In Molise centro pilota per l’accoglienza ai migranti | accoglienza migranti, Molise, SPRAR, San Giuliano di Puglia, Cécile Kyenge, Emanuela Frate, profughi
In Molise centro pilota per l’accoglienza ai migranti Stampa
Emanuela Frate   

//Un esempio di ricostruzione a San Giuliano Un esempio di ricostruzione a San Giuliano Anche il piccolo Molise, una delle pochissime regioni in Italia con il più basso numero di immigrati, sta cominciando ad aprirsi a questa realtà. E se il Molise non è ancora appetibile per gli extracomunitari per diverse ragioni, prima fra tutte quella occupazionale essendo una regione con un basso livello di industrializzazione e con una forte vocazione agricola (con piccole e medie aziende condotte per lo più a livello familiare), allora cerca di diventarlo con i cosiddetti progetti SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che porteranno in Molise un cospicuo numero di immigrati di diversa provenienza, fuggiti da varie zone di guerra in primis la Siria, l’Eritrea, Somalia ma anche Libia, Nigeria e così via…

Il Molise si era già cimentato nel 2011 con l’emergenza Nord Africa accogliendo nelle proprie strutture un ingente numero di tunisini, libici, egiziani sbarcati a Lampedusa dopo la rivoluzione e trasferiti in varie strutture fra le quali quelle del Molise. Adesso invece, con l’ampliamento dello SPRAR, anche il Molise che prima era agli ultimi posti delle classifiche nazionali, insieme alla Basilicata, è passato dai soli 30 posti ai 435 posti attuali. Certo, è stato un po’ obbligato a farlo per cause di forza maggiore (allargamento della rete SPRAR dovuto ai continui flussi di persone che sbarcano nelle coste dell’Italia meridionale fuggendo da guerre, violenze e carestie), ma anche perché intende diventare un centro pilota, un territorio-laboratorio per includere, nelle proprie comunità, piccoli gruppi di immigrati orientandoli in un’ottica di formazione e sviluppo locale che agevoli sia i migranti che i Comuni coinvolti.

Lo SPRAR è formato dalla rete degli Enti locali che, per la realizzazione dei progetti, accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche ed i servizi d’asilo. Gli Enti locali coinvolti, con l’aiuto delle realtà di terzo settore, garantiscono ai profughi interventi per “l’accoglienza integrata” che vanno oltre la sola distribuzione del vitto e alloggio, anche attività di formazione, accompagnamento, assistenza e orientamento e percorsi individuali per favorire l’integrazione socio-economica delle persone. E così ben 18 Comuni del Molise hanno partecipato al Bando ministeriale e sono rientrati, per il triennio 2014-2016, nei progetti finanziati dal Ministero degli Interni con i Fondi Fei per l’accoglienza di quasi trecento profughi. Potrebbe sembrare un numero esiguo ma, considerando le limitate dimensioni dei villaggi e paesini molisani, è già abbastanza. Alcuni paesini che non avevano mai partecipato alla Rete dello SPRAR e non si erano mai neanche cimentati con l’emergenza Nord Africa, hanno comunque accettato la sfida superando i pregiudizi della popolazione più ostile e questo per far emergere lo spirito solidaristico del popolo molisano che, nella sua storia, è sempre stato attento all’accoglienza del prossimo.

Ma non sono state soltanto le lodevoli ragioni filantropiche ad aver fatto sì che ben 18 Comuni molisani accettassero di accogliere profughi, rifugiati e richiedenti asilo sul proprio suolo. Ci sono anche ragioni molto più pragmatiche e prosaiche come il ritorno economico e le ricadute occupazionali. Soprattutto per le cooperative che si sono aggiudicate gli appalti per la gestione di tutti i servizi sociali, educativi, sanitari dedicati ai migranti. E poi per le professionalità altamente qualificate che potrebbero trovare un impiego in loco come psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali e linguistici ma anche insegnanti di lingua italiana e così via. Senza dimenticare i benefici che questi gruppi di famiglie di immigrati potrebbero portare ai piccoli Comuni molisani in fase di spopolamento che combattono contro la scure dei tagli alle scuole o ai servizi in genere.

Ma non c’è soltanto lo Sprar. Il villaggio post-terremoto di San Giuliano di Puglia, costruito con soldi pubblici dalla protezione civile come insediamento temporaneo per tutte quelle famiglie che avevano avuto le proprie case danneggiate dal sisma, dopo il tragico terremoto del 2002 che causò la morte di 27 bambini e di una maestra, diventerà presto un centro “Hub” di primissima accoglienza in cui trasferire le persone dai luoghi di sbarco. La permanenza non potrà essere superiore ai trenta giorni e si potranno svolgere subito tutte le formalità che le riguardano, dall’assistenza sanitaria alla formalizzazione della domanda d’asilo prima di essere trasferiti nel sistema Sprar. A breve potrebbero partire i lavori di manutenzione e adeguamento delle duecento casette e delle strutture annesse. Prudente il sindaco, favorevole all’iniziativa in un’ottica solidaristica e di sbocco occupazionale, ma ponendo come condizione quella di ridurre il numero di rifugiati da accogliere e privilegiando la formula della famiglie o delle donne con bambini per non impattare con i ritmi del piccolo paese che, solo dopo tanti anni dal sisma, sta lentamente tornando a nuova vita. A livello di capienza si era parlato di mille persone ma poi ci si è attestati sulle 500 unità per non stravolgere una micro realtà come quella di San Giuliano di Puglia ancora fortemente segnata dalla perdita dei bambini (“gli angeli di San Giuliano”) e dai grandi danni provocati dal sisma. Dal nuovo centro di accoglienza che, oltre alle duecento casette, consta di diversi ambienti comuni che la rendono un po’ una città nella città (c’è infatti una mensa donata dal Vaticano, una scuola polifunzionale, un campo da calcio in erba sintetica, un ambulatorio, una chiesetta ecc) potrebbero sorgere varie opportunità di lavoro: dai servizi di mensa e di pulizia alle attività specializzate che richiedono professionisti come psicologi o mediatori culturali.

//Cécile Kyenge in visita a San GiulianoCécile Kyenge in visita a San GiulianoE’ rimasta positivamente impressionata dall’ospitalità degli ambienti di quello che sarà il nuovo centro Hub anche l’ex Ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge che, nella sua visita in Molise a San Giuliano, del febbraio scorso. Ha visitato il cimitero dove riposano le piccole vittime del crollo della scuola “Jovine”, e poi il villaggio provvisorio, ringraziando la piccola comunità di San Giuliano per la sensibilità mostrata dopo aver subito un dramma immane. Un gesto ammirevole da parte di tanti cittadini che dopo aver ricevuto tanta solidarietà da tutt’Italia vogliono adesso offrirla a chi ne ha più bisogno.

 


 

Emanuela Frate

25/03/2014