Noi, ragazzi di periferia | periferie, borgata, Centocelle, Cinquina, Simone Amendola, Pier Paolo Pasolini, Centocelle stories, Alysia nel paese delle meraviglie, Federica Araco
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Federica Araco   

Noi, ragazzi di periferia | periferie, borgata, Centocelle, Cinquina, Simone Amendola, Pier Paolo Pasolini, Centocelle stories, Alysia nel paese delle meraviglie, Federica Araco«So’ tanti che vengono a fa’ ricerche sulle borgate, e io je dico sempre famo a cambio... si volete capì qualcosa delle borgate, ce venite a stà du’ anni e io me trasferisco a casa vostra».

Così esordisce uno dei personaggi di Il contagio (Mondadori) il romanzo pubblicato nel 2008 da Walter Siti. Curatore dell’opera di Pasolini nei Meridiani, l’autore, accademico in pensione, racconta come sono cambiate le borgate romane dai tempi dell’Accattone. Tutt’altro che imborghesite, come invece immaginava Pasolini, oggi le periferie accolgono un’umanità variegata e composita, fatta di giovani coppie con scarse disponibilità economiche, studenti universitari, immigrati, precari e famiglie che, da generazioni, abitano in quelle zone.

Un tessuto umano complesso, dunque, dove, tra le maglie di un’omologazione di gergo e stili di vita, la diversità emerge come elemento sostanziale in tutta la sua potenzialità e ricchezza.

Simone Amendola, regista romano classe 1975, che vanta collaborazioni con Citto Maselli, Ken Loach e l’iracheno Alì Assaf, in due documentari ci racconta di questo mondo per molti versi sconosciuto e stereotipato attraverso le storie e le testimonianze degli adolescenti che lo abitano.

Centocelle Stories (diretto con Floriana Pinto, Italia, 2013, 48’) è stato realizzato nello storico quartiere della Capitale durante il laboratorio di cinema “Corto a Scuola” con gli studenti dell’Istituto Tecnico Ambrosoli grazie al sostegno del Municipio V. Dall’intreccio poetico di semplici storie di vita quotidiana, il film racconta le trasformazioni di questa vecchia periferia lasciando emergere una realtà molto ancorata al territorio ma attraversata dai profondi venti di cambiamento che coinvolgono l’intero Paese. I ragazzi hanno collaborato attivamente a tutte le fasi della costruzione drammaturgica, dalla ricerca delle storie, parlando con le persone in strada oppure documentandosi con materiale d’archivio, fino alla scrittura del canovaccio con cui sono poi iniziate le riprese.

Tra presente e passato, Amendola ricostruisce gli elementi delle trasformazioni che Centocelle sta vivendo prendendo spunto dalla vita dei giovani protagonisti: i timidi amori, velati o non corrisposti, tra adolescenti, le dinamiche a scuola, i rapporti con i negozianti di zona e le difficoltà dei giovani di seconda generazione, “diversi” seppur italianissimi (e romanissimi) nei modi e nel linguaggio.

Zona di commerci nata attorno al capolinea del vecchio tram in piazza dei Mirti, Centocelle cominciò a svilupparsi all’inizio del secolo scorso in occasione dell’apertura dell’omonimo aeroporto, negli anni ridotto ad eliporto. Negli anni Quaranta e Cinquanta si popolò di immigrati provenienti dal sud Italia ma anche di operai romani, piccoli commercianti, artigiani, contadini, tranvieri, che si sistemarono negli alloggi migliori. Tutt’intorno, oltre l’acquedotto, per le strade di terra battuta e sconnessa si diffusero in modo disordinato baracche e piccole casupole di lamiera.

Ancora oggi, il territorio non offre molto ai suoi giovani abitanti, che vivono in attesa della fine dei lavori della metropolitana che un giorno collegherà il quartiere al centro storico.

Noi, ragazzi di periferia | periferie, borgata, Centocelle, Cinquina, Simone Amendola, Pier Paolo Pasolini, Centocelle stories, Alysia nel paese delle meraviglie, Federica AracoAncora più isolati e irraggiungibili sono i protagonisti di Alysia nel paese delle meraviglie (Italia, 2009, 38’), premio Ilaria Alpi 2010, interamente girato a Cinquina, nell’estrema periferia nord-est di Roma. Qui, in case popolari di recentissima costruzione, negli ultimi anni sono confluiti gli occupanti dell’idroscalo di Ostia e dell’ex residence Bastogi (zona Torrevecchia), per la maggior parte immigrati. Le voci dei loro figli adolescenti raccontano storie di vita di strada, solitudine, emarginazione, violenza.

Tra i vialoni asfaltati di questo quartiere costruito nel nulla, senza verde, né parchi, né negozi, né scuole, né uffici, né punti di ritrovo, né servizi, lontanissimo dal centro e mal collegato con i mezzi pubblici a qualunque zona di Roma, italiani e stranieri convivono in un modo del tutto naturale rispetto ad altri contesti dove l’integrazione è spesso problematica o del tutto inesistente.

Quella ripresa da Amendola è un’Italia di cui raramente si parla, in cui l’emergenza abitativa viene ancora risolta con un’edilizia popolare che continua a emarginare e a nascondere.

Le parole di questi ragazzi sono amare e molto realistiche, spesso commoventi ma anche piene di ironia e una sorta di saggezza adulta. Youssef, 14 anni, è di origine marocchina e sogna di diventare commercialista, avere una grande famiglia e dare ai figli tutto ciò di cui avranno bisogno. Combo e Fabio sfogano la loro rabbia nel rap, che li ha salvati dalla strada e dalla droga. Serena, compagna di Fabio, è raggiante mentre sistema il suo minuscolo appartamento nel seminterrato di un palazzo. Ha appena messo al mondo Alysia e sente che, con lei, le cose cambieranno. In meglio.

Malgrado le ferite del passato e gli oggettivi disagi di oggi, nessuno di loro intende rinunciare al sogno di un futuro migliore.

 


 

Federica Araco

6/02/2014