8 marzo, Donne con la A | Senonoraquando, Accademia della Crusca, Ra i, Cecilia Robustelli, 8 Marzo, Chiara Saraceno, Daniela del Boca, DONNE CON LA A
8 marzo, Donne con la A Stampa
Stefanella Campana   

8 marzo, Donne con la A | Senonoraquando, Accademia della Crusca, Ra i, Cecilia Robustelli, 8 Marzo, Chiara Saraceno, Daniela del Boca, DONNE CON LA A“Oggi la parità dei diritti passa per il riconoscimento, anche attraverso l’uso della lingua, della differenza di genere”, afferma la linguista Cecilia Robustelli, che collabora con l’Accademia della Crusca. Dagli studi del linguista Norman Fairclough, emerge uno stretto legame tra l’uso del linguaggio e la disparità sociale di potere. Oggi le donne occupano ruoli decisivi in politica, nelle istituzioni e nel mondo del lavoro ma si continua a parlare di loro al maschile in nome di un "neutro" che la nostra lingua non prevede. Spesso sono le stesse donne in posizioni apicali a rifiutare il femminile, come se fosse sminuente rispetto al ruolo ricoperto, perpetuando una visione androcentrica, ovvero fondata sull’affermazione o la difesa del potere del maschio nella società (come recita il dizionario della lingua italiana Le Monnier). Si continua a fare resistenza nel declinare al femminile una manciata di titoli professionali: ministra, deputata, funzionaria, ingegnera, assessora, mentre è acquisito dire commessa, postina, operaia, infermiera.

Non a caso il Coordinamento del comitati di Senonoraquando lancia la campagna DONNE CON LA A. Per questo 8 Marzo alle istituzioni, alla pubblica amministrazione, alla scuola, alla politica, all’informazione, chiediamo di usare il femminile ogni volta che si parla di una donna, qualunque ruolo o incarico ricopra. Siamo convinte che sia un passo necessario per garantire la rappresentazione dei due generi di cui è fatto il mondo: le donne non sono l'altra metà del cielo, sono una delle due metà”. Un appello lanciato anche alla Presidente della Rai Anna Maria Tarantola in una lettera aperta affinché nei programmi radio televisivi come nell'informazione, quando si parla di donne sia usato il femminile. Un richiamo forte al ruolo della Rai che, in quanto servizio pubblico e importante motore di cultura, “può e deve farsi interprete di questo cambiamento”.

L’appello è già stato raccolto dal Sindaco di Torino Fassino (anche come presidente dei Comuni italiani, Anci), dal presidente del Consiglio regionale del Piemonte Laus, parlamentari e consiglieri/e regionali, dalla vice Presidente del Senato Fedeli, dalle sociologhe Chiara Saraceno e Daniela del Boca. Un consigliere regionale del Piemonte Mario Giaccone, ha presentato una mozione per variare il linguaggio amministrativo con l'uso del genere femminile in Regione, sulla scia di quello presentato alla Giunta del Comune di Torino dalla consigliera Laura Onofri, per una comunicazione pubblica aderente ai ruoli della donna e che superi gli stereotipi, sollecitando “l’impegno della giunta ad intraprendere un percorso di revisione dei termini utilizzati in tutta la modulistica del Comune in modo da mettere in evidenza entrambi i generi e a realizzare un corso di formazione per i funzionari sull’uso del linguaggio di genere”. Che sia la volta buona?

 


 

Stefanella Campana

5/03/2015