L’Italia dei “Porti Insicuri” | Porti Insicuri, MEDU, ASGI, ZaLab, Open Society Foundations, Paolo Martino, Costanza Hermanin, Brindisi, Bari, Ancona, Venezia, Patrasso, Igoumenitsa, Giulio Piscitelli, Federica Araco
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Federica Araco   

 L’Italia dei “Porti Insicuri” | Porti Insicuri, MEDU, ASGI, ZaLab, Open Society Foundations, Paolo Martino, Costanza Hermanin, Brindisi, Bari, Ancona, Venezia, Patrasso, Igoumenitsa, Giulio Piscitelli, Federica AracoL’accordo bilaterale* siglato nel 1999 da Italia e Grecia parla di “riammissioni” ma, a giudicare dalle modalità, assomigliano piuttosto a veri e propri “respingimenti” attuati in maniera sbrigativa e sommaria dalla polizia italiana ai valichi di frontiera adriatici.

A denunciarlo, l’indagine “Porti Insicuri” realizzata da Medici per i Diritti Umani (MEDU) in collaborazione con l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), ZaLab e con il contributo della Open Society Foundations.

Il rapporto, pubblicato il 14 novembre, raccoglie 66 testimonianze per un totale di 102 casi di riammissione (molti sono stati respinti più volte), 26 dei quali riguardano minori non accompagnati.

Le ricerche sul campo dimostrano gravi irregolarità dal punto di vista sia del diritto nazionale che internazionale e mettono in luce numerose violazioni della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati.

“Nel settembre 2013 ho cercato di raggiungere l’Italia nascondendomi in un tir in partenza da Patrasso su di un traghetto”, racconta M., 15 anni, afgano. “Al porto di Bari sono

stato scoperto dalla polizia italiana. Non c’era un interprete e non mi è stata data alcuna informazione. Ho cercato di indicare a gesti la mia età – 15 anni – ma i due agenti, sempre a gesti, mi hanno risposto che avevo vent’anni e, pertanto, dovevo essere rimandato in Grecia. Mi hanno fatto subito imbarcare sulla nave con cui ero arrivato e chiuso in una piccola cabina. […] Mi hanno fatto sbarcare a Igoumenitsa e mi hanno portato, ammanettato, in una cella del porto dove sono rimasto per 15 giorni. Dentro la stanza c’erano molte persone – circa 20 adulti e 5 minori – tutti rimandati indietro dai porti di Ancona e Bari”.

Secondo i dati del Ministero dell’interno, i casi di riammissione sono stati 1606 nel 2012 e 529 nel primo semestre del 2013.

I respinti sono principalmente afgani e siriani, ma anche sudanesi, eritrei, algerini, iraniani, tunisini e sud-sudanesi. Tutti potenziali profughi e richiedenti asilo, in fuga da guerre e persecuzioni, fermati nei porti di Ancona, Brindisi, Venezia e Bari. Molti di loro sono stati rimbarcati in poche ore sulle stesse navi del viaggio di andata, in condizioni di estremo disagio.

“Non c’era il bagno e facevo pipì in una bottiglia di plastica”, racconta un ragazzo afgano di 17 anni. “Ho provato a bussare di nuovo per chiedere di andare in un bagno normale ma nessuno mi ha aperto”.

Dalle testimonianze si evince che ai migranti è stato negato il diritto di richiedere protezione nel nostro paese e ai minori non accompagnati non è stata riservata alcuna tutela né accoglienza, come invece previsto dalle normative vigenti.

//Foto di Giulio PiscitelliFoto di Giulio Piscitelli

“ Gli orari ridotti dei servizi di informazione e orientamento ai migranti e il fatto che gli stessi orari spesso non coincidano neanche con l’arrivo delle navi fanno sì che circa la metà degli stranieri rintracciati agli sbarchi incontrino esclusivamente il personale della polizia di frontiera”, leggiamo nel rapporto. “Un servizio così fondamentale per i minori non accompagnati e per coloro che intendono richiedere protezione internazionale risulta così gravemente limitato nella maggior parte dei porti adriatici”.

Un migrante su cinque tra quelli intervistati ha dichiarato di aver subito violenze. Nel 60 per cento dei casi da parte della polizia italiana con percosse, abusi e trattamenti degradanti. “Nel restante 40 per cento le violenze sarebbero invece state compiute dal personale di sicurezza delle navi oppure dalla polizia portuale al momento del ritorno nel paese ellenico”. Il 35 per cento dei riammessi ha riferito inoltre di aver scontato un periodo di detenzione al rientro in Grecia.

Un giovane siriano di 19 anni racconta: “La polizia ci ha detto che i passaporti erano falsi, ce li hanno presi e ci hanno detto di non tornare mai più. Con l‘altra famiglia cercavamo di spiegare loro che venivamo dalla Siria, di lasciarci in Italia, per favore. Che volevamo chiedere asilo. La polizia si è innervosita. Hanno iniziato a tirarci dei calci, a picchiarci. L’altra famiglia è stata picchiata di più”.

La presentazione del rapporto è stata accompagnata dalla proiezione di “Riammessi”, il video-reportage girato a Patrasso da Paolo Martino e prodotto da ZaLab.

http://www.zalab.org/progetti-it/74/#.Uoefeic_XUI

Attraverso le testimonianze di Saddam, Hamza e Omar il filmato racconta il tragico destino di centinaia di profughi e potenziali richiedenti asilo riportati in Grecia malgrado sia ormai noto che nel paese i migranti vivano in condizioni di estremo disagio e pericolo.

Per denunciare il fenomeno, l’ASGI a fine settembre ha inviato una lettera alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo presentando ricorso da parte di 19 riammessi. “Intendiamo dimostrare come tale procedura sia illegittima e costituisca una grave violazione di norme nazionali (amministrative, penali e civili) e internazionali, e di alcuni principi basilari della Convenzione di Ginevra”, ha spiegato uno degli avvocati coinvolti nell’iniziativa.

“In particolare – ha continuato – vogliamo denunciare la violazione del divieto di refoulement, diretto e indiretto, del divieto di esporre i migranti al rischio di trattamenti inumani e degradanti e del divieto delle espulsioni collettive. Ricordiamo inoltre che la Grecia è un luogo giudicato da tutti i paesi europei non sicuro per i migranti e per questo motivo tutti, compresa l’Italia, hanno sospeso i rinvii previsti dal Regolamento di Dublino verso il territorio ellenico”.

Il legale ha ricordato inoltre di come siano stati ripetutamente lesi i diritti al ricorso effettivo, alle procedure di verifica della minore età e ai servizi di orientamento, informazione e interpretariato. “È nostra intenzione comunicare tutto questo anche alla Commissione europea e all’UNHCR fornendo tutte le informazioni raccolte nel rapporto”, ha aggiunto.

Tra il 2008 e il 2011, il nostro paese è stato il primo beneficiario dei fondi europei destinati all’accoglienza, all’integrazione e alle politiche di controllo delle frontiere esterne per un totale di centinaia di milioni di euro. “Evidentemente questi soldi non sono stati spesi in modo coerente”, ha commentato Costanza Hermanin, Senior policy officer della Open Society Foundations. “Inoltre – ha aggiunto – la diffusa percezione emergenziale del fenomeno migratorio è del tutto infondata. Dati ufficiali riportano che nel 2012 l’Italia ha ricevuto 16mila richieste di asilo, a fronte delle 54mila registrate in Francia e delle 64mila in Germania. Non si tratta dunque di un fenomeno fuori controllo. Sono piuttosto le procedure d’asilo a essere totalmente disfunzionali”.

 


 

 

Federica Araco

16/11/2013

 

Il rapporto “Porti Insicuri” è disponibile in PDF sul sito di Medici per i Diritti Umani:

http://www.mediciperidirittiumani.org/pdf/low_rapporto_Medu_2013.pdf

* Accordo tra il governo della Repubblica italiana e il governo della Repubblica ellenica sulla riammissione delle persone in situazione irregolare.

 

 

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