Donna, oggi in Italia | Stefanella Campana
Donna, oggi in Italia Stampa
Stefanella Campana   
Donna, oggi in Italia | Stefanella Campana
Rita Levi Montalcini
In questi tempi duri forse sarebbe meglio seguire il consiglio della grande scienziata Rita Levi Montalcini che in occasione del suo centesimo compleanno ha così spiegato la ricetta del suo intoccabile entusiasmo: “Si deve spingere il proprio sguardo al di là dell’immediato presente”. Se questo vale per tutti in un’Italia che vive una crisi senza precedenti, con i consumi delle famiglie in caduta libera (-1,9%) e il Pil, la ricchezza del Paese, sceso a meno 0,9%, con fabbriche che chiudono e schiere crescenti di disoccupati e cassintegrati, a maggior ragione serve alle italiane. E’ fuori di dubbio che per loro i nuovi problemi si sommano con quelli annosi, di sempre. A cominciare dal capitolo lavoro, dove il tasso di occupazione femminile mostra un Nord che ha superato di dieci punti l’obiettivo di Lisbona per il 2010 (70%) e un Sud che porta l’Italia al fanalino di coda (34,7%). Pagate un quarto meno degli uomini a parità di lavoro, le donne continuano a essere un numero sparuto là dove c’è odore di potere: solo il 5% nei board delle aziende, il 22 per cento in Parlamento. E non importa se a scuola, nei concorsi risultino più brave dei maschi. Come restano sempre le più sgobbone in Europa per avere la maggior parte del lavoro domestico e della cura di anziani e figli sulle loro spalle, anche per una diffusa carenza di servizi sociali e per una cultura ancora dominante che considera naturale che il lavori domestici si declinino al femminile. Eppure ora è arrivata la proposta di mandarle in pensione a 65 anni, la stessa età degli uomini, come se questa parità non diventasse così una fonte di disparità, vista la realtà in cui vivono le italiane.

Donna, oggi in Italia | Stefanella CampanaPreoccupa pure il clima di paura che si respira in seguito ad alcuni casi di stupri (reato che l’Onu ha definito come un atto di guerra), con protagonisti degli stranieri. Alibi per provvedimenti strumentali e discutibili come le ronde in nome della sicurezza. E ci si dimentica che milioni di persone subiscono abusi, percosse, vessazioni e ricatti economici e psicologici fra le mura della propria casa. Troppo spesso ancora “voci nel silenzio” di una violenza domestica che parla dell’altra faccia della famiglia. Secondo i dati stimati dall’Istat a livello nazionale, il 32% delle donne (in cifre, 6,7 milioni, tra i 16 e i 70 anni) ha subito almeno una volta, durante la propria esistenza, una violenza fisica o sessuale, ben il 70 % degli stupri è opera del partner e il 96% delle vittime non denuncia gli aggressori. Forse anche perché, ed è gravissimo, solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato.
In questi ultimi anni è nata per fortuna pure la consapevolezza di non subire, la voglia di reagire. Non mancano iniziative di istituzioni e associazioni per smascherare i pregiudizi intorno al fenomeno e per promuovere un cambiamento di mentalità capace di prevenire i comportamenti violenti con strumenti concreti per contrastare gli abusi familiari e fornire indirizzi utili per chi ne è vittima (case di accoglienza, case segrete).
Non a caso la ricorrenza dell’8 Marzo ha visto ancora una volta le italiane scendere in piazza per dire “basta” alla violenza sulle donne, ricordando che il migliore antidoto contro questo odioso fenomeno “non è il controllo ma il rispetto” in ogni luogo, anche in casa, da parte di tutti. “Non deleghiamo a nessuno il nostro corpo, nessuna strumentalizzazione razzista sul nostro corpo”.

Stefanella Campana
(09/03/2009)




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