Grillismo fa rima con populismo? | Stefanella Campana, Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio, Bersani, Letta, Josefa Idem, Vaffanculo Day, Pizzarotti, movimento5stelle, Emergency, Gino Strada, Milena Gabanelli, Matteo Renzi, Vito Crimi
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Stefanella Campana   

Grillismo fa rima con populismo? | Stefanella Campana, Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio, Bersani, Letta, Josefa Idem, Vaffanculo Day, Pizzarotti, movimento5stelle, Emergency, Gino Strada, Milena Gabanelli, Matteo Renzi, Vito CrimiUna campagna elettorale gridata e infarcita di parolacce varie, piena di sberleffi anti-casta al grido “siete morti, tutti a casa”, piazze stracolme, come a Torino, la città di Gramsci, culla della resistenza partigiana, a Milano per lunghi anni in mano alla destra, Roma… Le previsioni erano ottimistiche ma che il successo alle elezioni politiche del 2013 sarebbe stato così clamoroso forse nemmeno i diretti interessati se lo aspettavano. Oltre otto milioni di italiani, un quarto degli elettori, ha votato per il Movimento5Stelle, per candidati scelti in rete – da pochi, in realtà, esattamente 22.252 – come deciso da Grillo e il guru Casaleggio che commentano trionfanti: “Un cambiamento epocale, siamo diventati una comunità”. Un vero scossone per il mondo politico italiano. C’è chi parla di un voto di opinione a un movimento che ha raccolto la rabbia di due generazioni “bruciate” da questa politica e ora dalla crisi. Un voto di protesta anti-partiti, dopo gli ultimi pesanti scandali e le mancate risposte ai tanti problemi del Paese.

L’exploit delle elezioni politiche e regionali (in Lazio e Lombardia) del febbraio 2013 arriva dopo un’abile campagna elettorale, lo “tsunami tour” di Grillo sulle piazze italiane e gran finale in piazza san Giovanni a Roma, nella piazza della sinistra, con 800 mila persone e 150 mila in streaming. Grillo si è presentato in tutte le circoscrizioni come capo coalizione e i risultati sono strabilianti: alla Camera il 25,55% dei votanti in Italia, 9,67 all’estero per un totale di 8.784.499 voti, il secondo partito dopo il Pd, con 108 deputati più uno dall’estero; al Senato il 23,79% più 10% all’estero (7.375.412). Un risultato che scombussola tutte le previsioni e toglie le speranze al Pd, primo partito grazie al premio di maggioranza, di formare un governo alternativo alla destra berlusconiana. “Non ci sarà alcuna alleanza con i partiti”, aveva ripetuto Grillo in campagna elettorale. E così è stato, nonostante i tentativi del segretario del Pd Bersani di convincerli a entrare nel governo che tentava di formare. “Bersani voleva solo dieci senatori per fare un governicchio e naturalmente senza ascoltare nulla delle nostre richieste, senza fare quello che abbiamo fatto noi, cancellarci da un giorno all’altro 42 milioni di rimborsi statali”. Non meno fortuna ha avuto Letta con il suo appello per convincerli a non ostacolare la nascita del nuovo governo: “Scongelatevi! Mescolate i vostri voti coi nostri! Il vostro no sarebbe frustrante per la domanda di cambiamento che rappresentate”. La replica di Grillo è netta: “Con questi non ci mescoleremo mai”.

Si cerca di spiegare il successo di un movimento tacciato di populismo e di antipolitica, con un leader che non va in tv ma viene inseguito dalla tv conquistando una posizione mediatica enorme a costo zero, che si definisce la “nuova Protezione civile dell’Italia”, “né di destra né di sinistra”, come scrive Grillo sul suo blog, richiamando la canzone di Gaber. E con molte contraddizioni e cadute di stile. Per Grillo “i sindacati sono organizzazioni obsolete, meglio la co-gestione aziendale”; la proposta dello “jus soli” (diventano cittadini italiani chiunque nasca in Italia) respinta come “proposta ideologica e onerosa”, a cui si aggiungono interventi razzisti . Chi critica la scarsa democrazia interna al movimento viene espulso, come il consigliere regionale Giovanni Favia e chi osa andare in tv, come Federica Salsi a Ballarò, trasmissione di Rai3. La portavoce Lombardi sul suo blog arriva a distinguere il “fascismo buono da quello cattivo”. E Grillo, che regala una battuta razzista alla ministra alle Pari Opportunità Josefa Idem, olimpionica canoista, perché di origine tedesca (“portarla al governo è da scemi”), stende pure una mano ai militanti fascisti di Casa Pound.

 

Grillismo fa rima con populismo? | Stefanella Campana, Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio, Bersani, Letta, Josefa Idem, Vaffanculo Day, Pizzarotti, movimento5stelle, Emergency, Gino Strada, Milena Gabanelli, Matteo Renzi, Vito CrimiLa storia del M5S

Proviamo a ricostruire la storia di questo movimento di “liberi cittadini” nato nell’ottobre 2009 al teatro Smeraldo di Milano sulla scia del movimento “Amici di Beppe Grillo”, attivo fin al 2005 con gruppi tematici, come quello sul consumo critico, no agli inceneritori…e iniziative al grido “Parlamento pulito”.. Non è un partito politico né intende esserlo in futuro; il numero 5 sta per acqua, ambiente, trasporti, connettività, sviluppo. Vuole realizzare un efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità dei cittadini tramite la democrazia digitale il ruolo di governo e indirizzo normalmente attribuito a pochi. I politici sono dipendenti del popolo italiano, quindi no al cumulo degli incarichi politici, trasparenza, anagrafe pubblica degli eletti contro nepotismo e clientelismo e conflitti d’interesse. Abbraccia le teorie della decrescita, dice no alle grandi opere come la TAV, è per il risparmio energetico, mobilità sostenibile, no alla cementificazione, telelavoro e informatizzazione.

La svolta, il 14 giugno 2007, con il Vaffanculo Day, giornata di mobilitazione pubblica per la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare per introdurre le preferenze nella legge elettorale e impedire di candidare in Parlamento persone con condanne penali e chi ha già svolto due legislature. Vengono raccolte 336 mila firme, ne bastavano 50 mila: un successo. Non così invece nelle elezioni amministrative del 2008 dove si presenta con liste civiche e ottiene un solo consigliere a Treviso. Nel luglio del 2009 Grillo annuncia di volersi candidare alle primarie per la carica di segretario nazionale del Pd, richiesta rifiutata perché “in contrapposizione alle idee e valori del Pd”. Grillo e il guru Casaleggio non si scoraggiano e continuano la loro conquista in amministrazioni cittadine e regionali nel 2010, nel 2011. Nel 2012 successo superiore alle attese, con l’elezione del sindaco grillino Pizzarotti a Parma e 15 seggi alle regionali siciliane. Grillo chiude la campagna elettorale nell’isola emulando Mao, attraversando a nuoto lo stretto di Messina. Il comico genovese convertito alla politica mette così a segno un’altra iniziativa fortemente mediatica.

Lo strumento ufficiale è il sito www.movimento5stelle.it per la divulgazione delle informazioni sulle attività svolte, nonché quale mezzo per l’acquisizione dei contributi partecipativi dei cittadini all’attività politica e istituzionale… Sempre in rete hanno deciso il loro candidato alla Presidenza della Repubblica: dopo il rifiuto della giornalista di punta Milena Gabanelli e del presidente di Emergency Gino Strada, hanno puntato – inutilmente - sul politico e costituzionalista Stefano Rodotà. Il sito, recentemente è stato sotto attacco di “hacker del pd”: avrebbero divulgato indirizzi e-mail e conversazioni private di deputati e senatori grillini fino a quando non fossero stati resi noti i redditi e il patrimonio di Beppe Grillo e del guru Gianroberto Casaleggio. Un aspetto problematico per un movimento i cui cittadini-deputati possono percepire un’indennità che non superi 5 mila euro lordi mensile e il residuo restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà. Ma c’è caos sui rimborsi, disorientamento sui rimborsi spese. In Sicilia il vicepresidente dell’Ars Antonio Venturino è stato posto fuori dal Movimento per non aver restituito parte dell’indennità. Sprezzante il commento del sindaco di Firenze Renzi: “Sono rivoluzionari dello scontrino, si divideranno”.

 

Come si finanzia? Il guru Casaleggio

Come si è finanziato 5 Stelle? Critiche e polemiche si focalizzano sulla società Casaleggio Associati. Si scava sul guru del movimento, stratega del marketing, già amministratore delegato della società Webbegg del gruppo Telecom, mandato via per gestione disastrosa: un buco di 15 milioni di bilancio, come ricorda il giornalista di Affari italiani, Antonio Amoroso.

//Gianroberto Casaleggio e Beppe GrilloGianroberto Casaleggio e Beppe Grillo

E’ stato Casaleggio a creare il blog di Grillo che raccoglie pubblicità. E ancora lui l’ispiratore del video Gaia su you tube sul nuovo ordine democratico fondato sulla democrazia mondiale in rete e il programma fino al 14 agosto 2054 quando, dopo la terza guerra mondiale, si svolgeranno le prime elezioni mondiali via internet con un governo mondiale chiamato Gaia. Ma intanto c’è chi ricorda che , grazie ai parlamentari grillini eletti, il M5S può contare su 10 milioni all’anno. Ogni mese, i 163 parlamentari con un impegno vincolante e scritto restituiscono quasi 400 mila euro, ma secondo lo statuto del gruppo solo Beppe Grillo, tra l’altro soggetto non eletto e diverso da un componente del gruppo, può gestire questi soldi usciti dallo Stato senza rendicontarli. Alle tante critiche rivolte a Grillo e a Casaleggio perché gestiscono tutto loro arriva la replica: “Mi vogliono demolire – dice il comico genovese al giornalista della Stampa Jacopo Jacoboni nell’unica intervista a un quotidiano italiano- E’ tutto sul conto parlamentare: lo gestiscono in due persone, Vito Crimi (uno dei due portavoce) e un tesoriere. Io non lavoro da tre anni” .

 

Dallo tsunami al flop

Per il M5S le ultime elezioni amministrative sono state un vero flop. Alcuni segnali erano arrivati dalle piazze un po’ meno gremite, come si è visto a Treviso, culla del movimento. “Colpa dei media”, accusa Grillo, cercando un capro espiatorio. Ma forse la sua ultima campagna elettorale, un “tutti a casa tour” con attacchi al governo Letta “frutto di un golpettino” , e al Pd: “è finito, se crolliamo noi si rompono le dighe per questo chiediamo agli elettori del Pd di fare un percorso insieme: stracciate la tessera”, non ha pagato. Grillo è convinto che il suo movimento stia “tenendo in piedi la poca democrazia che c’è”. Dimenticando quella che manca nel movimento. E lancia accuse ai partiti al governo che non hanno accolto le sue richieste: “Si sono spartiti tutto quello che c’era da dividere. Nemmeno il Copasir ci hanno dato. Avevamo diritto per lo meno ad avere la Vigilanza della Rai per sapere cosa paghiamo, ma niente. Se andiamo al voto dopo l’estate rimarremo noi e Berlusconi. Noi siamo la vera sinistra”. Tra l’altro il M5S è favorevole a tornare alla legge elettorale precedente e anche - dopo la condanna di Berlusconi in appello a 4 anni per frodi fiscali, diritti tv e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici – a procedere alll’ineleggibilità del leader del PDL.

 

Segnali di scontento degli elettori grillini

Forse molti elettori non hanno gradito la scelta di Grillo di non aver usato la fiducia accordata per governare, il suo insistere nell’attaccare e non nel costruire, finendo col favorire Berlusconi. Si avverte un certo scontento, frustrazione: “Vi abbiamo votato per cambiare”, dicono in molti e c’è chi non li rivoterebbe, anche se poi riconoscono che è pure merito dei grillini se i presidenti di Camera e Senato si sono ridotti i compensi e Letta ha tolto le indennità dei ministri parlamentari. Eppure, secondo un recente sondaggio di Ballarò, il M5S è giudicato dal 63% degli interpellati un movimento integralista che fa solo protesta; solo per il 25% è una vera opposizione che serve al Paese.

Sarà un caso, ma ultimamente si avvertono alcuni cambiamenti, come la recente autocritica di Grillo sul rapporto del Movimento 5 Stelle con l’informazione: “Ho peccato sulla comunicazione, forse andrò in tv “, salvo poi dare i voti ai giornalisti, più sgraditi che graditi. Già Letta aveva “vendicato” Bersani, rivelandosi più abile in streaming, mettendo Ko i 5 Stelle. E così, spunta l’autocritica: “Abbiamo concesso a Letta di fare la lezioncina, non glielo dovevamo consentire. Forse dovevo andare io. Ma poi avrebbero detto che dirigo tutto”. Secondo Mario Morcellini, sociologo dei processi culturali e comunicativi, il movimento starebbe superando la prima fase di antagonismo comunicativo. E anche la presenza di alcuni esponenti del M5S alla manifestazione della Fiom “Il lavoro prima dell’Imu”, in piazza con Sel, assente il Pd, potrebbe preludere a una fase di “mescolamento”. Come pure la loro recente presenza in trasmissioni televisive, senza scomuniche. Ma fare previsioni su M5S, un non-partito che non risparmia colpi di scena, che segue regole e programmi di due uomini, Grillo e Casaleggio, è impresa ardua. Parleranno i fatti. Critiche, invettive e proteste ne hanno fatte tante. Ma le parole non bastano più, nemmeno per chi li ha votati.

Ma intanto è arrivato l’accordo e alla vigilanza Rai andrà il grillino Roberto Fico.

 


 

Stefanella Campana

05/06/2013