Terremoto in Abruzzo, 293 morti. Una tragedia evitabile? | Stefanella Campana
Terremoto in Abruzzo, 293 morti. Una tragedia evitabile? Stampa
Stefanella Campana   
Terremoto in Abruzzo, 293 morti. Una tragedia evitabile? | Stefanella Campana
“La tragedia più grave del Millennio”, l’ha definita il responsabile della Protezione civile Bertolaso. Il centro storico dell’Aquila completamente distrutto, il piccolo paese Onna a pochi chilometri dal capoluogo abruzzese non c’è più, raso al suolo, uno dei venti comuni feriti da quei dannati 22 secondi, tanto è durata la violenta scossa di terremoto (5,8 scala Richter, 9 della Mercalli) che alle 3,32 di lunedì 6 aprile ha provocato la morte di 207 persone (al momento in cui scriviamo, ma i dispersi sono ancora decine), e 17 mila sfollati, senza più una casa perché distrutta o lesionata, comunque inaccessibile. E tragedia nella tragedia: tra le vittime moltissimi i bambini o giovani, con genitori sopravvissuti e disperati.
Terremoto in Abruzzo, 293 morti. Una tragedia evitabile? | Stefanella Campana
Basilica di Collemaggio
I danni sono ingentissimi, anche al patrimonio artistico: la medioevale Basilica di Collemaggio, con la salma di Celestino V, capolavoro del Romanico, è ora un enorme cumulo di macerie. E’ crollato il campanile della basilica di San Bernardino, ma la lista delle chiese e degli edifici romanici distrutti o lesionati è lunga.
Hanno perso tutto, ma il loro dolore è pudico, sommesso. Abruzzesi, gente dura e tosta, che non urlano il loro dolore, la loro disperazione, ma ora si chiedono perché non si è fatto abbastanza per prevenire quello che ora molti ripetono essere un disastro annunciato, evitabile o che almeno poteva essere contenuto. A Onna, epicentro del terremoto, i sopravvissuti raccontano: “Sono tre mesi che viviamo nella paura con la terra che trema, ma nessuna autorità ci ha mai detto cosa fare. L’altra sera, poche ore prima della terribile scossa la terra ha tremato violentemente, ma le tv locali ripetevano che non c’era da temere perché erano solo movimenti di assestamento per cui siamo rientrati tutti in casa”.

Di fronte al dolore, ai morti, ai dispersi le polemiche sembrano fuori luogo, superflue. Eppure, anche se la macchina dei soccorsi si è messa in moto pochi minuti dopo la terribile scossa con tempismo ed efficienza e l’Italia politica si è comportata con dignità, le critiche non mancano. Le tende, ad esempio, sono arrivate in ritardo e sono state insufficienti ad accogliere ieri notte i senzatetto perché la maggioranza non ha voluto allontanarsi dalla propria abitazione, anche se sono stati sequestrati degli alberghi sul litorale dove la situazione era normale.
La rabbia sembra giustificata quando ci si sofferma sulla sottovalutazione da parte di chi amministra la penisola che forse dimentica un paese geologicamente attivo con alluvioni, frane, eruzioni vulcaniche e terremoti: in Friuli, in Garfagnana, nella dorsale appeninica umbro-marchigiana-abruzzese, in Irpinia, in Calabria, nel Gargano, nella Sicilia orientale, nello stretto di Messina e nel Catanese. “Non uccide il terremoto, ma la casa mal costruita, mal posta. Sarebbe bene ricordarlo sempre. Dovremmo farla finita di parlare di ipotetiche catastrofi naturali, che in realtà non esistono. Esiste solo la nostra incapacità, ignoranza o malafede”. sottolinea Mario Tozzi, geologo e Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ricordando come il patrimonio abitativo in Italia sia vetusto e mal tenuto. Soprattutto, che non si spende un centesimo per il risanamento antisismico degli edifici pubblici, preferendo  grandi opere faraoniche, sopraelevazione di edifici, una delle cause più frequenti di crollo in caso di terremoto.
Come non rimanere colpiti dal crollo del miglior ospedale dell’Abruzzo, progettato nel ‘61 e operativo da dodici anni, ora inagibile al 90 per cento: hanno ceduto le strutture portanti; sotto le macerie costosi impianti elettromedicali e impiantistica, i pazienti sfollati. Come è stato possibile? Secondo il presidente del più autorevole centro italiano in materia di sicurezza antisismica Gian Michele Calvi, la messa in sicurezza degli edifici pubblici nel nostro Paese è molto carente. Infatti ci sarebbero almeno 80 mila edifici pubblici statali molto vulnerabili: ospedali, scuole (22 mila in zona sismica, addirittura 16 mila in aree ad alta probabilità di terremoti e solo 9 mila costruiti con criteri rassicuranti) , caserme, uffici, ecc..
Una realtà assurda ma spiegabile col fatto che nonostante le ripetute tragedie che hanno colpito l’Italia, le costruzioni pubbliche “a norma antisismica” sono obbligatorie solo dal 2002, cioè dopo il crollo della scuola a San Giuliano di Puglia con la morte di 27 bambini e tre maestre. E ora, dopo centinaia di vittime, non sarà forse il caso di rivedere il “piano case” e ripensare a come evitare altre non scontate tragedie?

Stefanella Campana
(07/04/2009)

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