Ancora un assassinio politico a Tunisi | Jalel El Gharbi, Mohamed Brahmi, Ennahda, Chokri Belaid, Ghanouchi, Sidi Bouzid, Stefanella Campana, UGT, Sahbi Atig
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Jalel El Gharbi   

//Le figlie di BrahmiLe figlie di BrahmiTunisi, 25 luglio 2013, ore 12.10. Un primo sparo. Verosimilmente una scarica di mitraglia. Una raffica, 14 colpi. La vittima gli sta davanti e soccombe. Accorre sua figlia. Più tardi dirà: “Dio è più grande di Ennahda”. L’uomo che giace insanguinato è un deputato. E’ a casa sua perché non vuole più avere a che fare con loro. Loro, sono quelli che detengono il potere in Tunisia. Il Presidente della Costituente, il Presidente della Repubblica e il Presidente del governo, perché è così che vanno nominati. I Presidenti sono riuniti nella sede della Costituente per celebrare la festa della Repubblica. Siamo a El Gazala, periferia infestata dai salafiti. L’uomo è morto. Si tratta di Mohamed Brahimi, 58 anni. L’uomo è conosciuto per la sua integrità e intransigenza. Da giorni non cessa di dire che ormai il Paese è ostaggio di una internazionale integralista sostenuta dalle monarchie del Golfo. Voleva dimettersi dalla Costituente per non essere un “falso testimone” di quello che si trama contro la Tunisia. Il suo discorso rassomiglia a quello di Chokri Belaid, assassinato il 6 febbraio 2013 con lo stesso modus operandi. Tutti e due hanno criticato aspramente la troika al potere, il partito Ennahda. Subito dopo il suo assassinio, i figli di Brahmi – come quelli di Belaid – hanno accusato Ennahda e Ghanouchi. Ennahda grida al complotto.

Si cerca di destabilizzare la Tunisia, si attenta alla sua legittimità, si cerca di riprodurre il caso egiziano. Un po’ ovunque nel Paese vengono prese di mira le sedi del partito Ennahda, le sedi dei Governatorati (Prefetture). Le manifestazioni sono violente a Sidi Bouzid, la regione di Brahmi, perché si attacca il partito al potere Ennahda. Questo partito, in coalizione con lo scheletrico Takatol e il fantomatico CPR, dirige il Paese dal 13 ottobre 2011. Il governo nasce dalla Costituente per dotare il Paese di una costituzione entro un anno. Mai niente è stato fatto fin’ora. Ennahda non sembra nemmeno avere coscienza di stare accumulando fallimenti. L’economia non è fiorente – per usare un eufemismo – e il potere d’acquisto dei cittadini è messo a dura prova mentre nel Paese circolano le armi. C’è chi suppone che Ennahda stia facendo incetta di armi. Malelingue? Può darsi, ma non si possono dimenticare i propositi bellicosi di alcuni membri di Ennahda. Si cita soprattutto Sahbi Atig, presidente del gruppo islamista alla Costituente. Il 13 luglio Sahbi Atig sentenziò in occasione di una manifestazione di sostegno ai Fratelli musulmani d’Egitto: “Tutte le persone che oseranno calpestare la legittimità saranno calpestate. Tutte le persone che attenteranno alla legittimità saranno alla mercé della vendetta nelle strade di Tunisi”.

Si rimprovera al governo di Ennahda di non aver smascherato gli assassini di Belaid sei mesi dopo il suo assassinio, nonostante che la polizia tunisina, tra le più efficienti, avrebbe potuto identificare gli istigatori nel giro di 72 ore. Si rimprovera a questo governo di aver smantellato la formidabile DST tunisina che avrebbe potuto proteggere il Paese dai servizi segreti stranieri (compresi quelli di piccoli paesi dalle aspirazioni smisurate). Si rimprovera al governo di lasciare impuniti i delinquenti organizzati nella Lega della Protezione della Rivoluzione (vecchi detenuti convertiti con la protezione del partito Ennahda); lo si rimprovera di chiudersi le orecchie sui discorsi estremisti, di favorire l’azione dei salafiti che puntano ad islamizzare la società secondo il modello wahabita. Si rimprovera al governo di aver creato un clima propizio alla violenza, di svuotare l’essenza dello Stato tunisino di cui il Paese era fiero. Gli si rimprovera di aver nuociuto all’immagine del Paese e ai suoi interessi.

L’opposizione, sostenuta dai sindacati UGT chiede:

  1. Lo scioglimento della Costituente che si è dimostrata inefficace e onerosa.

  2. La costituzione di un governo di salute pubblica nazionale.

I giorni che verranno diranno se la Tunisia affonderà nella violenza o no. Diranno se l’Islam politico, che ha rivelato la deludente incompetenza dei suoi dirigenti, troverà un secondo risveglio. Quelli che hanno voluto assassinare la repubblica daranno il colpo di grazia all’Islam politico? Lo scenario all’egiziana, richiamato da Mohamed Brahmi, non sembra convenire alla Tunisia. Tuttavia, nulla sarà più come prima ed è certo che l’opposizione non si lascerà imbrogliare come dopo la morte di Belaid.

Per la gioventù che ha fatto la rivoluzione dell’11 gennaio, l’assassinio di Brahmi rivela il fallimento di tutta la classe politica, e ha deciso di riprendere in mano il proprio destino. A Sidi Bouzid la società civile si è organizzata per trovare da sé la strada dopo aver espulso tutti i rappresentanti di Ennahda nel governo. Su facebook i giovani hanno altri modelli, altri leader che non provengono dalla classe politica. Emergono nuovi personaggi, come l’eminente professore di diritto Kais Said.

Mentre scrivo questo articolo, ascolto Ganouchi: se la prende con i modernisti, promette ai suoi seguaci che non andranno all’inferno e grida al complotto…. Il discorso è troppo vecchio per un paese così giovane.

 

 


 

Jalel El Gharbi (26.7.2013)

Traduzione di Stefanella Campana