Tunisia, esplosione di associazioni | Minoranze, diritti umani, collegio Sadiki, Bchira Ben Mrad, Sidi Bouzid, associazioni, Leila Ben Ali, Khadija Ben Saidane, Yamina Thabet, Amira Yahyaoui
Tunisia, esplosione di associazioni Stampa
Jalel El Gharbi/Medit   

Le libertà di riunione e di associazione sono garantite dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Per i cittadini le associazioni sono uno strumento importante per poter condividere uno scopo comune, per esprimere le proprie idee, un’opportunità indispensabile per la partecipazione politica e sociale. Si tratta di aspetti fondamentali del pluralismo sociale, base stessa della democrazia.

Che significa parlare di libertà di associazione in Tunisia, Egitto, Marocco, Libia? Lo abbiamo chiesto a quattro giornalisti che vivono in quei Paesi. Iniziamo dalla Tunisia, dove scopriamo una realtà associativa molto radicata e diffusa, ancor più dopo la fine del regime di Ben Ali, non senza alcuni aspetti negativi legati al fenomeno del terrorismo.


 

Tunisi. In Tunisia la vita associativa è radicata nella storia del paese, tanto che alcune associazioni si potrebbero definire parte del patrimonio immateriale del paese. È il caso di associazioni prestigiose come la Khaldounia fondata nel 1896 dal riformatore Béchir Sfar (1865-1917), un fine letterato versato in storia e scienze umane.

Tunisia, esplosione di associazioni | Minoranze, diritti umani, collegio Sadiki, Bchira Ben Mrad, Sidi Bouzid, associazioni, Leila Ben Ali, Khadija Ben Saidane, Yamina Thabet, Amira Yahyaoui

Il programma della Khaldounia in questo senso è emblematico: si può dire che sia una delle più importanti opzioni culturali in Tunisia, una sintesi tra radicamento e tendenza all’apertura al mondo. L’associazione si propone di promuovere la cultura scientifica e la conoscenza delle lingue negli ambienti colti del paese. Questo spirito è lo stesso alla base della fondazione del prestigioso collegio Sadiki (1875) capace di dispensare un insegnamento perfettamente bilingue e di alta qualità. Oggi, il collegio che annovera tra i suoi alumni il Presidente Habib Bourguiba, è raffigurato sulla banconota da 20 dinari.

Tunisia, esplosione di associazioni | Minoranze, diritti umani, collegio Sadiki, Bchira Ben Mrad, Sidi Bouzid, associazioni, Leila Ben Ali, Khadija Ben Saidane, Yamina Thabet, Amira Yahyaoui

Nel 1911 Tunisi vide nascere la prima associazione teatrale, Al Adèb (Le Lettere), e nel 1936 la prima associazione femminista – l’Union musulmane des femmes de Tunisie (UMFT) - fondata da Bchira Ben Mrad (1913-1993). Queste associazioni hanno contribuito a disegnare il profilo della Tunisia moderna.

Nell’epoca coloniale le associazioni sportive, culturali, femministe, sociali, hanno rappresentato un sostegno al movimento nazionalista e soprattutto un laboratorio di idee che sarebbero state realizzate dopo l’indipendenza. Occorre però constatare che anche nel primo testo legislativo – risalente al 1959 - che regolamentava la vita associativa e che risale al 1959 si potevano trovare in nuce gli elementi della successiva deriva totalitaria. Pur mantenendo finalità sociali progressiste, questo testo bandiva qualunque forma di partecipazione di natura politica. Basta passare in rassegna la tipologia delle associazioni contenuta in questo decreto firmato da Bourguiba: associazioni femminili, sportive, scientifiche, culturali e artistiche, caritative, economiche, di carattere generale. Per questioni di facciata o sotto la pressione democratica venivano concesse alla società civile alcune associazioni ma la vita associativa avrebbe sofferto a lungo del deficit democratico e sarebbe stato così fino alla rivoluzione.

Eppure, sotto il regime di Ben Ali (1987-2011), il numero delle associazioni è letteralmente esploso. Nel 2010 solo a Sidi Bouzid si contavano 483 associazioni di cui 383 specializzate in azioni di “promozione dello sviluppo”. Il regime incoraggiava la vita associativa perché serviva a dare l’illusione dell’esistenza di una realtà partecipativa. Basti ricordare il caso dell’associazione Besma, per la promozione del lavoro dei disabili, presieduta da Leila Ben Ali: l’associazione forniva servizi di assistenza, ma costituiva in realtà un tentativo di far dimenticare i trascorsi mafiosi del clan Ben Ali. Alcune associazioni ribelli, come quella delle donne democratiche, venivano vessate. Il tessuto associativo aveva una rilevanza soprattutto dal punto di vista quantitativo: il regime poteva vantarsi di aver autorizzato 9.872 associazioni.

Tunisia, esplosione di associazioni | Minoranze, diritti umani, collegio Sadiki, Bchira Ben Mrad, Sidi Bouzid, associazioni, Leila Ben Ali, Khadija Ben Saidane, Yamina Thabet, Amira YahyaouiDopo la rivoluzione (14 gennaio 2011) il numero delle associazioni è praticamente raddoppiato: oggi se ne contano più di 18 mila. Il clima di libertà ha consentito questa esplosione grazie a un nuovo contesto giuridico definito - non senza problemi - dal decreto legge n.88 del 24 settembre 2011. La più grande novità apparsa nel paesaggio associativo tunisino è l’apertura di associazioni che operano in settori precedentemente proibiti, come il razzismo, la questione berbera, le minoranze. È il caso di “ADAM per l’uguaglianza e lo sviluppo”, l’associazione fondata da Taoufik Chaari, che, per la prima volta in Tunisia, si assume la difesa degli interessi dei neri oppressi dal razzismo. Un’altra associazione rivendica il riconoscimento dell’elemento berbero (amazigh) come costitutivo dell’identità tunisina: è diretta da Khadija Ben Saidane. Mentre Dar El Dhekra (“Casa della memoria”) ha come obiettivo di salvaguardare e di promuovere il patrimonio giudaico tunisino.

Yamina Thabet, che dirige l’Associazione Tunisina per la Difesa delle Minoranze è senza dubbio la persona più presa di mira dai cosiddetti benpensanti perché difende tutte le minoranze. Si è pure espressa sull’omosessualità – che in Tunisia, è punibile con tre anni di reclusione – di cui chiede la depenalizzazione.

Per quanto riguarda la trasparenza politica, l’associazione Al Bawsala (“La bussola”), [www.albawsala.com], che ha dato prova di indipendenza ed efficacia, si propone di vigilare sul buon funzionamento delle istituzioni elette, come l’Assemblea Costituente. Presieduta da Amira Yahyaoui, questa associazione ha contribuito molto ad opporsi alle disfunzioni della Costituente. L’Associazione tunisina per l’integrità e la democrazia delle elezioni (in arabo, il suo acronimo ATID significa “organizzato”) cerca di contribuire al buon svolgimento delle elezioni. Come si può notare, le donne tunisine sono molto attive nelle associazioni probabilmente perché sperano che i cambiamenti nella società tunisina siano rivolti al futuro e non al passato.

Su un altro piano, queste associazioni sono caratterizzate dalla loro ‘autonomia finanziaria’: in altre parole, hanno mezzi materiali limitati. Il decreto legge n. 88 del 2011, scritto in un momento di entusiasmo, non ha previsto i casi di manipolazioni politiche, di finanziamenti occulti e sospetti e nemmeno il caso di associazioni “fantasma”, dalle attività inesistenti e fondate solo per far transitare fondi dalle origini poco chiare.

In seguito ad azioni terroristiche che hanno preso di mira la regione di Kasserine, il governo di Mehdi Jomaa ha deciso di istituire una Commissione di crisi che oggi dà prova di efficacia ma che ha reso evidente un fatto: lottare contro il terrorismo richiede risorse finanziarie. Sotto la facciata di obiettivi caritatevoli, in realtà in alcune associazioni si fomenta la violenza e si prepara il terreno al terrorismo. Altre, fondate da partiti politici, servono da paravento per riciclare finanziamenti occulti. Per attenerci all’espressione usata dal Ministro dell’Interno, si può dire che tali associazioni sono sostenute da dei “miliardari arabi”.

Tunisia, esplosione di associazioni | Minoranze, diritti umani, collegio Sadiki, Bchira Ben Mrad, Sidi Bouzid, associazioni, Leila Ben Ali, Khadija Ben Saidane, Yamina Thabet, Amira YahyaouiPuò capitare in Tunisia di vedere dei giovani o degli ex-detenuti convertiti all’Islam radicale ostentare chiari segni di arricchimento recente. I petrodollari non sono estranei all’improvvisa infatuazione per il wahabismo, versione rigorista e passatista dell’Islam. Si comprende che di fronte a soldi generosamente investiti per far fallire il modello tunisino, associazioni come Dar Al Hadith (www.zitouna-hadith.net), che difendono un Islam tunisino tollerante e modernista, si trovino quasi disarmate.

Nel luglio 2014, basandosi su rapporti dei servizi segreti, la Commissione di crisi ha sospeso le attività di ben 53 associazioni legate al terrorismo. Non ci sono state reazioni particolarmente accese da parte del partito Nahdha che si è mostrato tollerante, almeno in apparenza. È stato il Congresso per la Repubblica (CPR) (partito di centrosinistra laico, Ndr) alleato di Nahdha, a prendere le difese delle associazioni in questione, parlando di “minacce alla libertà”. Alcuni avvocati, specializzati nella difesa degli islamisti, hanno colto la palla al balzo. Anche l’Osservatorio dei diritti e delle libertà ha deplorato l’assenza di prove. Secondo Habib Louz – deputato messosi in mostra tra le altre cose per le sue considerazioni sulla “dimensione estetica” delle pratiche di escissione femminile – “il governo non ha il diritto di sospendere le attività di queste associazioni”.

Il governo si è in ogni caso mostrato inflessibile e questo non sembra sia dispiaciuto al 70% dei tunisini che sostengono il Primo Ministro. La sospensione delle associazioni fortemente sospettate di complicità con il terrorismo non può mettere in pericolo la libertà. Del resto non è la prima volta nella storia dell’umanità che ci si serve della libertà per portare avanti progetti liberticidi.

 


 

Tunisia, esplosione di associazioni | Minoranze, diritti umani, collegio Sadiki, Bchira Ben Mrad, Sidi Bouzid, associazioni, Leila Ben Ali, Khadija Ben Saidane, Yamina Thabet, Amira YahyaouiJalel El Gharbi

Traduzione di Stefanella Campana

13/10/2014