1. Lampedusa finibus terrae | Nathalie Galesne, Federica Araco, Lampedusa, Roberto Maroni, CPSA, CIE, ARCI, Anna Bucca, Claudio Lombardo
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Federica Araco / Nathalie Galesne   

1. Lampedusa finibus terrae | Nathalie Galesne, Federica Araco, Lampedusa, Roberto Maroni, CPSA, CIE, ARCI, Anna Bucca, Claudio LombardoImportante snodo commerciale per Fenici, Greci, Romani e Arabi, a lungo contesa da francesi, inglesi, russi e maltesi, Lampedusa è il comune più a sud d’Italia, più vicino alla Tunisia che alla Sicilia, e appartiene alla placca continentale africana. L’isola, di appena 20 chilometri quadrati, fu colonia penale del Regno d’Italia, ebbe un ruolo strategico nella Seconda Guerra Mondiale e la NATO vi insediò la base Loran, gestita da soldati statunitensi fino al 1994. Gheddafi nel 1986 lanciò due missili SCUD, finiti in mare, contro questo obiettivo militare dopo il bombardamento USA che a Tripoli aveva causato la morte di una delle sue figlie.

Da circa quindici anni, Lampedusa è diventata un territorio di passaggio sulle rotte dei barconi che tentano di raggiungere l’Europa via mare riscoprendosi terra di frontiera, labile confine tra due mondi in un Mediterraneo agitato da forti venti di cambiamento. Durante il Governo Berlusconi, l’isola è stata spesso vittima di scelte demagogiche e scellerate e oggetto di improvvisi e strumentali allarmismi mediatici nel processo di progressivo irrigidimento normativo delle politiche nazionali e comunitarie in materia di immigrazione.

Nel 2009, l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni decise di collocarvi un Centro di Primo Soccorso e Accoglienza (CPSA) che nei periodi più caldi è stato usato come Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE). “Il CPSA è difficilmente raggiungibile”, spiega Anna Bucca, responsabile regionale dell’ARCI. “Funziona come un mondo a parte: al suo interno possono esserci anche mille persone ma chi è sull’isola spesso non se ne accorge nemmeno”. “Paradossalmente, Lampedusa è l’ultimo luogo al mondo dove è possibile incontrare i migranti”, prosegue Claudio Lombardo, presidente dell’ARCI di Caltanissetta e da molti anni impegnato nel sociale. “In media chi arriva via mare resta nel centro per 24/48 ore, a meno che il sovraffollamento non serva per esasperare la situazione e raggiungere qualche obiettivo politico…”.

Durante il governo Berlusconi, la presenza dei migranti sull’isola è stata molto spesso strumentalizzata per inasprire la retorica populista e razzista della Lega Nord. Nel 2009, Maroni dichiarò l’emergenza lasciandovi per diversi giorni centinaia di migranti per accelerare i tempi di approvazione del reato di clandestinità introdotto dal Pacchetto sicurezza (legge n. 94 del 2009). Nel 2011, sempre Maroni trattenne a Lampedusa oltre mille persone prima di dare il via al piano “Emergenza Nordafrica”, gestito dalla Protezione Civile e costato alle casse dello Stato un miliardo e trecentomila euro. Molti di questi soldi sono finiti nelle tasche di albergatori e cooperative che, secondo i reportage dell’Espresso, Repubblica e del New York Times, hanno accolto gli oltre 18mila profughi provenienti dalla Libia in strutture fatiscenti, senza acqua calda e riscaldamento.

Ma la mala gestione del fenomeno migratorio è spesso funzionale anche ad altri interessi. L’attuale direttore del CSPA di Lampedusa, Cono Galipò, vicepresidente del consorzio SISIFO che gestisce diversi Centri di accoglienza in Sicilia, nel 2011 è stato coinvolto in un processo con l’accusa di truffa aggravata e continuata nella gestione del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Sant’Angelo di Brolo, in provincia di Messina.

Secondo l’accusa, il rappresentante del consorzio si sarebbe appropriato “di 40 euro oltre Iva al giorno per ciascun cittadino comunitario, con pari danno della Prefettura di Messina e del Ministero dell’Interno”, non attivando immediatamente la procedura di dismissione dei rifugiati dal centro di accoglienza dopo il pronunciamento della commissione territoriale di Trapani, e comunque dopo il rilascio del permesso di soggiorno. Gli inquirenti sostengono che la permanenza illegittima nel centro di 248 richiedenti asilo provenienti da Paesi africani, mediorientali e sudasiatici sarebbe stata di 11.707 giorni, e avrebbe comportato un esborso di 468.280 euro (più IVA) a favore del consorzio. Dalle indagini è emerso che alcuni rifugiati sono stati trattenuti per più di 100 giorni dopo la concessione del permesso di soggiorno da parte delle autorità e molti avrebbero ricevuto i documenti addirittura dopo la loro data di scadenza.

 


 

 

Federica Araco / Nathalie Galesne

02/08/2013