Mister B. & Nessma Tv o come ti esporto il conflitto di interessi | Alessandro Rivera Magos
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Alessandro Rivera Magos   
Mister B. & Nessma Tv o come ti esporto il conflitto di interessi | Alessandro Rivera MagosIl 18 agosto 2009 il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è ospite della trasmissione Ness Nessma , sulla tv satellitare tunisina Nessma Tv, di cui è in parte proprietario, e rilascia dichiarazioni spiazzanti sulla politica del suo governo in materia di immigrazione.
Durante l'intervista Berlusconi incassa la commossa ammirazione dell'intero studio televisivo per le “storiche scuse” rivolte alla Libia per il passato coloniale italiano. “Ci è voluto molto coraggio da parte vostra...”, osserva il presentatore Fawez Ben Tmessek, che più tardi riceverà in diretta il “Bien choisi!” del suo ospite/editore. Poi dichiara che il suo governo sta lavorando per “... aumentare le possibilità di entrare legalmente in Italia” per gli aspiranti immigrati e che sarebbe sua intenzione fare in modo che ciò avvenga ... in tutti gli altri paesi d'Europa”. I presenti in studio e i telespettatori maghrebini non credono alle proprie orecchie, entusiasti per dichiarazioni tanto rivoluzionarie. Berlusconi prosegue il suo intervento, passando dalla democrazia nel mondo arabo al successo delle sue reti private italiane, senza che si riesca a capire una volta per tutte se a parlare sia il privato imprenditore o il rappresentante politico. In chiusura, quando il presentatore ricorda gli ottimi rapporti correnti fra Tunisia e Italia e gli chiede di lanciare un ultimo messaggio alle decine di milioni di maghrebini che seguono la trasmissione, Berlusconi guarda direttamente la telecamera e invita gli spettatori a seguire Nessma Tv , “...la numero 1!”.
Nessma nasce con un obbiettivo inedito e ambizioso: diventare la prima Tv di tutto il Maghreb. Appare notevole, per questo, che il premier italiano sia ospite di una delle trasmissioni inaugurali del canale. Si direbbe un gesto di buona considerazione verso l'Italia, ma è lo stesso Berlusconi, con la sua pubblicità esplicita, a chiarire che questi, in realtà, sono solo affari suoi... letteralmente.
Nessma Tv , infatti, appartiene al presidente italiano che ne detiene il 25% attraverso Mediaset Group, l'azienda di famiglia. Il resto è in mano per il 50% alla Karoui&Karoui World, dei fratelli Karoui, e a Tarek Ben Ammar per il restante 25% attraverso Quinta Communications. Creata nel 2007 dai fratelli Nebil e Ghazi Karoui, Nessma Tv è stata ripresa nel 2008 da Berlusconi e Ben Ammar, che adesso progettano di farne la prima tv commerciale del Maghreb. L'entrata di Berlusconi nell'azionariato di una televisione tunisina ha in parte sorpreso quanti facevano notare la riottosità del governo di Ben Ali ad accettare stranieri nei media audiovisivi nazionali. Ma forse Berlusconi non è uno qualunque e non lo sono gli altri partecipanti al progetto.
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Tarek Ben Ammar
Tanto per cominciare, il socio di Berlusconi, il tunisino Tarek Ben Ammar rappresenta una buona fetta della storia dell'industria cinematografica del suo paese. Nipote di Bourguiba, il primo presidente della Tunisia indipendente, ha creato un piccolo impero di produzione e distribuzione cinematografica. Sarà lui a portare i set di “Guerre Stellari” nel sud tunisino alla fine degli anni '70. Si avvicina a Berlusconi nel periodo in cui è “in esilio” in Europa (come scrive lui stesso sul suo sito http://www.tarakbenammar.com/ ), in seguito al divorzio di sua nonna con Bourguiba, nei suoi ultimi anni al potere. Diventa grande amico di Berlusconi, suo consigliere e socio, e da allora quel sodalizio non si scioglie più, tanto che Ben Ammar sarà uno dei principali fautori del dialogo tra il presidente del Consiglio italiano e Gheddafi, nei giorni in cui il presidente libico sarà in Italia per discutere dello storico accordo bilaterale.
Ciliegina sulla torta, Nessma ha come presidente esecutivo designato Fethi Houidi: grande esperienza nel campo delle telecomunicazioni, ex-presidente del consiglio di amministrazione di Tunisiana (Orascom-Telecom Tunisia), membro anziano e quadro di prim'ordine del RCD (Rassemblement Constitutionel Democratique, il partito di Ben Ali), nonché ex-ambasciatore tunisino a Beirut, diverse volte ex ministro, ex presidente del Consiglio dei ministri arabi dell'Informazione ed ex-presidente della Conferenza permanente dell'Audiovisivo mediterraneo.
Un bell'affare insomma, che però intreccia interessi privati e pubblici a livello internazionale e pone la questione di un eventuale conflitto di interessi fra il Berlusconi imprenditore e il Berlusconi capo di governo. Eppure la notizia in Italia non sortisce un grande effetto, tanto che inizialmente gli unici a farne menzione sono due blog italiani, quello di Donatella Della Ratta ( www.mediaoriente.com ) e di Daniele Sensi, che pubblica sul proprio blog il video dell'intervista.
Le cose cambiano agli inizi di settembre, quando il quadro comincia ad allargarsi e farsi pericolosamente più complesso. Il giornalista John Hooper, infatti, pubblica sulle pagine del The Guardian un articolo che parla di una presunta “connection” Berlusconi-Gheddafi proprio nell'affare Nessma Tv. Hooper, riprendendo una breve dell'agenzia Radiocor del 29 giugno 2009, riferisce che Gheddafi sarebbe entrato nell'azionariato di Quinta Communications (quindi di Nessma ) attraverso Latifrade, una controllata della finanziaria Lafico di proprietà della famiglia Gheddafi. Il giornalista inglese si stupiva anche del silenzio dei media italiani su una notizia che, evidentemente, poneva ombre inquietanti sugli accordi recentemente stipulati fra Italia e Libia.
I giorni successivi la notizia comincia a trovare maggiore spazio sui giornali del paese, così come le smentite di Mediaset, che faceva partire un comunicato stampa per negare il collegamento fra Quinta Communications e Nessma Tv ; Tarek Ben Ammar smentiva in un’intervista su Repubblica Hooper e chiariva l'equivoco telefonando direttamente al giornalista inglese (“Internazionale” n.813, 18 settembre 2009 p.25) e spiegando che la Quinta Communications in cui Berlusconi e la famiglia Gheddafi entravano in affari, sarebbe una società con sede a Lussemburgo e nulla avrebbe a che fare con NessmaTv , di cui Ben Ammar è azionista invece attraverso la Quinta Communications Italia e direttamente con Prima Tv , una sub-holding olandese di cui è proprietario al 95%. Senza negare, però, che Berlusconi e Gheddafi fossero diventati soci in affari e che le relazioni intraprese fra il presidente del Consiglio italiano e il presidente della Libia comprendessero, oltre a storici accordi politici che riguardano i due paesi, anche accordi commerciali privati.

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Silvio Berlusconi
Dunque, nessuna connection Gheddafi-Ben Ammar-Berlusconi? Forse non direttamente, ma Nessma è un affare che va considerato con più attenzione rispetto al quadro geo-politico in cui si inserisce. Il nuovo canale, infatti, si propone come la prima televisione satellitare di tutto il Maghreb e l'inaugurazione di una tv satellitare privata a vocazione extra-nazionale, con un azionariato in parte straniero (Mediaset) costituisce di per sé un avvenimento politico in regioni come il Medio Oriente e il Maghreb, in cui spesso regimi poco democratici tendono a controllare gli spazi di libertà concessi ai mezzi di informazione interni e ancor più a quelli esterni al paese. Questo chiaramente condiziona gli stessi media, che per lavorare in un paese hanno bisogno, per esempio, di sedi legali per raccogliere pubblicità o di mantenere redazioni locali e accreditare propri giornalisti se fanno informazione. Per questo, commerciare in mass media nella regione vuol dire spesso dover entrare nella complessità di relazioni e dinamiche politiche di una zona del mondo fra le più frammentate e calde. E questo può significare, a volte, prendere posizione su questioni politiche internazionali. Lo sa bene Al-Jazeera, malvista da molti governi e cacciata da diversi paesi del mondo arabo, per il semplice fatto di fare informazione indipendente. Ma se un privato imprenditore, in tal senso, deve rispondere solo a sé stesso e ai propri affari, non può dirsi lo stesso di un capo di governo, com'è Berlusconi. Il conflitto dunque è dietro l'angolo ed è di proporzioni internazionali.

E forse, perché si presenti un conflitto di questo genere non bisognerà aspettare molto. Il quotidiano algerino L'Expression annuncia infatti, in un articolo dell'8 Ottobre, una imminente visita di Berlusconi in Algeria, probabilmente già prevista nell'ambito degli incontri bilaterali fra i due paesi, e preannunciata dall'ambasciatore italiano ad Algeri Giampaolo Cantini. Ufficialmente, Berlusconi volerebbe ad Algeri per dare nuovo impulso alle imprese italiane che investono nel paese, in difficoltà per le nuove leggi anti-crisi che il governo algerino sta varando.
Tuttavia L'Expression ricollega l'arrivo di Berlusconi con l'affare Nessma, sostenendo che “fonti attendibili” fanno sapere che il presidente del Consiglio italiano cercherà, fra un impegno istituzionale e l'altro, di sbloccare la pratica Nessma Tv in Algeria, ferma per i timori del governo Bouteflika. Algeri vorrebbe in particolare alcune rassicurazioni: niente politica su Nessma, soprattutto se contraria al governo, e una posizione sulla crisi del Sahara Occidentale favorevole alle sue posizioni. La Nessma pre Ben Ammar–Berlusconi si era messa in cattiva luce parlando proprio del Sahara Occidentale. Gli algerini non sarebbero rimasti contenti, infatti, di vedere sulle cartine della versione di “Chi vuol essere milionario?” del canale tunisino, un Saharawi perfettamente integrato al territorio marocchino. Ma adesso Berlusconi, capo del governo italiano, potrebbe essere la persona giusta per cambiare le cose...

A parte l'imbarazzante posizione di un presidente che, a margine di incontri istituzionali internazionali, mercanteggi per affari privati con gli stessi capi di governo, queste notizie traccerebbero i contorni di un conflitto di interessi esteso a buona parte del Mediterraneo, attraverso una storia che suona più o meno così: la Nessma di Berlusconi nasce in Tunisia grazie all'appeal politico del presidente italiano e alle relazioni interne di due personaggi della caratura di Ben Ammar e Haouidi. Il suo obbiettivo però è quello di espandersi in Maghreb ed è la parte meno semplice. Con la Libia va bene, l'Italia del patron Berlusconi in quel momento sta concludendo uno storico accordo col paese africano, che chiude cinquant'anni di rancori coloniali e di imbarazzanti performances politiche del ledear della Ğamāhīriyya. Quasi a consolidare il tutto le famiglie dei due presidenti diventano socie in affari, prassi che magari trova coerenza nel sistema di governo libico, un po' meno si potrebbe dire per l'Italia. Ma tant'è, anche la Libia è pronta per Nessma. Restano Algeria e Marocco, e qui cominciano i problemi veri. Perché se col Marocco il discorso è già in parte avviato e a favorirlo contribuisce un clima di liberalizzazione mediatica incipiente, l'Algeria ha già chiuso le porte una volta e i due paesi insieme, almeno per ora, non è possibile averli, per le tensioni politiche che intercorrono fra essi ( L'Expression ). In questo contesto si inserirebbe la visita di Berlusconi ad Algeri che al momento, va sottolineato, non è stata confermata.

Un mix fra politica e affari privati, in una zona, il Nord Africa, che rappresenta attualmente il mercato più ambito del bacino del Mediterraneo, grazie alle risorse energetiche presenti in Algeria e Libia e al nuovo accentrarsi delle rotte commerciali in quest'area del mondo. Chi investe in Nessma lo sa bene, come sa bene che le televisioni nel Maghreb influenzano moltissimo una popolazione che legge poco giornali e libri, ma guarda molto la tv.
Ed è questo l'altro aspetto che chiarisce la portata dell'affair Nessma e le sue ricadute sulla politica di diversi paesi, in primis l'Italia. Ben Ammar e Berlusconi non negano di sapere bene quanto l'impresa possa influire sui processi politici della regione, anzi rilanciano, e dichiarano che Nessma vuole giocare un ruolo nella democratizzazione dell'area, proponendosi come sponda di dialogo fra il Maghreb “moderato” e l'Occidente.
Politica che Ben Ammar propone con forza anche in un articolo sul trimestrale della Fondazione Medidea, di cui è vice-presidente, che ha come obbiettivo la “ricerca di idee nuove per il progresso dell'area mediterranea e per la costruzione della pace”, ma in cui si discute soprattutto di economia e investimenti insieme ad alcuni dei protagonisti dell'economia e della politica italiana.
In quell'articolo Ben Ammar presenta Nessma come una grande opportunità per la pace nel Mediterraneo, senza che sia possibile capire se parli della politica estera italiana o di una tv privata, giacché descrive la concorrenza della Tv di Berlusconi (le televisioni arabe), come “un'OPA lanciata sul Mediterraneo” con “un chiaro orientamento geopolitico” (l'integralismo del mondo arabo-musulmano), cui la sola Nessma si opporrebbe proponendo un idea laica e moderna del Maghreb, osservando che una televisione in Nord Africa rappresenterebbe una tribuna politica senza paragoni (per chi?) e facendo notare quale vantaggio costituisca, in questo quadro, il fatto che “l'Italia sia il socio di questa televisione”!
Ben Ammar sembra dimenticare di essere in affari con Silvio Berlusconi e non con l'Italia intera, che è governata da lui, ma non rientra nel suo capitale d'impresa, o magari qualcuno gli avrà fatto credere che, in fondo, di questi tempi è un po' la stessa cosa!

Alessandro Rivera Magos
(30/11/2009)