Le citta' del futuro | Stefanella Campana
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Stefanella Campana   
Le citta' del futuro | Stefanella Campana
Scarseggiano in Italia le nuove case accessibili ai giovani e a chi ha redditi bassi, ma in compenso la penisola ha subito una cementificazione selvaggia troppo spesso senza alcun rispetto per l’ambiente. Di chi è la colpa? Sarà ancora questo il futuro delle nostre città? “Siamo qui per prenderci le nostre responsabilità, dobbiamo parlare meno di forme e ricordarci della nostra funzione principale: dialogare con chi gli spazi li deve vivere”, scandisce con forza Leopoldo Freyrie, relatore generale della XXIII
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F. L. Wright, il grattacielo alto un miglio
edizione del Congresso mondiale degli architetti. Un monito a una società che non può più nascondersi di fronte alle emergenze ambientali, energetiche, abitative e alimentari, dimenticandosi che lo sviluppo economico non può prescindere dalla difesa dell’ambiente. Torino, per cinque giorni, è stata capitale mondiale dell’architettura con intensi dibattiti, incontri e lectio a cui hanno partecipato oltre diecimila architetti, molti i giovani e qualche star, arrivati da 177 paesi di ogni angolo del mondo. Mentre i “grandi” del G8 rimandano al 2050 la difesa del nostro pianeta, gli architetti hanno lasciato Torino con sfide e obiettivi “alti”, racchiusi in una “Carta” dove si impegnano a seguire l’”emergenza del paradigma ecologico”. ”E’ ora di mettere la parola fine all’ego-architettura e incominciare a parlare di eco-architettura - sintetizza l’urbanista brasiliano Jaime Lerner – l’errore più frequente degli architetti è quello di confondere il fine ultimo del nostro lavoro con una gratificazione dell’ego invece di una scienza partecipata da tutti e sostenibile per il pianeta”.
Ridefinire la modernità, ristabilire l’armonia con i cicli della natura con un’architettura che se ne faccia interprete difendendo la biodiversità anche estetica, etica e politica. Sembra essere questa la nuova frontiera dell’architettura post-consumista. “Gli architetti conteranno di più non in quanto star da coccolare ma in quanto capaci di rifornire soluzioni a 360 gradi per le problematiche di un territorio”, aveva ammonito Freyrie, ricordando le parole chiave del congresso: cultura, democrazia, speranza. Parole positive in contrasto con le critiche pesanti arrivate dal ministro della Cultura Bondi che ha etichettato l’architettura contemporanea italiana in un crescendo di invettive: “brutta”, “disumana”, “squallida”, “mostruosa”, “tanto deprimente da far ammalare chi ci vive e ci passa davanti”.
Sotto accusa soprattutto le periferie delle grandi città, e non solo. Si è parlato di “rottamazione delle periferie”, di interazione tra chi progetta gli spazi e chi li vive e li desidera. Ci si chiede come si può riparare al degrado diffuso, a discutibili scelte abitative e all’uso disinvolto degli spazi pubblici. “L’architettura dell’era elettronica deve contribuire a neutralizzare le patologie urbane con un’architettura sostenibile – risponde Raffaele Sirica, presidente del Consiglio nazionale degli architetti - E questo può avvenire solo attraverso un processo di democrazia urbana, cioè attraverso consultazioni delle comunità e l’intreccio virtuoso tra architettura sostenibile e urbanistica”. Parole che sembrano cadere a puntino proprio a Torino, una tra le città europee che ha subito recentemente grandi modifiche urbane: dal passaggio di circa 3 milioni di metri quadri di aree industriali in aree edificabili, costruzioni di grandi opere olimpiche, parcheggi sotterranei nel centro, ridisegno di molte parti del centro storico, costruzione della metropolitana. Il volto della città si è indubbiamente ringiovanito e abbellito ma in molti si chiedono se tutto questo abbia avuto ricadute su case, scuole, spazi verdi, aria pulita… Per lungo tempo ci sono stati proteste e dibattiti infuocati per una molto discutibile ristrutturazione del piazzale Valdo Fusi, ma senza grandi esiti.
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Renzo Piano ed il plastico del grattacielo per Torino
E ancora fa discutere la scelta di costruire un grattacielo alto 220 metri (50 più della Mole Antonelliana, simbolo della città) sui giardini del Tribunale; un progetto di Renzo Piano, assegnato dalla Banca Intesa San Paolo. Ammonisce Stefano Boeri, docente di progettazione urbanistica: "Serve una legge sulla trasparenza dei grandi progetti promossi da operatori privati e l’invito agli architetti a responsabilizzarsi e a misurarsi con l’opinione pubblica".
Anche la “provocazione” di Bondi ha suscitato non poche reazioni. Gianni Biondillo, architetto milanese autore di saggi, tra cui “Metropoli per principianti” (Guanda) puntualizza in un articolo su La Stampa: ”La città contemporanea è stata in gran parte costruita da figure professionali differenti da quella dell’architetto. E le amate villette che a dire del ministro “saranno banali, ma fanno vivere con dignità” sono metastasi che si sono impossessate del corpo vivo del territorio, identico dalle Alpi alla Sicilia, che s’è spalmato spesso abusivamente sui nostri fiumi, monti, laghi , coste colline e pianure e che ha moltiplicato il traffico privato, inquinato l’ambiente, annichilito la socialità dei centri urbani, creato i presupposti di un’idea dell’abitare come fortilizio chiuso e avverso alla società “.
Interviene Aaron Bersky, direttore della Biennale di Architettura che si apre a Venezia a settembre: “Bello e brutto sono concetti relativi. Quello che conta sono i rapporti che le persone hanno con i luoghi in cui vivono”. Anche Flavio Albanese, direttore di Domus, una delle più prestigiose riviste del settore, replica al ministro: “Non esiste architettura buona o cattiva; l’architettura è figlia del suo tempo. Quello che vediamo in giro è figlio della cultura politica e della storia sociale del Paese. La prima colpa è della pessima gestione della cosa pubblica”. Insomma ciascuno ha le sue responsabilità, a cominciare da quelle degli imprenditori del settore e del committente. Si mette in evidenza una grave pecca. In Italia non si fanno concorsi ma gare: in un concorso c’è una competizione tra progetti, in una gara vince chi promette di spendere di meno e fare più in fretta. E così la qualità diventa un miraggio.
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Arrivano anche visioni ottimistiche. Andrea Boschetti, giovane ingegnere che sta lavorando a ridisegnare la Milano del futuro pensa positivo: “Secondo un luogo comune il capoluogo lombardo è grigio, triste, nebbioso, ma si può renderlo verde e ricco di spazi pubblici. Milano può diventare l’antiDubai".
Gary Chang, uno dei più interessanti esponenti dell’architettura sperimentale, di Hong Kong, dà consigli ai colleghi: " Gli architetti non possono stare chiusi nei loro studi, ma devono uscire, vedere, capire cosa serve alle persone". Anche lui boccia il piazzale Valdo Fusi, ma pure l’arco rosso di Camerana, emblema delle Olimpiadi invernali: "Non mi piacciono le cose fini a se stesse. È davvero deprimente". La sua passione sono il Lingotto e Eataly, due felici recuperi di due ex stabilimenti, della Fiat e della Carpano, due esempi di una positiva evoluzione del passato nel presente-futuro.
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T. Fujimori
Un altro esempio di possibile unione equilibrata tra antico e futuro è la filosofia che sta alla base delle scelte architettoniche di Terenobu Fujimori, noto architetto giapponese che ha raccolto il testimone per il prossimo congresso che si svolgerà nel 2011 a Tokyo.Lui usa materiali naturali come terra, pietra, carbone, corteccia d’albero, risorse compatibili della natura. La speranza, anzi un'impellente necessità è avere edifici ecocompatibili in cui la produzione di energia sia superiore al consumo, come ha ricordato Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte nonchè docente del Politecnico. Anche perchè ci troviamo di fronte a un'emergenza ecologica non disgiunta da quella economica. Significativa, non a caso, la presenza tra i relatori del premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus che di fronte alla fame e alla miseria ha saputo trovare soluzioni innovative per migliorare in concreto la vita di milioni di diseredati. E gli architetti a Torino sembrano averne preso coscienza.

Stefanella Campana
(19/07/2008)


Le citta' del futuro | Stefanella CampanaCASA DECOR. Dal 4 al 25 settembre approda a Torino Casa Decor: per dare visibilità a giovani interior designer ricreerà negli spazi di Palazzo Villa, in piazza San Carlo 161, salotto di Torino,tutti gli ambienti domestici di un appartamento con la collaborazione di prestigiosi marchi. Previsti eventi, incontri e confronti sul tema del design.
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