Gli Arabi entreranno in democrazia dalla porta tunisina? | Tunisini alle urne, Ban Ki Moon, Ennadha, Nidaa Tounes, Oumaya Nawfel Saddick
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Jalel El Gharbi   

Gli Arabi entreranno in democrazia dalla porta tunisina? | Tunisini alle urne, Ban Ki Moon, Ennadha, Nidaa Tounes, Oumaya Nawfel Saddick

Gli Arabi entreranno in democrazia dalla porta tunisina? | Tunisini alle urne, Ban Ki Moon, Ennadha, Nidaa Tounes, Oumaya Nawfel Saddick

I Tunisini sono stati chiamati il 26 ottobre alle urne per eleggere 217 deputati del Parlamento , tra cui anche i 19 che rappresentano la Tunisia all’estero sparsi in oltre 1300 liste di oltre 150 partiti, anche se la sfida è soprattutto tra Ennadha, il partito islamico dato per favorito alla vigilia e Nidaa Tounes dell’opposizione liberale che esce in vantaggio dagli exit poll. I risultati definitivi dovrebbero esserci entro giovedì. Il voto di domenica non è stato però un evento solo tunisino. Gli Arabi sono entrati in democrazia dalla porta tunisina. La visita in Tunisia di Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, testimonia dell'importanza di queste elezioni, e costituisce una prova dell'appoggio internazionale di cui ha goduto la Tunisia. La visita ha dimostrato anche il ritorno della sicurezza nel paese. I passanti del Corso Habib Bourguiba, il più bello del paese, hanno potuto vedere il Primo Ministro, il Signor Mehdi Jomaa, in compagnia del segretario delle Nazioni Unite, passeggiare e poi fermarsi davanti alla statua del fondatore della sociologia, Ibn Khaldoun, prima di attraversare i vicoli che salgono verso la moschea Zeitouna, vicino al Palazzo del Governo.

 

La campagna elettorale è iniziata lo stesso giorno dell'Aïd, ma a causa delle condizioni economiche sfavorevoli nelle quali si trova la maggioranza dei tunisini non ci sono stati festeggiamenti fastosi dell'Aïd, e la gente ha criticato elezioni e i politici. La campagna elettorale è quindi stata timida. La maggioranza dei partiti politici non ha nemmeno affisso i propri manifesti, e le denunce d'infrazioni al codice elettorale sono arrivate in massa. Nonostante le numerose frodi – falsificazione di firme, affissione di manifesti in luoghi vietati, pubblicità politica e pagamento di voti – si può considerare che sono state minime in confronto alle profonde contraddizioni che attraversano la società tunisina, combattuta tra due visioni della società. Una che cerca di proteggere e conservare le intenzioni moderniste del paese, l'altra che vuole instaurare un potere d'ubbidienza islamista, nel rispetto dei particolarismi tunisini – almeno a breve termine.
Non sono stati segnalati casi di violenza. Una serenità dovuta alla volontà generale di assistere al compimento della transizione democratica. Tutti sanno che la società civile, responsabile della caduta del governo della troika, non perdonerà a nessuna parte in causa l'utilizzo della violenza. La mappa politica del paese è stata fissata all'ultimo, perché il partito Nahdha ha esitato a lungo prima di allearsi. La troika che dirigeva il paese è scomparsa dopo il suo fallimento eclatante. Inoltre, la congettura internazionale attuale non permette più agli islamisti di governare. Infine, la società tunisina ha dimostrato in modo incontestabile che non accetterà mai e poi mai di rinunciare alle conquiste moderniste del paese.

 

Gli Arabi entreranno in democrazia dalla porta tunisina? | Tunisini alle urne, Ban Ki Moon, Ennadha, Nidaa Tounes, Oumaya Nawfel Saddick

Ogni partito politico sa che nessuno può governare la Tunisia da solo. Perciò, hanno curato i rapporti tra di loro, prevedendo eventuali alleanze. Nessun partito è stato capace di dire: “fontana, non berrò l'acqua tua”. Ciò non ha impedito un'aspra concorrenza tra partiti politici. Per corteggiare gli elettori, i partiti principali hanno aperto la campagna elettorale nei quartieri popolari e quindi più popolosi. Sanno che il voto tunisino è un voto contro alcuni partiti e non a favore di altri. Sono numerosi quelli che hanno votato contro i laici, o contro i capi del vecchio regime; molti invece hanno votato contro gli oscurantisti o i fondamentalisti.

 

Per molti cittadini, la più grande sfida resta l’economia ma anche la sicurezza. Senza rischiare di sbagliarsi, si può dire che le forze dell'ordine hanno ritrovato il vigore passato. Oramai, sono più forti e meglio attrezzate. I risultati sono più che soddisfacenti. Questo prova che erano pronte a disinnescare ogni tentativo di sabotaggio delle elezioni. Anche perché hanno cooperato e cooperano strettamente con l'esercito, che ha richiamato le riserve, e con l'attentissimo vicino algerino.

 

Si può dire che per i tunisini le condizioni nelle quali si sono svolte le elezioni sono più importanti delle stesse elezioni. La gente aveva paura che venisse rovinata un festa elettorale tanto attesa. Anche se i tunisini hanno a volte tendenza a esagerare, numerose voci ricordano che paesi altrettanto instabili sono riusciti a organizzare elezioni democratiche. Che dire della Tunisia, dove tutti sembrano condannare la violenza e gli abusi? La società civile ha preso serie iniziative per evitare al paese tutto quello che potrebbe nuocere alla transizione democratica. Per questo la sezione tunisina del Centro per il dialogo umanitario, rappresentata da Oumaya Nawfel Saddick, ha riunito tutti i partiti intorno ad un patto d'onore per elezioni libere e trasparenti. Questo patto è stato redatto e firmato da 23 partiti politici che si sono impegnati a rispettare le regole per una campagna elettorale leale. Nell'articolo 4 di questo patto, l’impegno a non strumentalizzare per fini politici eventuali calamità che potrebbero incombere. Bisogna sottolineare il ruolo dei media che nell'insieme hanno imposto una par condicio tra i partiti, osservato una certa neutralità e soprattutto, evitato ogni tipo di conflitto. Nel paese vi è stata quindi un'atmosfera serena nonostante interventi stravaganti di alcuni candidati.

 

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Le false promesse in bocca ai candidati della troika e di altri candidati populisti durante le elezione de 2011 hanno avuto una grande influenza su questa campagna: la maggioranza dei candidati hanno evitato di fare promesse strabilianti, anche se certi hanno continuato a farne di ridicole. Il denaro “politico” ha avuto un ruolo sospetto in questa campagna, molti miliardari hanno presentato delle liste per le legislative sognando un'improbabile vittoria.

Malgrado l'indifferenza dei cittadini per questa grande sagra elettorale – disamore dovuto alle priorità materiali, alla perplessità di fronte alla menzogna politica e al numero impressionante di candidati – la società civile e le forze attive del paese, giornalisti, sindacalisti, si sono mobilizzati per contrastare ogni rischio di deragliamento del processo democratico, e sventare ogni tentativo di sabotare questo processo, orchestrato dai paesi vicini che temono che l'esperienza democratica tunisina possa sedurre i loro popoli imbavagliati.

 

 


 

Gli Arabi entreranno in democrazia dalla porta tunisina? | Tunisini alle urne, Ban Ki Moon, Ennadha, Nidaa Tounes, Oumaya Nawfel SaddickJalel El Gharbi

25/10/2014

Traduzione dal francese di Matteo Mancini