Remmimi, prezioso ma non redditizio | Medina di Tunisi, Bab Souika, hammam, Remmimi
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Rosita Ferrato   

Remmimi, prezioso ma non redditizio | Medina di Tunisi, Bab Souika, hammam, Remmimi

Parto da rue du Pacha, nel cuore della Medina; attraverso Bab Souika, una importante porta della città e poi mi affido ai passanti: «Où est rue Rmimi?» Qualcuno ha la gentilezza di accompagnarmi per tratti di strada. Mi infilo nei vicoli, gatti e botteghe, i suoni e gli odori tipici della Medina: questa è una parte di Tunisi popolare ma sempre affascinante. Sul portale tradizionale e antico dell’hammam mi attende Mohamed Ghariani, 28 anni, studente di finanza, uno degli eredi di questo luogo storico, che, mi racconterà, nonostante non sia più «rentable», proficuo, per lui resta molto prezioso.

Mohamed è uno degli eredi del Remmimi, un antico hammam nella Medina di Tunisi di dimensioni contenute, intorno ai 300 metri quadrati. Mi dà il benvenuto come qui si usa fare, offrendomi un caffè. Poi inizia a parlare. «Sono il figlio del proprietario. Questo è un bene di famiglia che dal XVI° secolo si trasmette di padre in figlio. Il bagno è stato costruito nel 1245. Sono molto orgoglioso di questa eredità, anche perché altrimenti non ci sarebbero le condizioni per continuare, è troppo difficile mantenerlo. Non è più rentable, non è più un business che funziona veramente; lo teniamo solo perché è un bene di famiglia».

 

Perché non rende più?                

«La manutenzione sta diventando sempre più difficile a causa del momento storico che stiamo vivendo; dovrebbero esserci delle sovvenzioni e iniziative simili per agevolarne la manutenzione, per poter investire, ma non ce ne sono. Quindi non ne vale la pena, non è più redditizio, le frequentazioni sono diminuite.»

Chi ha smesso di venire nel vostro hammam?

«Prima avevamo una clientela che si faceva vedere una o due volte la settimana, mentre adesso gli habitué vengono una volta ogni quindici giorni. Ora che siamo in tempo di crisi sarà sempre peggio… Da questa mattina ci sono state solo cinque persone. Non si riesce neanche a coprire le spese. Ma lo terremo, questo hammam, faremo di tutto per tenerlo».

Chi sono i vostri clienti?

«Persone che vivono nel quartiere, li conosciamo tutti. Quella del bagno è una tradizione che si tramanda di padre in figlio come quella della circoncisione, che prevede che i bambini, dopo questo rito, non vengano portati nel bagno per quaranta giorni. I bambini e le bambine vengono con la mamma fino all’età di tre o quattro anni, poi i maschi vengono con il papà, crescono e sono poi loro che portano il loro genitore, poi i nonni, e così via. Quasi sempre la stessa clientela con le stesse abitudini, le stesse giornate, gli stessi orari. Sappiamo chi viene la domenica, sappiamo persino dove sono nati e cosa fanno dall’infanzia, da quando venivano con le mamme. Se qualcuno che conosciamo non viene, ci chiediamo il perché, se è malato o se ha qualcosa.»

In questa via ci sono altri quattro o cinque bagni, tutti frequentati da gente del luogo. Pochi clienti e molta concorrenza.

«Non sono necessariamente nuovi: magari hanno aperto cinquanta o cento anni fa. Ce n’è un altro non lontano da qui… La crisi ci ha colpito parecchio: anche se i prezzi sono contenuti, per un’intera famiglia è diventata una spesa. Quindi le persone continuano a venire, ma diminuiscono la frequenza.»

In più, ormai, quasi tutti hanno il bagno a casa, le docce…

«Sì, infatti bisognerebbe cercare qualcos’altro, per esempio lavorare con i turisti. Altrimenti conviene lavorare soltanto nove mesi all’anno e prendere ferie i tre mesi restanti. Sarebbe molto meglio, perché adesso facciamo davvero fatica a coprire le spese. Una volta utilizzavamo la legna per riscaldare; adesso è tutto troppo costoso. Solo quest’anno, i costi sono aumentati del 30% e non si può aumentare tanto la tariffa di ingresso, per la gente del quartiere sarebbe troppo caro… Insomma, è un circolo vizioso: bisognerebbe aumentare i prezzi ma, così facendo, non verrebbe più nessuno. Una volta era più semplice, si usava la legna; oggi è diventato obbligatorio avere il gas naturale o il gasolio, ed è davvero troppo dispendioso. Anche dal punto di vista del calore, poi, non dà lo stesso risultato. E pure l’odore: prima, l’acqua aveva un odore particolare, aveva il suo fascino. Era più naturale».

Quali altre abitudini sono cambiate?

«Beh, mentre le donne se li portavano da casa, agli uomini si offrivano gli asciugamani. Ne davamo all’ingresso e quando uscivano dal bagno, è sempre stato così e non c’era bisogno che avessero i propri. Adesso è vietato e per loro diventa più scomodo, quindi vengono meno volentieri. Una volta qui trovavano tutto ma è stata introdotta questa norma per l’igiene. Eppure noi abbiamo una lavanderia, le nostre lavatrici, utilizziamo tutti i prodotti d’igiene necessari. Basterebbe fare dei controlli, invece hanno vietato e basta.»

Sono stati imposti altri divieti?

«Il guanto per massaggiare: una volta il massaggiatore utilizzava il proprio, adesso non si può più. Prima c’era la vasca con l’acqua calda dove i clienti mettevano i piedi, ora è vietata. Adesso ci sono delle piscine collettive, dovrebbero introdurre dei prodotti igienici o qualcosa per eliminare i microbi. Non hanno fatto altro che imporre divieti, è la soluzione che hanno trovato, la più veloce; alcuni bagni hanno tenuto le vasche, fanno di tutto per poterle tenere, compreso dare bustarelle per corrompere i controllori. Prima i secchi erano in legno, adesso devono essere in plastica; anche dal punto di vista dell’inquinamento, se non fossero in plastica sarebbe meglio. Hanno vietato anche le claquettes (ciabatte), bisogna portarle da casa. Penso che si potrebbe mantenere il fascino anche con una buona igiene.»

Quanto è diventato complicato gestire un bagno?

«Moltissimo. È un mestiere troppo difficile e sta scomparendo. Abbiamo dei problemi anche con i massaggiatori, lavorano in proprio, quindi non siamo noi a pagarli, funziona così. Se non hai abbastanza clienti...Stanno cercando di incoraggiarci: sono venuti a proporci di fare dei cambiamenti, di rinnovare, sono arrivati anche gli studenti di architettura per fare dei rilevamenti, per farne un libro. In ogni caso, costa troppo: le materie prime, la manodopera, tutto è aumentato. In particolare dopo la rivoluzione. Si potrebbe vendere e investire in un’altra attività più redditizia.»

Che orario osserva, oggi, un hammam?

«Il nostro orario in genere è dalle 6 alle 13 per gli uomini e dalle 13 fino alle 18.30-19 per le donne; la sera non lavoriamo, siamo più tranquilli così. All’epoca di mio nonno i bagni aprivano alle tre di mattina: alcuni venivano tutti i giorni per fare la doccia. Noi invece apriamo più tardi: sebbene alcuni ci chiedano di aprire prima, non lo facciamo anche per risparmiare un po’ sulla luce. Un tempo eravamo aperti tutti i giorni, adesso il mercoledì non lavoriamo più, per esempio nei mesi di giugno, luglio e agosto conviene che il bagno sia chiuso.»

Quante persone impiegate?

«Prima lavoravano in molti, avevamo nove massaggiatori. Ora ne è rimasto solo uno, più un altro che viene il sabato e la domenica, perché c’è più affluenza. Abbiamo un cassiere e una signora che ci aiuta di pomeriggio. Prima avevamo una inserviente per lavare gli asciugamani, un’altra il cui lavoro era metterli ad asciugare e piegarli, un operaio portava la legna, uno accendeva il fuoco… Adesso è diverso, è più semplice: ci sono due bottoni da pigiare, potrebbe farlo chiunque. Nel passato l’hammam aveva tutto un altro fascino.»

 


Rosita Ferrato

23/08/2015