza del mélange di origini, culture ed eredità culturali in diaspora. “Le nostre culture, le nostre esperienze passate, i nostri linguaggi artistici e i nostri artigianati tipici, gli artisti che abbiamo seguito nei nostri paesi, l’educazione di base e l’educazione artistica che abbiamo ricevuto fanno tutti parte delle influenze di ognuno”, sottolinea Lorena Baez, prima di concludere, “e in questo senso l’incontro e lo scambio attorno a queste differenze costituisce un allargamento incredibile dei punti vista”. Con perspicacia, Paulo Salinas aggiunge, “al di là delle nostre origini diverse, siamo tutti il prodotto del mélange tra le nostre rispettive eredità culturali e il fatto di vivere a Barcellona. È il risultato della trasformazione, che si verifica vivendo tutti qui, ad essere davvero interessante e arricchente”.

Condividendo questo spazio, gli artisti vivono un’esperienza unica e appassionante, che favorisce la creatività. “Qui regnano un fermento di idee ed una energia creativa palpabili e contagiosi”, afferma Zoltan Dudas, designer di mobili e decoratore di interni ungherese. Duro Shaqir Nuri, pittore americano di origine albanese, aggiunge “quando li vedo lavorare come dei pazzi, questo mi motiva ancora di più a darmi da fare. Allora corro a casa e dipingo. Ho appena terminato un’intera serie di opere al carboncino, e penso che la rapidità con la quale ho lavorato è dovuta in parte all’energia del B612”. Per ciascuno di loro il semplice fatto di “essere insieme”, completamente assorbiti dalle loro rispettive attività, è uno stimolo alla creazione. La condivisione di punti di vista, d’idee e di opinioni crea uno scambio fecondo e a volte permette anche di risolvere i problemi o i dubbi che si affacciano durante il processo creativo. Da un punto di vista materiale, questo sistema permette la condivisione degli strumenti e di certi macchinari, che individualmente non tutti avrebbero potuto comprare. Chiaramente, condividere un luogo richiede un grande rispetto del lavoro altrui e una capacità di adattamento alle limitazioni dello spazio e alle necessità di ciascuno. “Se devo carteggiare un mobile, spiega Zoltan Dudas, devo organizzarmi per non farlo quando Lorena dipinge o quando Paulo incolla le sue suolette”. Tuttavia, anche se a volte le attività non sembrano del tutto compatibili e generano questo tipo di inconvenienti, tutti sono d’accordo nel dire che gli inconvenienti non sono nulla in confronto alla ricchezza che rappresenta questa avventura.
Il B612, emulazione collettiva e personalità creatrici | Perrine Delangle
Il B612 è, dunque, uno spazio interdisciplinare. Le formazioni iniziali, le scelte artistiche e le attività di ciascuno costituiscono un mosaico impressionante. Un architetto dedicato alla scultura su ferro, un musicista riconvertito in designer e fabbricante di scarpe cucite a mano, un grafico consacrato alla pittura, uno specialista del legno lanciato nel disegno di mobili e decorazione di interni, ognuno degli artisti del B612 possiede, per la sua formazione e la sua professione, un modo singolare di vedere le cose. Il dialogo che vi scaturisce non può che essere produttivo. “Quando realizzo un’installazione - afferma l’artista anglo-italiana Sophia Daly-Rossin- e Juan mi dà il suo punto di vista di architetto, il mio modo di vedere la mia opera ne risulta spiazzato e questo mi apre a nuove prospettive e a un’altra percezione del mio lavoro”. Paulo Salinas va più lontano e spiega che quest’interdisciplinarietà porta a sperimentare un miscuglio di linguaggi artistici e processi creativi, perché lui stesso ammette: “Le linee, le forme, i materiali che utilizzano gli altri, influenzano direttamente la mia creatività. C’è grande fluidità tra i diversi linguaggi”. Infine la differenza di età, comprese tra i 21 e i 64 anni, arricchisce altrettanto questa serie artistica, attraverso la varietà delle esperienze di ciascuna generazione artistica e la fusione prolifica delle pratiche.

Tuttavia, al di là delle differenze di età, di attività o di provenienza, la creatività li unisce attorno ad una certa maniera di stare al mondo. Tutti sentono il bisogno di esprimere la loro visione della società, di difendere una posizione, di formulare una critica sul mondo e sugli avvenimenti cui assistono, sia nel campo artistico, economico, politico o sociale. Che essi esprimano le loro ansie o le emozioni che li abitano, attraverso le loro creazioni, gli artisti del B612 esprimono ogni volta un proprio modo di stare al mondo, che segue criteri etici, umani o filosofici. Zoltan Dudas e Paulo Salinas realizzano così dei pezzi unici e scommettono sulla qualità dei materiali, per confezionare rispettivamente i propri mobili e le proprie scarpe d’autore. Le opere di Duro Shaqir Nuri svelano, attraverso delle forme che si confondono, doppie facce e maschere, un’aspra critica dei nostri tempi e dell’ipocrisia generale che regna nella vita politica, economica e sociale. Riflesso dei nostri tempi, le sue tavole ci riportano alla complessità del mondo. Dal canto suo, approcciando le sculture attraverso il filtro dell’architettura, Juan Daza tenta nelle sue composizioni di riorganizzare il disordine, di dare un senso allo spazio. Sophia Daly-Rossin invece si ispira alle favole, per creare delle istallazioni che evocano l’assenza e il tempo che passa, mentre Lorena Baez mette nella pittura e nei colori emozioni tutte personali, che sono altrettante testimonianze di ciò che lei è, di ciò che vive, della sua concezione del mondo e della storia.

Non possiamo che augurare loro di riuscire a far conoscere le loro creazioni e il loro spazio, a dispetto delle difficoltà che quasi tutti lamentano nel farsi spazio nel mondo dell’arte. La recentissima pubblicazione del loro sito internet e l’organizzazione regolare di “porte aperte” gli permetteranno di fare un passo decisivo in tal senso e di aprire questo microcosmo creativo agli sguardi dei curiosi, dei clienti e degli amanti dell’arte e del lavoro ben fatto.

Per conoscere le loro creazioni e contattarli, appuntamento su www.b612barcelona.com
Calle Miguel Angel, 60bis Barcelona (Metro plaza de Sants)


Perrine Delangle
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(02/09/2009)


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