Noi, Emigranti…. a Zollino | Igiaba Scego
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Noi, Emigranti…. a Zollino | Igiaba Scego10 Agosto, Notte di S.Lorenzo, Notte di stelle cadenti, di desideri, di amore, di sogni ad occhi aperti. E in questa notte così densa di significati, di visioni e di deliri che si è svolta nella piccola stazione di Zollino lo spettacolo teatrale Noi, Emigranti . Zollino, una piccola cittadina, che insieme alle sorelle Calimera, Melpignano, Martano e altre, fa parte della Grecìa Salentina, una piccola enclave ellenofona dove si parla ancora il griko. Tzuddhinu , come chiamano i zollinesi la loro cittadina, ha 2297 abitanti e dista solo 18 Km da Lecce. Ora la distanza è colmata in pochi istanti su un’ automobile o su un pullman, ma nei tempi passati la distanza ha fatto precipitare la zona in una ruralità povera che ha costretto molta gente a cercare fortuna altrove, ad emigrare per faticare al Nord, a sognare di tornare per costruirsi una bella casa di mattoni ed essere seppellito nel cimitero comunale con tutti gli onori di chi “ce l’ha fatta”. Sogni piccoli, semplici, che hanno spinto molti a fare viaggi incerti, per trovare un futuro ancora più incerto. Si partiva con la valigia legata da uno spago, si partiva per passare dallo sfruttamento dei feudatari latifondisti del Sud allo sfruttamento degli industriali del Nord. Terra sfregiata dall’emigrazione e dalla povertà, l’intera Grecìa Salentina ha saputo reagire al dolore facendo della sua storia arte, cultura, contaminazione, amore. Non è un caso che il festival della Notte della Taranta sia nato da queste parti. Ma le iniziative, soprattutto d’estate, si susseguono incessanti ed è a queste iniziative che appartiene anche lo spettacolo Noi, Emigranti . Infatti molti spettacoli sono di fatto legati ad un recupero attivo della memoria dell’enclave ellenofona. Non mero culto del passato, ma un recupero che porta a stringere alleanze tra passato e futuro, che porta a legare anziani, giovani e bambini. Dove le parole, i ricordi, le speranze, i sogni diventano patrimonio condiviso. Dove i morti non sono dimenticati, dove i padri e le madri raccontano dei passaggi generazionali, della ricchezza del Salento, della tradizione musicale, della gastronomia e anche della ferita dell’emigrazione.
Noi, Emigranti…. a Zollino | Igiaba ScegoTerra di festa Zollino e anche di reminiscenze. Non è un caso che proprio in questa landa dell’entroterra leccese si svolge ogni anno la festa de Lu Foco , la festa per antonomasia dell’inverno. Con combustione della grande focara si vuole duplicare, nella fredda notte invernale, un sole artificiale che scalda i cuori della gente. Il tutto accompagnato da degustazioni di piatti tipici tra i quali immancabile è la famosa sceblasti e i legumi preparati alla pignata proprio come nei bei tempi antichi. Il fuoco è un elemento ancestrale molto rappresentato nella Grecìa Salentina, un elemento di socializzazione. E non è solo quello esterno ad essere apprezzato, ma anche il fuoco eterno che batte nelle anime dei tanti uomini e donne del Salento. E a questo fuoco ancestrale, alla memoria mai sopita, alle donne e agli uomini di questa terra meravigliosa, che era dedicato il progetto teatrale della compagnia Astragali.
Noi, Emigranti…. a Zollino | Igiaba ScegoLo spettacolo Noi Emigranti che è stato rappresentato nella stazione ferroviaria di Zollino, diretto da Fabio Tolledi, è stato per la cittadina un esperimento interessante di come si può rappresentare il dolore con un teatro fatto di immagini. Un teatro visuale che ha coinvolto attori non solo della compagnia Astragali, ma anche molti ospiti provenienti dall’Albania, dalla Grecia, dalla Francia, dalla Germania. I vari Cornelia, Malado, Gaetano, Anastasia, Eleonice, Fatima, Hélène si sono confrontati non solo con il Salento e i suoi contrasti, ma con la loro stessa assenza. Il 10 agosto gli zollinesi e chi è venuto da lontano a vedere lo spettacolo ha visto solo un piccolo assaggio di quello che è successo nei giorni precedenti alla compagnia teatrale. Il confronto culturale, tra attori, regista, collaboratori non è stato facile e nemmeno indolore. Scontri, paure, diffidenza, dolore, tensioni. Si è scavato molto nelle vite di ognuno dei partecipanti, per riuscire ad arrivare al nocciolo del tema scelto per la rappresentazione di Zollino: l’emigrazione appunto. Tutti, chi direttamente chi indirettamente, avevano avuto in famiglia esempi di viaggi di emigrazione. Ed è in questa memoria personale che si è scavato per poter riuscire a cogliere il dolore di Zollino e della grecìa Salentina. Ogni attore attraverso una parola chiave (da terra a patate) ha trasformato la sua azione visuale in qualcosa pronto a cogliere l’afflato dell’universale. Si è scelto tra le tante chiavi di lettura, la parola terra; allora nell’azione l’attore si è ricoperto di terra ovunque, in modo onnivoro, ansioso. Terra rimanda a terrone, all’insulto, all’umiliazione. Ma quell’insulto diventa bandiera nella rappresentazione, qualcosa su cui non sputare, qualcosa di cui essere orgogliosi. L’attore ricoprendosi tutto di terra (mutande comprese) ha voluto sottolineare che non ci si deve vergognare della propria essenza, che il passato è una memoria da conoscere, non qualcosa di cui vergognarsi. Uno spettacolo che ha mischiato lingue (le tante degli attori), umori, eccessi e canti dell’entroterra salentino. Uno spettacolo che il pubblico di Zollino ha guardato in silenzio, non capendo spesso tutto, ma che - pur nelle difficoltà di fruizione del teatro visuale -è riuscito ad apprezzare. Molti hanno ricordato chi è partito, chi ha sofferto, molti hanno ricordato le proprie esperienze. La luna era splendida, la cornice della stazione superba, una bella notte di S. Lorenzo, un lavoro teatrale che sicuramente lascerà traccia nel cuore di Zollino.


Igiaba Scego
(foto: Federica Araco)
(04/09/2008)

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