C’è posto per Taher El-Hadad nell’Assemblea Costituente Tunisina? | Nagy Al-Khashnawy, Taher El-Hadad, Taha Hussein, Università Zaytouna, Abou el Qasim el Shabby, Lucia Veronica Gustato
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Nagy Al-Khashnawy   

In seguito alle elezioni dell’Assemblea Costituente, la Tunisia vive un conflitto aperto tra le forze politiche che vogliono islamizzare la società e le forze civili che vogliono procedere nel cammino della modernità e della laicità. La disputa ora si fa più accesa intorno alla stesura della costituzione per il popolo che ha dato il via alla “primavera araba”. In particolare, il dibattito riguarda le fonti di tale costituzione, se debbano essere ricercate nella sharia islamica o nei diritti universali dell’uomo, o nella nostra eredità culturale e politica, di cui si parla nel libro di Taher El-Hadad “La nostra donna nella sharia e nella società”, già alla base dell’elaborazione del codice di statuto personale.

C’è posto per Taher El-Hadad nell’Assemblea Costituente Tunisina? | Nagy Al-Khashnawy, Taher El-Hadad, Taha Hussein, Università Zaytouna, Abou el Qasim el Shabby, Lucia Veronica GustatoRisvegliare la memoria tunisina

In questo clima di conflitto Nagy Marzouq, intellettuale tunisino, attivista per i diritti umani e proprietario della casa editrice Samed, pubblica nuovamente il testo di Taher El-Hadad “La nostra donna nella sharia e nella società” in un’edizione elegante, per risvegliare la memoria del lettore tunisino contemporaneo.
Il testo tratta la battaglia per la realizzazione degli obiettivi della rivoluzione, in particolare per la tutela e il consolidamento dei diritti della donna tunisina, che nel XXI secolo è minacciata non solo dalla politica maschile ma anche dalle stesse connazionali che guardano alla poligamia, al matrimonio Orfi (non legalmente riconosciuto), alla circoncisione femminile e all’uso del velo integrale come pratiche normali. La donna tunisina, dopo essere stata in prima fila nel rovesciamento della dittatura del regime, si ritrova ostacolata dall’espressione “lutto per le donne che hanno sostenuto El-Hadad”. Tuttavia, chi innalza questo slogan non sa che Taher El-Hadad aveva scritto nel suo libro che “l’Islam non è responsabile della condotta miserevole a cui sono arrivate le donne nella società”

I conservatori vecchi e nuovi
Taha Hussein lo descriveva come “un giovane che ha anticipato la sua epoca di due secoli”. Il riformatore tunisino Taher El- Hadad, che aveva scritto il testo “Gli operai tunisini e il movimento sindacale” nel 1927, è diventato famoso per il suo libro “La nostra donna nella sharia e nella società” pubblicato nel 1930, a seguito del quale l’università e moschea Zaytuna di Tunisi lo privò della laurea, lo accusò di apostasia, ateismo ed eresia, chiese che gli fosse proibito il matrimonio e che fosse cacciato dal suo lavoro. Pubblicò due libri in risposta al suo testo: “Lutto per la donna di El-Hadad” e “La spada della verità su chi non vede la verità”.
Taher El-Hadad non aveva ancora compiuto 36 anni quando morì, dopo essere stato contrastato da elementi fondamentalisti e reazionari del suo tempo (come i salafiti e il movimento di Ennahda oggi). El-Hadad è stato un pioniere della Rinascita araba come Qasim Amin, Ali Abd el Razeq, Abu-el Qasim el Shabby e Taha Hussein, e il suo libro è stato una pietra miliare nel processo di tale rinascita, che ha preso il via dalla domanda “perché l’occidente va avanti e noi musulmani restiamo indietro?”

La prima modernità tunisina

Nonostante l’ostracismo dell’Università Zaytouna nei confronti di Taher El-Hadad, il movimento di modernizzazione in Tunisia non ne trascurò l’influenza, ma anzi si basò sulle sue posizioni e le sue idee, in particolare quelle relative alla donna, per la compilazione del codice di statuto personale (1956), codice all’avanguardia sui diritti della donna in Tunisia, che riunì nei suoi capitoli la giurisprudenza e il pensiero moderno oltre che gli accordi internazionali che garantiscono i diritti dell’essere umano, compresi quelli della donna. Questo codice, che aveva tra le sue fonti il libro “La nostra donna nella sharia e nella società” Di Taher El-Hadad, subisce oggi un violento attacco dissimulato da un discorso che sembra apparentemente rispettare il più importante pilastro della Tunisia moderna.
Nella sua nuova edizione della casa editrice Samed, il testo è introdotto dalla Dottoressa Amina Alzamily alUslaty, docente presso la facoltà di letteratura e scienze umane di Susa, e contiene la prefazione di Taher El- Hadad, il capitolo sulla legislazione (la donna nell’islam, il matrimonio, il divorzio, l’adulterio), la sezione sulla società (la sovranità familiare, la miseria sociale, il progresso moderno, l’educazione formale) e la conclusione del libro. La dottoressa Amina afferma che “questo libro dovrebbe essere letto, pubblicato e commentato tra una generazione e l’altra” perché rappresenta un segno del conflitto che c’era e che continua ad esserci tra le forze conservatrici e tradizionaliste da una parte e le forze di liberazione e modernizzazione dall’altra. Inoltre esso fornisce ai cittadini tunisini uno spunto per costruire un nuovo rapporto con la religiosità, basato sulla razionalità.

Come se El-Hadad fosse tra noi, qui e adesso
Tra le idee di grande interesse espresse da El-Hadad nel suo libro, e che hanno un’eco ancora oggi, c’è la sua posizione sul tema del velo, quando dice che : “Il velo integrale viene posto sul viso della donna per vietare l’immoralità come la museruola sul muso del cane per evitare che morda i passanti”
In breve nel suo libro El-Hadad invitava la donna a liberarsi dalle catene che la imprigionano all’interno della società, e rivendicava l’importanza del divorzio civile, non come diritto esclusivo dell’uomo, ma restituendo il potere giudiziario su tali casi alla magistratura. Egli esprimeva, inoltre, il proprio rifiuto assoluto alla poligamia essendo questo fenomeno una volgare consuetudine ereditata dell’epoca pre-islamica, e invitava la donna a praticare sport e a tenere il passo con le sue sorelle europee, ed affermava l’importanza dell’uguaglianza tra i due sessi nel godere del diritto all’istruzione gratuita e obbligatoria.
Il libro “La nostra donna nella sharia e nella società” era lungimirante in particolare per il concetto di laicità e stato civile. Nonostante il fatto che il termine laicità non fosse diffuso al suo tempo, tuttavia Taher El-Hadad ne aveva intuito i meccanismi e la finalità quando invitava i tribunali religiosi a non esercitare la propria autorità sui divorzi e sulle sentenze che disciplinavano i casi di donne divorziate, auspicando una limitazione dell’interferenza dell’istituzione religiosa nella vita delle persone, ed in particolare negli affari che riguardavano la donna.
Nel suo libro Taher El-Hadad invita a riconsiderare l’interpretazione coranica e ad analizzare direttamente il testo religioso; questa visione è stata ripresa oggi da molti studiosi interessati al pensiero religioso in Tunisia, come Mohammad elTalby, Hashem Djait, Abd el Magid Elsharfy, Olfa Yousef, Raja ben Salama e altri ancora.
Taher El-Hadad nel suo libro rimprovera i tunisini e le tunisine scrivendo: “Oh tunisini, siamo la vergogna davanti ai paesi del mondo che cercano la vita e la dignità. Noi invece restiamo attaccati ai dogmi e alle tendenze che abbiamo ereditato dalla nostra storia oscura e che attribuiamo erroneamente all’Islam, per proteggerci dal trauma della verità”
Taher El-Hadad non è più tra noi, ma le sue idee sono ancora vive, a sostegno della donna tunisina e della donna araba, come le poesie di Abou el Qasim el Shabby hanno sostenuto i ragazzi della rivoluzione e tutte le tunisine e i tunisini che hanno fatto cadere il regime di Ben Ali, e che non tarderebbero a rovesciare qualsiasi altra dittatura. L’idea di El-Hadad presenta le linee per il progetto di modernizzazione della Tunisia , inneggiando a dei principi che sono comuni ad epoche diverse, come la libertà, l’uguaglianza, il diritto civile e la giustizia sociale … E sono questi i valori per cui è stata fatta la rivoluzione tunisina.

Nagy Al-Khashnawy
Traduzione dall’arabo di Lucia Veronica Gustato
18/04/2012