Rogo Rom a Roma  | Rom, Elisabeth Halinovic, Centocelle Roma, Virginia Raggi, Antonio Ardolino
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Cristiana Scoppa   

“Carissime amiche, mi sento in colpa pure io. Che Dio vi sia vicino”. Così si legge su un biglietto che accompagna un mazzo con 3 rose rosse deposto da un/a anonimo/a cittadino/a vicino ai resti del camper che qualcuno, nella notte tra il 9 e il 10 maggio, ha trasformato in un attimo in una pira mortale. Nel camper viveva una famiglia: madre, padre, 11 figli. Di etnia Rom. Sono morte Francesca, Angelica, Elisabeth Halinovic, le tre sorelle di 20, 8 e 4 anni, nonostante gli sforzi di genitori e fratelli per tirarle fuori da quell’inferno. Benvenuti a Centocelle, quartiere che ormai non è più nemmeno giusto chiamare “periferia”, perché la città ha ampiamento esteso i suoi margini e ormai siamo dentro, completamente dentro Roma.

 

Non una parola invece dalla sindaca Virginia Raggi, che pure si è recata sul posto e dalle fotografie diffuse sui media, mano sulla bocca, occhiali scuri d’ordinanza, sembra alquanto sconvolta: “Esprimiamo cordoglio perché quando ci sono delle vittime si rimane un attimo in silenzio”. Certo. Ma appena la sera prima, in TV, nel salotto diPorta a Porta, si era lamentata del fatto che “noi li cacciamo e loro ritornano”. Non se lo chiede però: perché ritornano? E, dunque: visto che cacciarli è inutile, cosa servirebbe invece?

 

Cosa servirebbe per prevenire furti nelle auto e nelle case, da sempre imputati ai Rom? Cosa servirebbe per evitare lo scavo nei cassonetti alla ricerca di rifiuti da recuperare e vendere, per avere un minimo di sostenibilità? Cosa servirebbe per evitare l’accattonaggio, bimbi da allattare al collo, ore e ore sotto il sole o nel buio dei tunnel della metropolitana, mentre la salute si deteriora, i denti cadono, donne che a 35 anni ne dimostrano 50 segnati da fatica e amarezza?

 

Cacciarli non serve a prevenire una vita di miseria e marginalità che li rende simili, troppo simili, ai Dalit dell’India. Per i Dalit, che stanno laggiù, lontano lontano, ci indigniamo, critichiamo gli indiani chiusi nelle gabbie ottuse delle caste, soprattutto dopo aver letto il fantastico romanzo di Arundhati Roy,Il dio delle piccole cose. Senza renderci conto che – non tutti noi, certo – trattiamo allo stesso modo o quasi i Rom di casa nostra: evitiamo di incrociarne gli sguardi, scambiarci due parole, figuriamoci toccarli. E non bastano film fantastici comeIo, la mia famiglia Rom e Woody Allen  di Laura Halilovic (disponibile integralmente su Youtube e prodotto da RAI 3), che pure raccontano di quanto diversa sia, la realtà dei Rom oggi, ad andare oltre agli stereotipi.

 

//Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen [Laura Halilovic,2009]Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen [Laura Halilovic,2009]

 

Rogo Rom a Roma  | Rom, Elisabeth Halinovic, Centocelle Roma, Virginia Raggi, Antonio ArdolinoBabelmed, questi stereotipi aveva cercato di smontarli nel ciclo di inchieste Rom. Rights of Minorities: oggi nemmeno la parola “nomadi” ha più senso, come d’altro canto dimostra la stessa affermazione della sindaca Raggi.

 

“Tornano” dopo essere stati “cacciati”, perché in quel quartiere, piazza, parcheggio, trovano un minimo di viabilità per la sopravvivenza, una scuola vicina per i bambini, una fontana dove prendere l’acqua, mezzi pubblici per spostarsi, un centro commerciale pieno di gente dove chiedere l’elemosina, un operatore o volontario di qualche associazione cui chiedere aiuto. Oggi, i Rom ancora costretti nei campi vorrebbero una casa, come appare chiaro quando si conosce la piccola comunità Rom stabilmente insediata insieme a italiani, sudamericani, africani, est europei nel MAAM, il Museo dell’Altro e dell’Altrove raccontato nel video reportage MAAM Museo fuorilegge. 

 

Rogo Rom a Roma  | Rom, Elisabeth Halinovic, Centocelle Roma, Virginia Raggi, Antonio Ardolino

 

Non ci sono più dubbi ormai, che l’incendio che ha ucciso le tre sorelle Halinovic sia stato di origine dolosa: prima le tracce di liquido infiammabile trovate intorno ai resti del camper, poi una video camera di sicurezza che inquadra un uomo che lancia una bottiglia contro il veicolo. In rete c’è anche un terribile filmato, ripreso da un edificio vicino, che mostra il rogo: guardarlo significa ‘vedere’ bruciare in quelle fiamme 2 bimbe e una ragazza, Francesca, Angelica ed Elisabeth.

 

A levarsi per chiedere, riconoscimento minimo per un omicidio così atroce, il lutto cittadino, è però una delle ‘solite’ associazioni che si occupano (anche) di Rom, la Croce Rossa, per bocca della presidente Debora Diodati: "Credo che di fronte alla morte delle tre sorelle la città debba fermarsi. Dovrebbe essere indetto un lutto cittadino nei prossimi giorni.

 

Quanto accaduto è una vera tragedia. Croce Rossa di Roma si unisce al dolore dei familiari delle giovani vittime e invita tutti a riflettere sull'urgenza di intervenire verso le condizioni di maggiore marginalità sociale che ad oggi sembrano essere vissute e affrontate in prima persona quasi esclusivamente dal lavoro messo in campo dal volontariato".

Rogo Rom a Roma  | Rom, Elisabeth Halinovic, Centocelle Roma, Virginia Raggi, Antonio Ardolino

 

Su Facebook Antonio Ardolino, ricercatore e operatore sociale, membro di osservAzione, anni di esperienza con i Rom alle spalle (intervistato su Babelmed da Federica Araco proprio per illustrare la situazione dei Romanì di Roma), non può contenere la sua rabbia: “Buongiorno Roma. Anche oggi ti sei svegliata un po' più sporca. Ormai nella merda ci stai affogando, ma tutti (tutti) parlano del sacchetto di immondizia nel proprio cortile. Not in my shit place”.

 

Perché fino a stamattina il tema dominante delle cronache cittadine erano i rifiuti che continuano ad accumularsi intorno ai cassonetti. Nessuno poteva immaginare che nella notte una mano assassina avrebbe dato fuoco a una famiglia Rom, proprio come si bruciano le immondizie.

 


 

Cristiana Scoppa

10 maggio 2017