Passare all'azione | Preventing Violent Radicalisation, odio razziale e religioso, Amara Lakhous, Annamaria Rivera, Nathalie Galesne
Passare all'azione Stampa
Nathalie Galesne   
Passare all'azione | Preventing Violent Radicalisation, odio razziale e religioso, Amara Lakhous, Annamaria Rivera, Nathalie Galesne
Renato Farina
Nel contesto dell'informazione italiana sempre più asservita dal punto di vista economico, politico e culturale al potere, non deve destare stupore vedere i giornalisti trasformarsi in agenti segreti. È il caso di Renato Farina, fervente cattolico, già noto giornalista, vicedirettore del quotidiano di destra Libero , ma anche agente del SISMI (i servizi segreti italiani) a partire dal 1999, come lui stesso ha ammesso.
Nel dicembre del 2006, il procuratore di Milano Armando Spataro lo accusa insieme ad altri 34 nell'ambito dell'inchiesta sul rapimento di Abu Omar. La Procura antiterrorismo di Milano mette sotto accusa la CIA e i servizi segreti egiziani ed emana mandati d'arresto contro 13 agenti della centrale dell'intelligence americana. Questi ultimi sono accusati «di attentato all'autorità dello Stato e ai trattati internazionali». Questi procedimenti rappresentano un caso unico nella storia delle relazioni tra USA e Italia, alleata di Washington nella guerra contro l'Iraq.

Passare all'azione | Preventing Violent Radicalisation, odio razziale e religioso, Amara Lakhous, Annamaria Rivera, Nathalie Galesne
Abou Omar
I fatti: il 17 febbraio 2003 nella periferia di Milano, due falsi poliziotti intercettano Abu Omar, rifugiato politico residente in Italia dal 1997. Obbligano l'imam a salire su una camionetta e lo conducono a forza nella base militare italo-americana di Aviano da dove viene espulso e inviato al Cairo, senza che venga fornita alcuna informazione alla sua famiglia. Sospettato di intrattenere rapporti con il terrorismo internazionale, Abu Omar viene incarcerato senza processo e torturato per lunghi mesi. Viene liberato solo nell'aprile del 2004, fortemente debilitato dalle sevizie subite. Durante l'inchiesta, Renato Farina organizza una falsa intervista con i magistrati al fine di raccogliere la maggior quantità possibile di informazioni sul loro lavoro d'investigazione. Nel giugno del 2004, viene inoltre incaricato di recuperare dalla sede di Al-Jazeera il video dell'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi, uno dei primi ostaggi italiani uccisi in Iraq. Infine, i servizi segreti gli consegnano un dossier falso su Romano Prodi dal quale trae elementi per i suoi articoli. Prima sospeso e poi radiato dall'ordine dei giornalisti per aver pubblicato false informazioni dietro compenso (30.000 euro in due anni), nel 2007 Renato Farina è condannato a una pena di 6 mesi di reclusione subito convertita in una multa di 6800 euro. Dopo il 30 marzo 2007, Renato Farina continua a collaborare come semplice editorialista a Libero . In occasione delle scorse elezioni dell'aprile 2008, l'ex-giornalista e agente del SISMI è entrato a far parte delle liste del PdL (2) ed è stato eletto deputato nell'attuale governo Berlusconi.
Questo clima deleterio è diventato lo sfondo della politica italiana. I potenti si vedono privilegiati a prescindere dai crimini e dal grado di illegalità di cui si sono macchiati, spesso in totale impunità. Le azioni razziste o xenofobe che eventualmente commettono sono considerate alla stregua di innocui passi falsi.
Le recenti provocazioni di Roberto Calderoli, ex vicepresidente del Senato della Repubblica italiana e attualmente Ministro per la semplificazione delle normative del quarto governo Berlusconi, la dicono lunga sull'abiezione razzista e islamofoba in Italia.
Subito dopo l'assassinio di Fabrizio Quattrocchi, Calderoli, all'epoca ministro delle Riforme istituzionali, avanza una proposta delirante: “Davanti a crimini del genere si deve reagire non facendoci ricattare o porre condizioni ma imponendo noi le condizioni a questi fanatici. Lancio una proposta che dovrebbe partire dall'Italia, ma che potrebbe poi estendersi a tutti i paesi del mondo occidentale: per ogni giorno di prigionia degli ostaggi ciascun paese revochi i permessi di soggiorno ed espella 1000 immigrati islamici provenienti dai cosiddetti stati canaglia. La legge del taglione è una legge crudele, ma è l'unica che possa essere compresa da belve criminali del genere”.

«Queste parole», nota lo scrittore algerino Amara Lakhous «sono molto indicative in quanto spiegano in modo nettissimo l’uso propagandistico o la strumentalizzazione delle vicende internazionali, come la guerra in Iraq, nel dibattito interno sull'immigrazione in generale e l'Islam in Italia in particolare. Da qui viene spontaneo chiedere a Calderoli: perché espellere 1000 immigrati islamici, residenti regolari in Italia o in Europa, estranei alle vicende irachene? Perché dovrebbero pagare un prezzo per un crimine che non hanno commesso? Queste domande nascono da un’esigenza etica primaria e da una definizione basilare della civiltà, ma il capo leghista è coerente quando evoca la legge del taglione; cioè una regola che nega qualsiasi responsabilità individuale e si aggrappa alla sciagurata concezione di responsabilità collettiva e di criminalizzazione in base all’appartenenza religiosa. È indubbio che siamo davanti alla nascita di una ‘islamofobia all'italiana”»(2)

Passare all'azione | Preventing Violent Radicalisation, odio razziale e religioso, Amara Lakhous, Annamaria Rivera, Nathalie Galesne
Roberto Calderoli
Calderoli ha inoltre al suo attivo i tragici incidenti di Benghazi. Durante della questione delle caricature danesi, indossò nel corso di una trasmissione televisiva una maglietta che derideva il profeta. La scena trasmessa dalla televisione libica scatenò delle sommosse di fronte al consolato italiano di Benghazi, dove morirono 11 manifestanti; il ministro si dovette dimettere. Il che, comunque, non ha impedito a questo sinistro buffone di perseverare. Nel settembre del 2007 propone di organizzare un concorso di bellezza suina sul terreno destinato alla costruzione di una moschea a Bologna. «Metto personalmente fin da subito», dichiara «a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire la moschea, come a suo tempo feci in quel di Lodi»
Nel 2000, Calderoli aveva guidato l'operazione organizzata dalla Lega Nord insieme a numerosi rappresentanti della Casa delle Libertà (ex coalizione di destra durante il terzo governo Berlusconi). Questa spedizione, degna di uno squadrone fascista, consisté nel versare urina di maiale sul terreno della cittadina lombarda. Si trattava di sporcare il terreno per renderlo impuro e perciò inutilizzabile. Quest'abissale ignoranza delle pratiche religiose dei musulmani dà luogo ad alcune provocazioni che ovviamente guastano le relazioni intercomunitarie cittadine al punto di interrompere i cantieri. Oriana Fallaci minacciò, dal canto suo, di recarsi a Carrara nei circoli anarchici a munirsi di esplosivi per far saltare la moschea di Colle Val d'Elsa, un comune della Provincia di Siena in Toscana.
Tra gli stereotipi che contribuiscono alla rappresentazione sociale del migrante, quello dello straniero come Homo islamicus è centrale e deriva da una vera e propria «razzializzazione» dell'appartenenza religiosa all'islam. Orbene, i pregiudizi anti-islamici, fondati su uno stretto legame tra ideologia della sicurezza e criminalizzazione degli immigrati, influenzano sempre di più l'operato dei giudici e delle forze dell'ordine in Italia (3).
Nel paese dell'impunità politica, gli stranieri fanno davvero una vita dura: « Obiettivi privilegiati dei controlli e delle azioni repressive delle forze dell’orfine, gli stranieri finiscono in prigone con una facilità impressionante, spesso sulla base di semplici sospetti, o per reati minori...questi ultimi sono solitamente condannati a pene esemplari e non beneficiano di misure alternative alla detenzione. Le cifre ufficiali indicano che il 28% dei detenuti in Italia sono stranieri, percentiuale che raggiunge il 50% in alcune regioni come il Veneto »nota l'antropologa Annamaria Rivera (4).




Le belle parole del ministro Calderoli

Calcio

«È una vittoria dell'identità italiana, di una squadra che ha schierato lombardi, napoletani, veneti e calabresi e che ha battuto una squadra, la Francia, che, per ottenere dei risultati, ha sacrificato la sua identità schierando negri, musulmani e comunisti.»
In seguito alle proteste dell'ambasciata francese in Italia, Calderoli rifiuta di presentare le sue scuse e insiste:
«Quando dico che la nazionale francese è formata da neri, musulmani e comunisti, dico una cosa oggettiva ed evidente. La Francia è una nazione multietnica, visto il suo passato colonialista, cosa di cui io non sarei fiero. Ma non è colpa mia se alcuni sono rimasti perplessi davanti ad una squadra che ha schierato sette neri su undici giocatori e se Barthez (il portiere) canta L'internazionale al posto della Marsigliese e se altri preferiscono La Mecca a Betlemme.»

Su Napoli
«La fogna va bonificata e visto che Napoli oggi è diventata una fogna bisogna eliminare tutti i topi, con qualsiasi strumento, e non solo fingere di farlo perché magari anche i topi votano.»

A proposito d'immigrazione
«Che tornino nel deserto a parlare con i cammelli o nella giungla con le scimmie, ma a casa nostra si fa come si dice a casa nostra!»

« Dare il voto agli extracomunitari, non mi sembra il caso, un paese civile non può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi, dai!»

«Con una salva di dietro e una davanti, le navi dei clandestini non partirebbero più!»

«Ci sono etnie con una maggiore propensione al lavoro e altre che ne hanno meno. Ce ne sono che hanno una maggiore predisposizione a delinquere»


Dalla letteratura delle Crociate ai racconti dei viaggiatori del XIX secolo, dalle immagini della prigione di Abu Ghraïb ai quotidiani luoghi comuni sui musulmani, gli esempi abbondano per mostrarci quanto la percezione occidentale del mondo arabo sia stata deformata, fraintesa, o perfino chiaramente razzista.
Nel caso dell'Italia, i miti hanno veramente la pelle dura e il paese continua a diffondere una serie di autorappresentazioni troncate. Cristallizzandosi nella rappresentazione di terra di emigrazione, quando accoglie da più di 30 anni un numero crescente di immigrati, mettendo sotto silenzio il suo passato coloniale, l'Italia fa fatica a immaginarsi come uno spazio nazionale, oggi plurale, e responsabile per il passato di orrori perpetrati sotto Mussolini in Etiopia, Somalia e Libia (5). Non saranno i recenti accordi firmati da Berlusconi e Gheddafi a restituire agli Italiani questa pagina estremamente violenta dalle loro storia recente, ancora in gran parte sconosciuta alla maggior parte di loro.


L'immagine degli «Italiani brava gente» è smentita dalla verità storica: quella di un colonialismo feroce che fece ricorso come tutte le conquiste imperialiste alla sua rassegna di orrori: massacri a ripetizione, deportazioni in massa, campi di concentramento, torture, leggi di segregazione razziale messe in atto dal regime fascista a partire dal 1936, anno dell'annessione dell'Etiopia e della proclamazione dell'impero. E mentre pullulano le trasmissioni televisive sul «bel paese», sulla sua arte culinaria, sulla ricchezza patrimoniale delle sue regioni, sul suo popolo gentile, fa regolarmente irruzione nella realtà italiana la violenza di ciò che è represso.


L'Italia è un'entità geografica e simbolica più che mai spaccata in due: il nord economico e politico del paese rifiuta violentemente il sud mentre l'identità mediterranea della penisola è demonizzata ed emarginata di fronte a un'Europa del Nord, assimilata agli Stati Uniti, ampiamente acclamati. È a questa realtà che sembra opportuno collegare l'offensiva antimusulmana che gonfia ed esplode ad intervalli regolari. L'assoggettamento agli Stati Uniti, malgrado lo sforzo di qualche giudice durante la questione di Abu Omar, e il sostegno militare apportato all'occupazione americana in Iraq spiegano in parte questo odio verso l'islam. D'altro canto, internamente: «Ciò che auspicano gli imprenditori politici della xenofobia», spiega Annamaria Rivera «non è un irrealistico grado zero dell'immigrazione (senza la quale buona parte dell'economia italiana, soprattutto quella del Nord, entrerebbe in crisi), ma un'immigrazione contenuta e costituita da forza-lavoro impaurita, docile, muta, oggetto passivo di poteri discrezionali, incapace di reclamare diritti, nascosta nelle pieghe del mercato del lavoro informale. Non è dell'islam che essi vogliono liberarsi ma della prospettiva della loro cittadinizzazione...» (6).
Dallo scritto pieno d'odio di Oriana Fallaci alla conversione del giornalista Magdi Allam, dal discorso di Ratisbona di Papa Benedetto XVI alle derive razziste della destra italiana: una rete sempre più organica tesse le sue maglie per attizzare l'odio per l'islam in Italia, e più generalmente l'odio per l'Altro. Tutto ciò funziona poiché l'ultima campagna elettorale della destra italiana era per gran parte fondata sulla demonizzazione dell'immigrato, nella maggior parte dei casi musulmano.
Questo clima ansiogeno che influenza le mentalità degli italiani ha d'altronde finito per dare i suoi frutti: dal suo ritorno al potere, Silvio Berlusconi ha messo in atto la politica securitaria sulla quale la sua intera campagna elettorale era stata fondata: un distaccamento di 3000 militari è stato dislocato nelle principali città della penisola, alcune bidonvilles sono state rase al suolo, una legge che rende la clandestinità un crimine è stata votata, mentre ribolliva la polemica con l'UE sulla legittimità del prendere le impronte ai bambini rom.
Nella sua cronaca settimanale per il giornale L'Espresso , Umberto Eco si limitava, lo scorso giugno, a citare parola per parola un testo di Cesare Lombroso e qualche estratto preso dalla rivista «La difesa della razza» alla quale collaborò Giorgio Almirante, uomo politico di estrema destra, defunto, che dovrebbe prossimamente dare il suo nome a una via romana (7). Il tema di questa piccola antologia di revisionismo, che l'intellettuale bolognese si propone di compilare mediante le sue rubriche trattava, questa volta, di Zingari. 60 anni più tardi i termini utilizzati da qualche sobillatore dell'attuale governo sono identici. (8)
Sotto il sole dello stivale, si preannuncia un futuro piuttosto tenebroso.

-
1)Il Popolo della Libertà (PdL) è la formazione di centro destra costituita il 28 febbraio 2008 che ha ottenuto la maggioranza dei voti alle scorse elezioni. Questo partito politico riunisce essenzialmente Forza Italia, partito fondato da Silvio Berlusconi nel 1994, Alleanza Nazionale, il partito di destra italiana, e numerose formazioni liberali e cristiane. In occasione delle scorse elezioni di aprile 2008, il PdL si è alleato con la Lega Nord che ha presentato le sue liste nelle regioni del Nord.
2) Amara Lakhous, « Radicalizzazione e islamofobia all'italiana », articolo pubblicato nel sito www.babelmed.net
3) Annamaria Rivera, «Il fantasma del Musulmano», in L'imbroglio etnico in quattordici parole-chiave di Renè Gallissot, Mondher Kilani, Annamaria Rivera. Edizioni Dedalo, Bari 2001.
4) Annamaria Rivera, «L'invenzione del clandestino», op. cit.
5) La colonizzazione della Somalia, dell'Etiopia, dell'Eritrea, della Libia ebbero luogo alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX secolo. Le atrocità commesse sotto il fascismo da parte dell'Italia durante le numerose guerre coloniali intraprese da Mussolini sono ancor'oggi ampiamente ignorate dalla Nazione. Al momento dei recenti accordi con la Libia che prevedono, tra le altre cose la costruzione di un'autostrada costiera di più di 5000 km in cambio di petrolio e di numerosi accordi economici italo-libici, Silvio Berlusconi ha presentato a nome dell'Italia le sue scuse al colonnello Gheddafi, ma nessuna informazione approfondita sulla colonizzazione italiana in Africa è stata fornita. Da leggere su questo argomento la preziosa opera di Silvana Palma, L'Italia coloniale , Editori riuniti, Roma 1999.
6) Annamaria Rivera, «il fantasma del Musulmano», op. cit.
7) Giorgio Almirante (1914 - 1988): uomo politico esponente dell'MSI (Movimento Sociale Italiano), partito di estrema destra fino al 1988. Firmatario nel 1938 del Manifesto della Razza , Almirante collabora dal 1938 al 1942 alla rivista «La difesa della razza» per diffondere in Italia le tesi razziste provenienti dalla Germania nazista. Molte polemiche sono scoppiate recentemente in Italia quando il sindaco di Roma Gianni Alemanno, iscritto all'MSI e in seguito ad AN, ha proposto di dedicare a Giorgio Almirante una via di Roma.
8) Umberto Eco, «La Bustina di Minerva», L'Espresso (19 giugno 2008). L'articolo comincia così: «Continuo con la proposta di testi da inserire nelle nuove antologie revisioniste per la gioventù italiana. Tema di questa puntata, lo zingaro».
Inizio di qualche brano scelto: «Sono l'immagine viva di una razza intera di delinquenti, e ne riproducono tutte le passioni ed i vizi. Hanno in orrore tutto ciò che richiede il minimo grado di applicazione; sopportano la fame e la miseria piuttosto che sottoporsi ad un piccolo lavoro continuato... (Cesare Lombroso, L’uomo delinquente , 1876, I, 2).


Nathalie Galesne
Traduzione dal francese Marco Ceccarelli
(01/12/2008)
                    Passare all'azione | Preventing Violent Radicalisation, odio razziale e religioso, Amara Lakhous, Annamaria Rivera, Nathalie Galesne
                     "Preventing Violent Radicalisation 2007"

            "Avec le soutien financier du Programme Preventing Violent Radicalisation
           Commission Européenne - DG Justice, Liberté et Sécurité"