4. I-solitudine | Lampedusa finibus terrae, Nathalie Galesne, Federica Araco, 35° parallelo, Nicola Teresi, ragazzi di Lampedusa, associazione Libera, Claudio Lombardo, Giusi Nicolini, Isola dei conigli, Legambiente, Colonia penale
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Federica Araco / Nathalie Galesne   

//Lampedusa, luglio 2013. L’abusivismo edilizio ha negli ultimi venti anni deturpato il profilo urbanistico del piccolo centro abitato. Foto di F. Araco.Lampedusa, luglio 2013. L’abusivismo edilizio ha negli ultimi venti anni deturpato il profilo urbanistico del piccolo centro abitato. Foto di F. Araco.

Questo piccolo lembo di terra pietrosa adagiato sul 35° parallelo soffre di un isolamento geografico aggravato da un senso di abbandono da parte dello Stato. Non c’è l’ospedale e con il mare grosso dalla terraferma non partono le navi che trasportano posta, cibo, benzina, acqua potabile.

Nicola Teresi, dell’associazione Libera di Palermo, lavora con i ragazzi di Lampedusa da diversi anni e da un anno e mezzo coordina un progetto di sensibilizzazione e informazione sulla responsabilità delle mafie internazionali nel reato di tratta di esseri umani. “I bambini qui sono molto sensibili al tema delle migrazioni, anche perché sull’isola ogni famiglia è entrata almeno una volta in contatto con i migranti e questo rende la tematica molto sentita e vicina”, spiega. “La cultura dei genitori ovviamente incide molto sul giudizio di valore che i ragazzi danno alla questione. Le politiche nazionali hanno spesso esasperato la situazione, scatenando un conflitto latente legato al reale disagio vissuto a livello locale per la lontananza dalla terraferma e per il diffuso senso di isolamento che la maggior parte della popolazione avverte.

A questo si aggiunge una scarsa coscienza sociale e politica perché qui la difesa dell’interesse personale continua a prevalere sui bisogni della collettività. Questo si può notare, per esempio, nel grande abusivismo edilizio, causato anche dal repentino passaggio da un’economia legata alla pesca al turismo di massa degli ultimi venti anni”.

“L’isola è cresciuta rapidamente e in modo caotico e disordinato dalla metà degli anni Ottanta in poi” ricorda Claudio Lombardo “specialmente dopo il boom turistico cominciato nell’estate del 1986, quando arrivarono centinaia di persone incuriosite dalla storia dei missili libici. Il risultato è stato uno sviluppo urbano esponenziale, in perfetto stile ‘agrigentino tardo-novecento”, ironizza amaro.

Secondo il sindaco Giusi Nicolini, eletto nel maggio 2012, “ci sono isole che sono più isole delle altre”, e Lampedusa è una di quelle. “Noi abbiamo l’aeroporto e siamo piuttosto conosciuti, ma la distanza è tale da farci vivere come in un mondo a parte”. Ex direttrice della riserva naturale dell’Isola dei conigli, attivista di Legambiente, la Nicolini ha lottato molto per preservare le numerose bellezze paesaggistiche presenti sul territorio. “Le dinamiche sociali sono molto complesse e particolari qui”, racconta. “Il lavoro stagionale influenza la vita di una comunità che vive di riflesso al turismo estivo mentre in inverno non ci sono molte cose da fare e spesso si cade in una sorta di depressione. Tutto impazzisce in un ambiente chiuso e l’isolamento a volte diventa un fattore esasperante e si ripercuote in tutti i sistemi e a tutti i livelli. Nel tempo si è sviluppato un ricco tessuto associativo ma le realtà sono divise e frammentate, ‘isole nell’isola’, e difficilmente dialogano tra loro”. Per questo, aggiunge, il rapporto con l’esterno può diventare un importante elemento per rafforzare la coesione interna ammortizzando il conflitto.

 

//Lampedusa, luglio 2013. Uno scorcio dell’Isola dei conigli, riserva naturale di Legambiente. Foto di F. Araco. Lampedusa, luglio 2013. Uno scorcio dell’Isola dei conigli, riserva naturale di Legambiente. Foto di F. Araco.

 

“Lampedusa è un luogo di frontiera”, spiega la Nicolini. “Colonia penale, carcere per dissidenti politici da mandare al confino, poi zona di detenzione e identificazione per migranti, l’isola è un territorio di transizione al margine di uno Stato che è presente solo nella sua veste militare e che, oggi come in passato, continua a sacrificare il suo confine per difendersi. Il sacrificio richiesto a Lampedusa si è tradotto negli anni in un silente patto scellerato, per cui in cambio del suo ruolo di frontiera, il potere centrale ha concesso uno sviluppo incontrollato dell’economia, un’urbanizzazione disordinata e abusiva senza alcun piano regolatore”.

Combattiva, determinata e impegnata su diversi fronti, interni ed esterni, la

Nicolini ha incentrato il suo mandato politico sulla lotta per la legalità e la sostenibilità in un territorio che “dal punto di vista ambientale è al collasso”.

Una sfida difficile ma necessaria, con ripercussioni importanti, non solo a livello locale.

 

 


 

Federica Araco /Nathalie Galesne

 

2/08/2013