Renato Lattes, da sempre un impegno per gli “altri” | babelmed
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Renato Lattes
Figlio di un imprenditore torinese, Renato Lattes aveva scelto fin dalla sua giovinezza di stare al fianco dei lavoratori, di battersi per i loro diritti. Naturale il suo approdo nel sindacato. A partire dal 1963 inizia il suo impegno come dirigente della Fiom-Cgil ricoprendo incarichi di primo piano: alla Camera del Lavoro di Torino, nella Segreteria della Cgil Regionale e nella Segreteria Nazionale della Fiom-Cgil, come responsabile di diversi settori.
Nel 1992, dopo una breve collaborazione con il Gruppo Abele per impostare la nuova rivista “NarcoMafie”, ritorna alla Cgil, a Roma, dove collabora con Sergio Cofferati, per ridefinire una strategia di “politiche industriali”. Importante il suo impegno dal 1995 al 1997 con Bruno Trentin, con cui collabora alla formazione dell’”Ufficio del Programma Fondamentale” della Cgil, dove studia i sistemi di “welfare” in Italia e nel mondo.
Di grande spessore culturale, l’eclettico Renato Lattes seguirà dal 1997 al 2000 per conto di Gianni Mattioli, allora Sottosegretario ai Lavori Pubblici, tra gli altri, i problemi della regolamentazione del Sistema Idrico Integrato, i temi della Difesa del Suolo, i Fondi Strutturali, la Riqualificazione Urbana e i Contratti di Quartiere. Tra le sue importanti e innovative esperienze il progetto “Tempi e Orari della Città” per il Comune di Torino; sarà anche consulente del Ministro per le Politiche Comunitarie, Gianni Mattioli.
Negli ultimi anni Renato Lattes si era impegnato con entusiasmo e capacità anche alle politiche dell’integrazione degli immigrati extracomunitari. Collabora nel progetto di cooperazione internazionale per la “Promozione di nuove imprese nella regione di Kouribga, in Marocco”. Un’esperienza che lo legherà molto a quella realtà del Marocco da cui molti immigrati approdano in Piemonte e che lo ha portato anche recentemente, nel suo ruolo a Paralleli di direttore prima (alla scomparsa del fondatore Rinaldo Bontempi) e presidente poi, a prodigarsi per nuovi progetti di sviluppo e di integrazione. Il suo avvicinamento all’Istituto Paralleli non è casuale: da sempre Renato Lattes ha seguito i temi legati alle politiche euro mediterranee.
Lascia un grande vuoto nell’Istituto, ma altrettanto grande è la certezza che la vita e l’opera di una persona come Renato Lattes non finiscano con la sua morte. Insieme al ricordo di tutti quanti gli hanno voluto bene, restano le cose che ha fatto e le idee per le quali si è battuto. L’Istituto vuole ricordare il suo entusiasmo, la sua dedizione, la sua simpatia. Come amava sempre ricordare, la sua vita è stata caratterizzata dalla capacità di leggere e conoscere i problemi quotidiani delle persone e tessere le relazioni necessarie per poter incidere e risolverli.

Federica Araco
(22/04/2009)



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