Naufraghi, la solitudine dei numeri 161, 166 e 179 | Karim Metref, Calascibetta, profughi, Enna, Antonino Senofante, migrazione, Giuseppe Morgano
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Karim Metref   

//CalascibettaCalascibettaCalascibetta è una piccola località siciliana. È costruita sul cucuzzolo della collina di fronte alla città di Enna. Il cuore dell'isola mediterranea. L'origine del nome “Calascibetta” lascia spazio a varie teorie. C'è chi dice che deriva dall'arabo Cal'a (fortezza) e sciaba (fanciulla): fortezza della fanciulla. A rafforzare questa teoria un monumento eretto nel cuore della cittadina: una fanciulla (simbolo della località) offre le chiavi della porta principale al nuovo conquistatore, il conte.... Altri fanno risalire il nome della collina ad origini greche, cala (monte) Xibet.

La verità è che questa terra è così impregnata di storia che è difficile distinguere tra le tracce dei vari popoli che ci hanno soggiornato. Enna è il cuore geografico e culturale della Sicilia. La Sicilia è il cuore geografico e culturale del Mediterraneo. Il mar Mediterraneo è il cuore geografico e culturale del “vecchio mondo”. Intorno ad esso si incontrano l'Africa, l'Asia e l'Europa. Qui sono passati e hanno vissuto popoli diversi. Qui si sono incontrati o scontrati. Qui hanno costruito e distrutto. Amato e odiato. Sull'isola si arriva solo via mare. E dal mare arriva vita e morte. L'ultimo sbarco bellico è stato quello delle forze alleate del 9 luglio 1943, verso la fine della seconda guerra mondiale. Da lì in poi, fortunatamente, ci sono stati solo imbarchi e sbarchi pacifici. Imbarchi e sbarchi di merci, di lavoratori pendolari, turisti, mercanti, famigliari in visita... e poi tanti migranti. Tanti emigranti verso le destinazioni più svariate: Germania, Francia, Belgio, Americhe, Australia...

Ma poco a poco verso gli anni ‘90, l'isola comincia a diventare anche punto d'arrivo di immigranti. L'Africa sta sempre più male e molti paesi dell'Asia non stanno meglio. Il mondo è sempre più ingiusto. Le risorse si concentrano tra le mani di pochi. E come succede da quando il mondo è mondo, quando un territorio si impoverisce, perde parte della sua popolazione. I più giovani, i più vigorosi, i più ambiziosi vanno in cerca di un mondo migliore. Quello che era un movimento normale di popolazioni da un territorio verso l'altro con lo sregolamento totale dell'economia mondiale creato dalla globalizzazione diventa un vero e proprio vortice. Centinaia di milioni di persone errano per il mondo in cerca di un porto sicuro. Chi per fame, chi per paura, chi in cerca di un futuro che non riesce ad intravedere nella terra natia.

Naufraghi, la solitudine dei numeri 161, 166 e 179 | Karim Metref, Calascibetta, profughi, Enna, Antonino Senofante, migrazione, Giuseppe MorganoÈ così che il 3 ottobre scorso era arrivata nelle acque del canale di Sicilia la vecchia barca con a bordo i circa 500 profughi eritrei affondata. 500 disperati in cerca di salvezza e che non hanno trovato che indifferenza. 500 turisti della disperazione di cui più di 300 furono inghiottiti dalle acque tumultuose di questo mare sempre più “mostrum”.

300 morti sono tanti. Eppure non sono niente in confronto delle migliaia inghiottite ogni anno da mare e deserti lungo le rotte della disperazione. Non sono niente. Ma hanno avuto la sfrontatezza di morire in massa, tutti insieme, così vicini dal mondo ricco. 300 è un numero difficile da nascondere, difficile da ignorare.

Le autorità dopo il finto cordoglio imbarazzato dei primi giorni, hanno cercato un modo di “sbarazzarsi” di questi corpi. Andarono fino a convocare le autorità del paese d'origine, pensando di riconsegnare le salme dei morti al boia stesso che ne aveva causato la morte. Ma fortunatamente dopo le proteste e le mobilitazioni, così non fu.

«La prefettura di Agrigento ha chiamato per chiedere ai comuni dell'interno la disponibilità ad accogliere alcune delle bare,» dice il sindaco di Calascibetta «e noi abbiamo dato la disponibilità per accoglierne tre.»

Il giorno dopo arrivarono tre bare anonime distinguibili solo dal numero iscritto su ciascuna. 161, 166, 179. Tre vite, tre storie, vissuti, amori, odi, pensieri, tristezze e gioie, dolori e piaceri, rinchiusi in questi semplici numeri. 161, 166, 179.

Al cimitero, per raccontarmi la storia delle tre bare finite in questo paesino nel cuore dell'isola, mi accompagna lui, Carmello Cucci, sindaco della città, insieme all'assessore Antonino Senofante accompagnato dalla consorte Maria Belato, ex dirigente scolastico ora in pensione.

Ci tengono a raccontarmela questa storia, «perché ha commosso tutti» dice Antonino Senofante. «La città ha cercato di dare una sepoltura la più dignitosa possibile, nonostante la ristrettezza dei tempi, c'erano tutte le istituzioni del comune e anche molti cittadini semplici alla cerimonia d'addio». «Noi le migrazioni le conosciamo, questo nostro comune ha visto partire tanti dei suoi figli e figlie verso altre terre. Oggi quelli che arrivano da noi cerchiamo di dare a loro rispetto e dignità» spiega il sindaco.

In effetti, in materia di migrazione Calascibetta potrebbe essere eretta a simbolo assoluto. La popolazione del comune era di 12.128 abitanti nel 1921. Oggi ce ne sono soli 4.575 (censimento Istat-2013). Un grafico tutto in discesa quello della popolazione di questa cittadina. Le variazioni non sono più quelle ad esempio del decennio tra il 1921 e il 1931 in cui il comune perse metà della sua popolazione. Ma anno dopo anno il saldo demografico rimane negativo. Tra il 2011 e il 2013, ad esempio, il comune ha ancora perso una cinquantina di abitanti.

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«I primi a partire sono andati in America» dice Maria Belato. Oggi attiva nell'associazionismo culturale e sociale, dopo una lunga carriera di insegnante e dirigente scolastico, Maria conosce bene il tema perché si era laureata proprio con una tesi sulle migrazioni degli abitanti di Calascibetta. «Cominciarono gli abitanti dei quartieri alti. Infatti i quartieri centrali del comune si svuotarono per primi. Era prima della seconda guerra mondiale. Poi dopo cominciarono migrazioni in terre più vicine: Germania, Francia, Inghilterra, ma soprattutto Belgio», aggiunge. «Infatti oggi il nostro comune è gemellato con Chapelle-lez-Herlaimont, un comune belga dove ci sono più calascibettesi che qui da noi in paese.»

Oggi a Calascibetta tra i 4.575 abitanti bisogna contare 108 provenienti da altre nazioni. Immigrati, insomma. Di questi, 100 sono cittadini romeni. Donne in maggioranza, per lo più impiegate nei lavori di cura. E otto di altre nazionalità. La media di residenti stranieri (2,36%) è molto più bassa di quella nazionale che si aggira intorno ai 10%. Ma non è male per la Sicilia e soprattutto tenendo conto della zona rurale povera senza industrie né attività di agricoltura intensiva.

«Le donne romene, che lavorano e vivono da noi, sono molto ben integrate, hanno una associazione e fanno attività sociali e culturali», tiene a sottolineare il sindaco. «Ma si trovano bene anche gli altri. Proprio perché sappiamo cosa vuol dire migrare e cercare il proprio pane in terre sconosciute.»

//Il sindaco Carmello Cucci e il custode Giuseppe Morgano Il sindaco Carmello Cucci e il custode Giuseppe Morgano «Il giorno del funerale abbiamo fatto del nostro meglio» racconta il custode del piccolo cimitero, Giuseppe Morgano, che ci fa da guida. «Ho preparato le tombe la sera prima. C'era tanta gente. La cerimonia era commovente. Il parroco ha fato una orazione che ha messo le lacrime agli occhi di tutti. Ci sono le corone ufficiali del Comune, ma anche molti fiori portati dai cittadini comuni.»

Restiamo un attimo a guardare le tre tombe anonime, cercando di pensare alle vite che vi sono finite. Alle famiglie che si chiedono che fine avranno fatto i propri cari. «Uno dei tre ha ricevuto una visita ultimamente», continua il custode. «Da Agrigento l'hanno indirizzato qui.»

«C'è molta riservatezza sull'identità di queste vittime» aggiunge il sindaco. «A parte il numero, non ci hanno comunicato nulla. Né nazionalità né niente. È una faccenda molto delicata, sembra. Ma è probabile che ogni numero sia collegato a una foto, e se i famigliari riconoscono il loro caro in una foto, gli viene comunicato il numero corrispondente e il luogo di sepoltura. Ma sono tutte supposizioni. Come dicevo, a noi è stato chiesto solo di accogliere le salme e dare loro una degna sepoltura e così abbiamo fatto.»

Naufraghi, la solitudine dei numeri 161, 166 e 179 | Karim Metref, Calascibetta, profughi, Enna, Antonino Senofante, migrazione, Giuseppe MorganoRiposano le tre salme, sotto un piccolo cumulo di terra, qualche fiore ormai rinsecchito e tre targhe numerate. Riposano nella quiete del bel cimitero di Calascibetta. Intorno a loro le imponenti tombe monumentali e i loculi più discreti ricordano come gli uomini continuano a proiettare oltre la morte le ingiustizie della vita. La vista dal cimitero è mozzafiato. Il cuore della Sicilia, il cuore del mediterraneo sfoggia, in questi giorni di inverno mite e luminoso, dei paesaggi di una bellezza rara. Bellezza fiera e triste di una terra che ha visto partire tanti dei suoi figli in cerca di una vita migliore. Tanti si sono persi, tanti non sono mai tornati. Proprio come i tre figli di altre madri che oggi accoglie nel suo grembo, dispersi anche loro nella ricerca di un futuro per molti sempre più sfuggente.

 


 

Karim Metref

10/01/2014