Rom e sinti sfilano a Bologna contro le discriminazioni | Luigi Manconi, Davide Casadio, Rom, Sinti, manifestazione nazionale, Bologna, R.O.M. Rights of Minorities
Rom e sinti sfilano a Bologna contro le discriminazioni Stampa
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Rom e sinti sfilano a Bologna contro le discriminazioni | Luigi Manconi, Davide Casadio, Rom, Sinti, manifestazione nazionale, Bologna, R.O.M. Rights of Minorities

Il 16 maggio si è tenuta la prima manifestazione nazionale in difesa dei diritti negati di queste comunità, vittime di un clima di crescente intolleranza nel Paese. L’evento ha riunito centinaia di persone ed è stato organizzato nell’anniversario della rivolta che 6mila di loro fecero contro gli ufficiali delle SS nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, nel 1944.

Molti sfilavano tenendo in mano cartelli con su scritti gli articoli della Costituzione o striscioni per reclamare diritti e slogan contro le discriminazioni subite in Italia.

"Noi siamo italiani e allo stesso tempo abbiamo anche una nostra cultura, e quello che mi piacerebbe è che tutte le persone imparassero a conoscerci e rispettarci”, ha spiegato Davide Casadio, mediatore culturale che ha proposto Bologna come capitale europea della cultura rom e sinti lanciando l’idea di creare in città un museo che racconti la loro storia.

A sfilare in difesa dei diritti di rom e sinti anche il senatore del Partito Democratico Luigi Manconi: "Ho scelto di essere a Bologna perché è in gioco la qualità della nostra democrazia – ha detto – la manifestazione di sabato pone un tema importante che è quello del rispetto e della tutela di tutte le minoranze".

"L'intenzione della manifestazione è rivendicare il rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione – ha concluso Casadio – chiediamo alle istituzioni di avviare un percorso d'integrazione che parta dalla chiusura dei campi fino alla creazione di micro aree attrezzate dove inserire i diversi nuclei familiari. In più sarebbe utile creare dei percorsi di sostegno per l’affitto in modo da aiutare chi non ha lavoro a trovare una casa". Un'opzione, questa, che la regione Emilia-Romagna sta provando a portare avanti.