Novellara, dai sikh ai cinesi, l’integrazione come regola | Carla Reschia
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Carla Reschia   
Novellara, dai sikh ai cinesi, l’integrazione come regola | Carla Reschia
Sarà lo spirito solidale e cosmopolita di Augusto Daolio, che qui nacque e qui morì, il 7 ottobre 1992 e che da qui partì per dare vita all’avventura dei Nomadi. La sua tomba, ricoperta di fiori, bigliettini e “ultime sigarette” è l’attrazione del cimitero di Novellara, borgo agricolo nella piana di Reggio Emilia. O almeno una delle attrazioni. L’altra è il gurdwara Singh Sabha, il tempio sikh che sorge tra i capannoni della zona industriale, uno fra i più grandi d’Italia e dell’intera Europa, che il 1° ottobre 2000 fu inaugurato da un’altra celebrità nata lì vicino, a Scandiano, Romano Prodi. Da presidente della Commissione Europea volle riconoscere quello che pareva un bel segnale di integrazione e amicizia. Un apprezzamento “gratuito” perché i soldi che hanno finanziato l’edificio – oltre tre miliardi di lire - sono frutto solo di donazioni e collette. Lo stato italiano non ha riconosciuto e non riconosce la comunità sikh fra quelle aventi diritto ai contributi e agli sgravi fiscali, malgrado la richiesta dati dal lontano 1992. Il problema sarebbe il kirpan,il pugnale che è uno dei cinque segni esteriori obbligatori per i sardar, i sikh battezzati. Ha solo un valore simbolico, ma resta un’arma.
Novellara, dai sikh ai cinesi, l’integrazione come regola | Carla ReschiaOggi la comunità di oltre cinquemila persone che gravita attorno al tempio resta un bel esempio di armonia in un contesto nazionale sempre più scadente sotto il profilo dell’integrazione. E non è così scontato. Negli Anni ’80, quando iniziò in Italia l’immigrazione sikh, questi erano - fra i pochi che li avevano mai sentiti nominare - visti con diffidenza: al loro nome si associavano la turbolenta situazione poltica del Pujab e i disordini politici di cui erano considerati responsabili. I più informati amavano ricordare l’assassinio di Indira Gandhi da parte delle sue guardie del corpo sikh. Dopo l’11 settembre 2001 la loro impopolarità ha conosciuto un revival perché la diffusa usanza di indossare il turbante li ha fatti identificare come “arabi”.
I sikh sono invece indiani e nemmeno musulmani ma indiani seguaci di un culto minoritario nato nel XVI secolo da una costola dell’induismo. Hanno un codice etico interno severo che li porta talvolta alla ribalta della cronaca nera per “punizioni” inflitte a connazionali colpevoli di avere violato o ignorato la morale corrente, ad esempio avere eluso un impegno matrimoniale. Ma questa, insieme alla loro insopprimibile tendenza a sacrificare il casco al turbante alla guida dei motorini – una deroga che è stata loro concessa in India, in Inghilterra e in parte del Canada - è pressoché l’unico motivo di trasgressione. In cambio hanno una grande versatilità e volontà di adattamento nella differenza. Oltre alla capacità di lavoro che li rende dipendenti di pregio tanto nel comparto dell’allevamento quanto nell’industria metalmeccanica.
A Novellara il loro tempio è un punto di riferimento, volentieri prestato ai concittadini per incontri sindacali e altri raduni, ma sede ogni domenica di pittoreschi raduni di fedeli da tutta Italia. La domenica, in India, non è il giorno sacro per i sikh: lo è diventata qui in Italia perché è l’unico momento libero per tutti. Le porte sono aperte a tutti: ai fedeli come ai visitatori che dopo possono pranzare insieme, gratuitamente, nella grande sala. Si chiama langar, è esclusivamente vegetariano e obbedisce a un altro caposaldo della fede sikh: un pasto non si nega a nessuno. Inoltre, sedersi a un tavolo comune è segno di uguaglianza e in patria il sikhismo è nato proprio per superare la rigidità delle caste indù.
Con tutto questo gli studiosi che hanno dedicato saggi e tesi di laurea alla comunità sikh dell’Emilia, che concentra il maggior numero di immigrati indiani in Italia, hanno rilevato come le lotte interne per famiglie e per clan non siano estranee alla sorridente comunità. Gli estimatori preferiscono vedere quello che è sotto gli occhi di tutti e che nel 2006 il regista romano Pietro Canizzaro ha riassunto in un bel cortometraggio girato a Novellara, Storie di Sikh: una cittadina ordinata e tranquilla dove ogni anno il Vaikashi, la principale festa sikh dedicata al ritorno della primavera - quest’anno cadeva il 19 aprile - viene festeggiata da tutti con un lungo corteo accompagnato da canti e tamburi che parte dal tempio di via Bandini e raggiunge il centro storico. Per le migliaia di fedeli in arrivo da tutto il Paese e per i turisti il Comune chiude il centro alle auto e mette a disposizione il vecchio campo sportivo.
Novellara, dai sikh ai cinesi, l’integrazione come regola | Carla ReschiaIl buon rapporto creato con la comunità sikh a Novellara non viene considerato un’eccezione o un esempio isolato: alla voce economia il sito del Comune ( www.comune.novellara.re.it ) tiene a precisare: Un valido sostegno ai coltivatori diretti è dato dai lavoratori stranieri che a Novellara, ma anche a livello regionale, dimostrano come siano ampiamente impiegati non solo in occupazioni agricole stagionali di raccolta, ma anche in occupazioni agricole stabili, cioè legate al ciclo dell'allevamento e della trasformazione dei prodotti e nelle relative occupazioni di servizio.
Il gurdwara non è un’eccezione. La voce “Luoghi di culto” elenca, oltre a un certo numero di chiese e ovviamente al Gurdwara, tempio sikh, anche una moschea (sala di preghiera per musulmani) e una Sala del Regno (per la congregazione dei testimoni di Geova). Qui sono fieri di ribadire che a Novellara – 13.384 residenti a fine 2007, di cui 1.698 stranieri, una percentuale del 12,68% che cresce di un punto in media da un anno all’altro - abitano tutti i popoli del mondo. A scorrere l’elenco dei mediatori culturali, pure pubblicato su internet, sembra vero: ci sono Matteo Chen Xiangxiao, Liuba Lishchuk Lyubov e Bobby Parmar.
Forse non è un caso se si terrà qui e nella vicina Luzzara, dal 12 al 14 settembre, “Uguali Diversi”, il primo Festival delle culture nato per “riflettere, discutere, capire”.

*Questo articolo fa parte di serie d’inchieste giornalistiche sui fenomeni di radicalizzazione in Europa e nel Mediterraneo. E’ stato redatto nell’ambito del progetto DARMED, realizzato dal Cospe e sostenuto dall’UE.

Carla Reschia
(20/07/2008)

Novellara, dai sikh ai cinesi, l’integrazione come regola | Carla Reschia
    "Preventing Violent Radicalisation 2007"

"Con il sostegno finanziario del Programma Preventing Violent Radicalisation
Commissione Europea - DG Giustizia, Libertà e Sicurezza" 




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