Un Atlante per non dimenticare le troppe guerre | Caffè dei Giornalisti, Rosita Ferrato, Pino Scaccia, Federica Ramacci, donne soldato, Ilaria Alpi, Adel Jabbar
Un Atlante per non dimenticare le troppe guerre Stampa
Rosita Ferrato   

Un Atlante per non dimenticare le troppe guerre | Caffè dei Giornalisti, Rosita Ferrato, Pino Scaccia, Federica Ramacci, donne soldato, Ilaria Alpi, Adel JabbarAtlante delle Guerre e dei conflitti del Mondo è arrivato quest'anno alla sua V^ edizione ed è stato presentato in anteprima a Torino grazie all'associazione culturale Caffè dei Giornalisti. Il volume affronta concretamente il tema dei conflitti nel mondo: li conta, li descrive uno per uno, li accompagna con schede, notizie, paese per paese, così che tutti possiamo renderci conto di quanto accade a prescindere dalla misura di visibilità o invisibilità decretata dal nostro apparato di informazione mediatica. Anche quest'anno il volume si apre con pagine tematiche dedicate ad aspetti della guerra, a volte quelli meno considerati, ma non per questo secondari, come ad esempio quello delle donne. Altre pagine, solo un paio ma intensissime, sono dedicate al ruolo del giornalista, (“Giornalisti e fotoreporter come bersagli mobili”) con una firma d'eccezione, quella dell'inviato storico della Rai Pino Scaccia e infine altri speciali interessanti, non ultimo quello dedicato all'islam.

Ma iniziamo dall'altra metà del cielo. “Delle donne, sostiene Federica Ramacci, una delle autrici del dossier Donne e Guerra “non se ne parla abbastanza. Il ruolo delle donne nei conflitti è purtroppo quasi del tutto assente dalle cronache giornalistiche” . Accanto alle donne soldato, arruolate in eserciti regolari o tra le fila dei guerriglieri (un caso recente è quello siriano, dove dal gennaio 2013 il presidente Bashar al Assad ha deciso di creare un esercito di 500 donne per fronteggiare i ribelli, e ricordiamo che ve ne sono nel Sahara occidentale tra i guerriglieri del Polisario; tra i gruppi dei ribelli della Repubblica del Congo, e anche in Europa, nelle organizzazioni armate di Eta nei Paesi Baschi e nell'Ira dell'Irlanda del nord) ce ne sono tante, tantissime: vittime o attiviste di pace. Ramacci sottolinea come le donne diventino vittime delle aberrazioni peggiori delle guerre : "Lo stupro utilizzato come arma per annientare il nemico è la più ignobile delle strategie belliche, usata in molti, troppi conflitti”. Ed è un metodo antico e purtroppo ancora utilizzato: come a Timor est, in Kuwait durante l'occupazione, nella Repubblica democratica del Congo, nel genocidio del 1994 in Rwanda, nella ex Jugoslavia dove, sottolinea l'autrice, “fra il 1992 e il 1995, più di 20.000 donne hanno subito violenza sessuale davanti agli occhi fin troppo discreti della comunità internazionale”.

 Le donne non sono però solo vittime, ma anche parti attive delle battaglie per la costruzione di società più libere e democratiche. Alcune di loro sono celebri in tutto il mondo come la colombiana Ingrid Betancourt, o il primo ministro pakistano Benazir Bhutto; altre sono meno famose, ma le loro storie sono importanti, e ne troviamo traccia anche nelle passate edizioni dell'Atlante. “Non si parla abbastanza delle donne che in Africa e in America Latina si organizzano e si mobilitano per difendere l'ambiente e le proprie comunità , sviluppando progetti che funzionano grazie alla loro profonda conoscenza del territorio e della gestione delle risorse - continua Francesca Ramacci - per questo sono temute, perseguitate, arrestate, addirittura uccise. E non si parla abbastanza neppure delle donne che nei teatri di guerra vanno perché il loro lavoro è quello di informare. Giusto vent'anni fa veniva uccisa a Mogadiscio la giornalista italiana Ilaria Alpi”.

 Da una donna giornalista al ruolo del giornalista nei conflitti: Pino Scaccia firma nell'Atlante pagine ricche di dati, tragiche cifre, morti sul campo. Giornalisti imprigionati, rapiti, uccisi. E si chiede: come può esserci la libertà di raccontare quello che succede nel mondo se i reporter ogni giorno rischiano sempre più la vita? I dati: 660 i reporter uccisi nel mondo negli ultimi cinque anni, 1896 negli ultimi dieci anni, quasi 5 mila negli ultimi venti. I paesi più pericolosi attualmente: Siria e Pakistan, India e Filippine. Seguiti da Somalia, Egitto, Brasile, Messico, Guatemala... e l'elenco sarebbe ancora lungo. Situazione particolarmente grave in Siria, racconta Scaccia, ma si continua a morire anche nelle guerre più antiche, che vanno avanti da più di dieci anni, come in Iraq e Afghanistan. Alcuni giornalisti vittime della guerra, altri in circostanze mai chiarite: “Morti strane, spesso misteriose, su cui difficilmente si riesce a stabilire la verità. Come nel caso di Ilaria Alpi: a vent'anni esatti dal suo sacrificio non è stato possibile accertare chi è stato a ucciderla e soprattutto perché”.

“Quando muore uno di noi – conclude Scaccia – non importa la nazionalità e neppure il ruolo: può essere un fotografo o un fonico, un operatore o un producer: uno di noi. E allora ti accorgi che stai in mezzo a una guerra vera, dove sparano sul serio, non è un film, e se non capita a te ma a qualcun altro, è solo causalità, destino. Inutili i giubbotti antiproiettile, le scorte, la prudenza, il mestiere, tutto il resto. Si va in guerra, sembra banale, come si va in qualsiasi altra parte del mondo a “raccontare”: può essere la festa o può essere l'inferno. La cosa strana è che continuiamo a sentirci dei privilegiati, solo per il fatto di stare in mezzo all'evento, occhi e anima di tutti gli altri. Molti purtroppo pagano irrimediabilmente la grande curiosità, questa voglia di capire”.

 Atlante offre anche uno speciale che si intitola “Svolta Islam”, a firma del sociologo Adel Jabbar; dove si analizza, paese per paese, la situazione delle cosiddette Primavere Arabe, movimenti che dopo aver portato ad uno sconvolgimento degli equilibri nel mondo islamico, sono attualmente in una situazione di totale caos. L''Egitto, dove “si è verificato il fallimento dei Fratelli Musulmani, e il nuovo governo, che sta facendo collassare il paese, è finanziato dalle petrolmonarchie del Golfo in chiave antislamica. Quegli stessi governi come Barhein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, da sempre nel mirino delle associazioni dei diritti umani a causa dei brutali metodi utilizzati per la repressione del dissenso”. La Tunisia, dove il partito islamico moderato Ennhada non soddisfa le esigenze della popolazione, e il paese prima esempio di stabilità, sta pericolosamente andando verso la direzione egiziana. E poi la Turchia, dove si è assistito ad un violento scontro fra potere politico e parte della società civile per la progressiva islamizzazione del paese.

“In tutto questo contesto , si legge ancora, si sta consumando anche una lotta settaria tra islam sciita e sunnita, due assi ben definiti sui quali si poggiano gli equilibri del mondo arabo e non solo: mezzaluna verde contro mezzaluna gialla. A farne le spese, come sempre, sono le popolazioni civili. Terreno di battaglia perfetto per questo conflitto eterno che risale alla notte dei tempi è la Siria, dove si incrociano i destini del Medio Oriente e del mondo intero”.

 Insomma, uno speciale ricco e con un'informazione più ampia e da vari punti di vista, senza esaltazioni o facili giudizi. E come ha dichiarato il direttore de La Stampa Mario Calabresialla presentazione di Torino: "Siamo bombardati da un flusso di informazioni. Le cose passano e quasi ci sfuggono, lasciando a malapena un segno. L'Atlante mette il punto, perché ci ritrovi le informazioni, capisci come sta andando. Ma soprattutto, in questo volume c'è la forza dei dati".

//Un video sulla serata di presentazioneUn video sulla serata di presentazione

 

Per info www.atlanteguerre.itwww.caffedeigiornalisti.it


 

Rosita Ferrato

28/02/2014