Tunisia, proteste per lavoro e libertà tra piccoli segnali di ripresa | proteste a Douze, Bab Bahr, Ramadan, Ben Alì, disoccupazione
Tunisia, proteste per lavoro e libertà tra piccoli segnali di ripresa Stampa
Rosita Ferrato   

//Un giovane disoccupato tunisino con le labbra cucite e in sciopero della fame in segno di protesta. ReutersUn giovane disoccupato tunisino con le labbra cucite e in sciopero della fame in segno di protesta. ReutersA Tunisi, in Tunisia, la crisi c'è ancora, e si sente. La gente è scontenta, c'è disoccupazione, alcuni parlano addirittura di guerra civile che potrebbe scoppiare all'interno del paese. Le minacce sono tante: la situazione in Libia, la crisi. E allora ecco le proteste: gente che dorme fuori dalla porta dei ministeri per essere ascoltata, studenti che manifestano davanti al bel teatro in stile liberty su Rue de France alzando cartelli e intonando slogan. Gente che percorre l'avenue Bourghiba, il grande corso, in piccoli cortei gridando Lavoro e Libertà. Arrivano alla Bab Bahr, la Porta del Mare, sulla piazza principale, e vengono fermati dalla Polizia, col timore che se entrano nella Medina possano spaccare vetrine e fare disastri. Non sono tantissimi, come ai tempi della rivoluzione del 2011. E ora molti iniziano ad essere d'accordo su un punto: si stava meglio quando si stava peggio (sotto Ben Alì).

La città è ipersorvegliata, piantonata dalla Polizia. Quando tutto è tranquillo, gli agenti, sempre in forze nei punti strategici come a Bab Bahr, la Porta del Mare, fermano le persone a campione per un controllo dei documenti; a volte si vede qualcuno fermato, in manette.

Capita poi di svegliarsi un mattino, scendere in piazza per un caffè e accorgersi che c'è qualcosa nell'aria, qualcosa che è successo. La Polizia è nervosa, ce n'è tanta, troppa. Come il 4 giugno, quando ci dicono che ci sono stati violente proteste a Douze (Governatorato di Kebili), scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, e l’incendio della sede municipale e della caserma della Guardia Nazionale, con assalti a sedi di compagnie petrolifere. Improvvisamente sulla città scende una cappa di piombo.

Tunisi però è una città viva, giovane; i caffè sono sempre pieni, le strade affollate, anche se la gente rientra prima, tanti hanno paura e la sera tornano presto a casa. Anche il souk, che pur risente ancora della mancanza i turisti, è pieno di tunisini che lì comprano, si spostano, e nei giorni prima del Ramadan, fanno provviste per il mese sacro.

//Proteste a Kasserine, Tunisia. ReutersProteste a Kasserine, Tunisia. ReutersTunisi non è ancora in pace. Però i segnali di ripresa ci sono, e si vedono; piano piano il filo spinato diminuisce: quello attorno al giardino della place du Gouvernement, quello attorno alle fioriere davanti all'ambasciata francese: sembra che nella capitale in questi giorni, e da tempo, sia in atto una piccola rinascita. Revocato il coprifuoco, si iniziano a vedere alcuni gruppi di turisti: grandi gruppi di giapponesi con le macchine fotografiche al collo, russi con ragazze alte in shorts cortissimi a cui nessuno fa caso; si attendono quest'estate, come l'anno scorso gli algerini, e si sta cercando di attirare gli iraniani, grande bacino di persone che normalmente fanno vacanze in Turchia. La Tunisia piano piano sta rialzando la testa. E allora c'è solo da augurarsi che questa stagione turistica porti buoni frutti. Buon Ramadan e un grande augurio alla Tunisia per l'estate 2016.