Tunisia, Nobel e realtà difficile | Sousse, Nobel, suicidi, Mohamed Bouazizi, Francesca Bellino, Gafsa, Azza Filali
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Tunisia, Nobel e realtà difficile | Sousse, Nobel, suicidi, Mohamed Bouazizi, Francesca Bellino, Gafsa, Azza Filali

Non se ne parla molto, almeno tra la popolazione di Tunisi: 9 ottobre 2015, il quartetto delle riforme per il dialogo nazionale tunisino vince il Nobel per la pace. La notizia del grande successo per la strategia post rivoluzione, il meritato riconoscimento per un paese da mesi in ginocchio che non ha bloccato l’impegno nella democratizzazione, è annunciato in qualche cartellone delle strade della capitale ma lo sguardo della gente è distratto. I tunisini hanno altri pensieri, sono impegnati nella lotta quotidiana alla sopravvivenza, e nei tanti piccoli paesi dell’interno si ha come l’impressione che la bella e importante novità non sia neanche arrivata, o perlomeno non sia stata sufficientemente colta.
Il 17 ottobre il giornale La Presse di Tunisi riporta un articolo sull’aumento dei suicidi tra la popolazione; in una massa di persone che dopo la rivoluzione ha ancora meno prospettive, nel 2014 secondo il rapporto annuale del Forum tunisino per i diritti economici e sociali, sono 203 i casi di suicidio (il 76% sono maschi, il 24% femmine), segno di un grave disagio sociale ed economico.

Parlando con la gente arriva un sentimento di rassegnazione, di rabbia o di paura: il taxista di Tunisi nevrotizzato da un traffico intenso e stressante, che mai riesce a rallentare se non di domenica, lavora e lavora “pour jamais devenir riche” per non diventare mai ricco; i tanti uomini disoccupati dei paesini e delle città dell’interno, in piena mattinata di un giorno qualunque lavorativo sono al caffè a giocare a carte, a Rami, e chi vince paga per tutti. Una bella e giovane signora della Tunisi “bene” che quando attraversa la Medina per andare a trovare un’amica – ospite lì in albergo – stringe a sé la borsetta di Louis Vouitton e confessa: noi per primi abbiamo paura, di tutto, del terrorismo, degli attentati (e lei anche di essere scippata!).
“Siamo diventati tutti Mohamed Bouazizi” si legge sul Corriere di Tunisi in un articolo di Francesca Bellino. In pagina, la testimonianza di un giovane che vive nell’interno del paese, rassegnato al suo nuovo ruolo di venditore ambulante abusivo. “Nessuno cerca più lavoro: vanno tutti in strada, come me, e mettono un banchetto per vendere ciò che hanno. Si vive alla giornata e molte speranze ormai stanno morendo”.

La crisi c’è e si vede. Dopo la strage a Sousse del 26 giugno nelle strade che dalla capitale portano ai villaggi dell’interno e sulla costa, “ai semafori, ai caselli autostradali, negli autogrill, alle stazioni di louage si incrociano decine e decine di venditori” racconta ancora il Corriere di Tunisi, “anche minorenni, col pane appena sfornato dalle cucine delle loro mamme o delle mogli, gomme da masticare, occhiali, ventagli o aquiloni made in China fino a camaleonti appena catturati per i più superstiziosi in cerca di fortuna e di amuleti contro il malocchio”. E lungo le strade per Gafsa, si susseguono chioschetti con taniche di benzina di provenienza libica di qualità inferiore ma più a buon prezzo.

//Sousse i giorni successivi l'attentato.Sousse i giorni successivi l'attentato.
“L’attacco a Sousse ha causato il crollo della stagione turistica – dichiara al Corriere di Tunisi Azza Filali, medica e scrittrice - salvata solo, in extremis, dall’afflusso di turisti algerini (400.000 dall’inizio di luglio) venuti a mostrare solidarietà al nostro paese. Ovviamente, questo non ha assicurato le entrate in valuta estera del turismo europeo, ma ha almeno permesso al settore alberghiero di continuare seppure lentamente a funzionare”. “Speriamo nella prossima stagione” mi racconta un giovane di Tunisi. “Però non capisco, aggiunge: anche a Parigi c’è stato un attentato: perché là la gente continua ad andare? ”.

“Qui ormai si vende e si affitta di tutto. Tutto quello che vuoi, qualsiasi cosa – mi dice un amico - La vedi quella casa? Ti piace? Se adesso vai a chiedere ai proprietari di affittartela, loro te la daranno. Se ne andranno seduta stante e te la lasceranno”.
C’è però chi nonostante tutto è ottimista, e continua a sorridere cogliendo anche dei segni positivi nel cambiamento. Leila Ben Gacem, proprietaria della chambre d’hote da mille e una notte che porta il suo nome, racconta: il turismo c’è ancora, ma è cambiato. E per certi versi, in meglio. “Prima venivano in tanti solo per la tintarella e le spiagge; oggi invece c’è un turismo più “raffinato”, dove le persone arrivano in Tunisia per la cultura o per capire meglio la situazione del paese. Un turismo più colto, per certi versi di maggiore qualità”. Che il Nobel sia un primo passo per una rinascita ?

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Rosita Ferrato

Articolo ripreso dal sito del Caffè dei Giornalisti

2/11/2015