La Carta di Lampedusa: un’altra Europa è possibile? | Carta di Lampedusa, Lampedusa, Giusi Nicolini, migranti, WALLS-separate worlds, Nicola Grigion, Melting Pot, ZaLab
La Carta di Lampedusa: un’altra Europa è possibile? Stampa
Federica Araco   

La Carta di Lampedusa: un’altra Europa è possibile? | Carta di Lampedusa, Lampedusa, Giusi Nicolini, migranti, WALLS-separate worlds, Nicola Grigion, Melting Pot, ZaLabCirca 350 persone, tra singoli cittadini, collettivi, sindacati, media indipendenti, gruppi autonomi e associazioni si sono incontrati a Lampedusa per parlare di geografia dei diritti e dignità umana tra il 31 gennaio e il 2 febbraio.

Nell’ampia sala riunioni dell’aeroporto, per più di dieci ore i rappresentanti di un fronte ampio e variegato della società civile di diversi Paesi (Italia, Olanda, Germania, Tunisia, Inghilterra) hanno discusso e scritto, in modo condiviso e partecipato, le 13 pagine che compongono la Carta.

Lungi dall’essere una proposta di legge o una richiesta agli stati e ai governi, il documento è il risultato di un processo di costruzione di un diritto “dal basso” in risposta all’appello lanciato dall’associazione Melting Pot Europa dopo i tragici naufragi che, a pochi chilometri dalle coste dell’isola, l’ottobre scorso hanno causato la morte di oltre seicento persone.

Terra di frontiera, tragico capolinea per centinaia di migranti che hanno perso la loro vita nel tentativo di raggiungerla, l’isola di Lampedusa è il luogo in cui i paradossi delle pratiche di controllo dei confini sono più visibili e stridenti. Qui, infatti, come ha spiegato la sindaca Giusi Nicolini nel suo intervento, vengono al contempo violati sia i diritti dei richiedenti asilo e rifugiati politici che quelli della popolazione locale, asfissiata da una militarizzazione forzata e dal continuo stato di emergenza.  

“L’Unione europea, in particolare, anche attraverso le sue scelte nelle politiche migratorie, sta disegnando una geografia politica, territoriale ed esistenziale per noi del tutto inaccettabile, basata su percorsi di esclusione e confinamento della mobilità, attraverso la separazione tra persone che hanno il diritto di muoversi liberamente e altre che per poterlo fare devono attraversare infiniti ostacoli, non ultimo quello del rischio della propria vita” si legge nel Preambolo del documento. Che, poco più avanti, afferma essere “indispensabile una radicale trasformazione dei rapporti sociali, economici, politici, culturali e giuridici – che caratterizzano l’attuale sistema e che sono a fondamento dell’ingiustizia globale subita da milioni di persone – a partire dalla costruzione di un’alternativa fondata sulla libertà e sulle possibilità di vita di tutte e tutti senza preclusione alcuna che si basi sulla nazionalità, cittadinanza e/o luogo di nascita”.

//Lampedusa. Seconda mattinata di lavori nella sala conferenze dell’aeroporto. (foto ripresa dalla pagina Facebook de La Carta di Lampedusa).Lampedusa. Seconda mattinata di lavori nella sala conferenze dell’aeroporto. (foto ripresa dalla pagina Facebook de La Carta di Lampedusa).Nella prima parte del testo si espongono i principi di base che ispireranno le future battaglie da sostenere, ciascuno, con modi, linguaggi e tempi propri. Primo fra tutti il rispetto delle libertà inalienabili di ogni essere umano, come quella di movimento, di scelta, di restare nel proprio luogo di nascita, di realizzare altrove il proprio progetto di vita e di resistere “a politiche tese a creare divisione, discriminazione e precarietà”.

Nella seconda parte si affrontano più nel dettaglio gli aspetti nodali delle attuali politiche migratorie, come la militarizzazione del Mediterraneo, lo sfruttamento di manodopera, le disuguaglianze e le reclusioni illegittime di esseri umani nei centri di detenzione disseminati in tutta Europa.

Per invertire radicalmente la rotta, la Carta propone di spostare le risorse economiche dalle spese militari di difesa e pattugliamento dei confini su progetti sociali e di integrazione o percorsi in grado di garantire alle persone un viaggio sicuro; abolire il regolamento di Dublino “con i suoi effetti paradossali di rimpallare i migranti da un Paese europeo all’altro”; eliminare il sistema dei visti; permettere il libero accesso a tutte le professioni, alle cure sanitarie, al welfare e ad abitazioni decorose e adeguate; garantire nuove forme di cittadinanza ( nel documento si parla di “ius soli europeo”) e sostituire il sistema dei campi e dei centri di detenzione, di cui si chiede la chiusura immediata, riconvertendoli “per scopi sociali rivolti a tutte e a tutti”.

Perché rinchiudersi in una fortezza, ha commentato Giusi Nicolini, non serve né a difendere né a preservare un’economia in crisi e le frontiere di un Paese non devono limitare il diritto a una vita dignitosa per chi desidera raggiungerlo.

Le proposte, scritte nero su bianco, sono chiaramente formulate e condivise da tutti i partecipanti ed è già partita la campagna di raccolta firme che ha come primo obiettivo quello di raggiungere un milione di adesioni.

E come ha precisato in chiusura Nicola Grigion, di Melting Pot, ora lo sforzo più grande è trasformare questa utopia condivisa in una realtà concreta e tangibile.

“Perché possa diventare una fonte di cambiamento culturale, politico e sociale”.

 

Il testo completo del documento è consultabile sul sito www.meltingpot.org

Per aderire alla Carta di Lampedusa: info@lacartadilampedusa.org

A sostegno del lavoro degli attivisti riuniti per discutere e redigere il documento, ZaLab durante tra il 31 gennaio e il 2 febbraio ha messo in streaming gratuito su Vimeo “Mare Chiuso” (Closed Sea) e “I nostri anni migliori”. Quest’ultimo è ancora disponibile al link: http://www.zalab.org/progetti-it/82/#.UvI0mPs_XUI

 


 

Federica Araco

5/2/2014