Il “mestizaje” spagnolo | Cristina Artoni
Il “mestizaje” spagnolo Stampa
Cristina Artoni   
“Negro africano, asiático oriental
indio americano, africano musulmán
blanco europeo, aborigen australiano,
cinco continentes en un mismo corazón
MULTIRACIAL, MULTICULTURAL,
MULTIRACIAL, MULTICULTURAL”

È con questo inno che gli Ska P, banda madrilena dalla forza travolgente, hanno calcato migliaia di palchi in tutta Europa e America Latina.
La canzone dal titolo “Mestizaje” con i suoi ritmi punk-ska invita a un meticciato senza frontiere. Il gruppo è nato a Vallecas, un quartiere operaio nella periferia di Madrid, caratterizzato da una lunga tradizione di lotta contro la dittatura franchista. Nel loro lungo percorso cominciato negli anni Novanta, gli Ska P hanno sempre dato una direzione precisa ai loro testi, pieni di ideali. Ma la bandiera del “mestizaje” è rimasta il punto centrale della loro musica, malgrado i componenti della band siano tutti spagnoli. Ma nella penisola iberica parlare di meticciato non significa solo esprimere un genere musicale, che va ben al di là della “world music”. Il “mestizaje” è l’incontro, la mescolanza da cui nascono sempre frutti inattesi. Il termine nasce dal processo storico avuto con la conquista, ma sarebbe più appropriato definirla “invasione”, dell’America. Con l’arrivo degli europei nel continente latinoamericano insieme agli schiavi africani, si realizzarono incroci con gli indios di diverse provenienze.

Il “mestizaje” spagnolo | Cristina Artoni
Ska P

Secondo alcuni studiosi, il termine venne adottato dalle élite latinoamericane per cercare di occultare le forme di razzismo. Ora il “mestizaje” nel suo significato più puro, come forma pluralista di incontro e diversità, è uno dei punti forti della cultura spagnola.
La musica, soprattutto tra le nuove generazioni, parla dell’incrocio di culture e nell’ambito dell’immigrazione è un fenomeno che emerge in modo dirompente.
Figlie del gruppo francese Mano Negra, che già dagli anni Ottanta faceva sognare il pubblico con i suoi ritmi patchanka , le formazioni emergenti spagnole usano la nuova lingua dell’incrocio culturale in modo nuovo e spregiudicato.

Tra i primi a lanciarsi nelle sperimentazioni ricordiamo gli Ojos de Brujo. La band, nata tra le pieghe dei quartieri popolari di Barcellona, riflette la multiculturalità che si respira nei barrios in cui, nel corso dei decenni, si sono fusi i suoni degli andalusi che migravano in America Latina, Asia, Africa o Europa dell’Est. Questa mescolanza di culture crea “una realtà parallela a quella che c’è in altre parti della città”, spiega Ramón Jiménez, chitarrista e “cuore” della band.
Ramón, un gitano che parla con passione della periferia, sottolinea che essere cresciuto in quei quartieri umili e allo stesso tempo multiculturali gli ha permesso di sviluppare una coscienza sociale: “Mi sento parte di questa realtà, è la mia stessa vita”. Ramón aggiunge che l’unica cosa che lo muove è “vivere in prima persona ciò che lo interessa”.

Il “mestizaje” spagnolo | Cristina Artoni
© Julia Montilla

Techarí , il nome del loro terzo album, è forse la parola che più si avvicina all’essenza del loro lavoro. Nella lingua calò , l’idioma gitano del sud della Spagna, questo termine significa “libero”. Liberi di vivere della propria musica con una famiglia di musicisti che arrivano fino a diciotto componenti.

In Spagna la scena musicale è però sempre in movimento e malgrado le nuove regole introdotte da molte amministrazioni locali per limitare i disagi provocati dalla musica che nasce por la calle , rimangono molti spazi di creazione spontanea.
Nella stessa Barcellona, una delle città più soggette alle leggi contro gli artisti di strada, nascono delle jam-session tra i musicisti di strada e il pubblico. Tra i gruppi più scatenati nell’accendere la fiesta ci sono i Mañana me chanto, band di Barcellona che mischia rumba, cumbia, ska, reggae, funk, salsa, rock e punk.
Si tratta di un vero gruppo nomade formato da musicisti provenienti da Cile, Argentina, Svizzera e Francia. Non c’è nemmeno uno spagnolo puro nel gruppo, ma nessuno degli spettatori è interessato al loro luogo di nascita. Anche perchè questi sette musicisti sono andati in ben 25 paesi diversi a bordo di un semplice furgone. La famiglia chanto ha suonato finora in tre continenti, ma quando può torna nelle stradine del cuore della vecchia Barcellona per divertirsi con concerti spontanei.


Oltre ai ritmi latini, in Spagna non si può non imbattersi nelle sonorità arabe, che hanno segnato in modo indelebile la cultura flamenca. Le si respirano nelle note dei Yacine & Oriental Groove Ensemble. La band
propone canzoni algerine con chitarra e voce, poesie arabe con basi melodiche di strumenti tradizionali insieme a basi elettriche.

Il “mestizaje” spagnolo | Cristina Artoni
Mañana me chanto

Yacine Belahcene, padre algerino e madre spagnola, ama definire la sua musica “rock arabo-mediterraneo”. Le influenze, oltre che dalla famiglia, sono arrivate dai numerosi viaggi tra Algeri, Tangeri, Barcellona, Tripoli e Alessandria: “Il Mediterraneo non è solo la culla di molte culture – racconta – ma è fonte d’ispirazione. Siamo un gruppo mediterraneo che suona rock arabo perché mischiamo gli strumenti tradizionali del rock, come chitarre elettriche, basso e batteria, con le melodie arabe e magrebine”. Dalla musica degli Yacine & Oriental Groove Ensemble emergono le note dei derbouka, degli oud, dei bangour ma anche dei violini. Nel suo esperanto musicale Yacine ha fatto del mestizaje la sua lingua.

Il “mestizaje” spagnolo | Cristina ArtoniL’aveva scelta, come molti altri musicisti, già con il suo primo gruppo formato da amici di scuola cresciuti nel quartiere arabo d Barcellona: i Cheb Balowski, che in polacco significa “colui che ama ballare”.
Il “mestizaje” spagnolo | Cristina Artoni
Yacine Belahcene



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Notes:
•(1) www.ska-p.com
•(2) www.ojosdebrujo.com
•(3) www.mananamechanto.com

Cristina Artoni
(22/09/2010)


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