Muhammad Barrada, «Il gioco dell’oblio» | Muhammad Barrada
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Muhammad Barrada, «Il gioco dell’oblio» | Muhammad BarradaMuhammad Barrada, «Il gioco dell’oblio» (Edizioni Mesogea)
Hadi, giornalista in crisi di mezza età, scandaglia i buchi neri della memoria e delle emozioni e – attraverso l’incrociarsi e il sovrapporsi dei suoi ricordi personali a quelli delle altre voci narranti – restituisce uno spaccato di vita familiare e, più in generale, un ritratto stratificato della società marocchina, dal Protettorato francese agli anni Ottanta.
Un doppio percorso nella memoria intima e collettiva, in cui la formazione del protagonista, il confronto generazionale e le trasformazioni sociali e politiche del Marocco moderno emergono in un intreccio a spirale. L’immaginario dorato dell’infanzia, della famiglia e della città natale (Fès, simbolo della tradizione marocchina), evocato nei primi capitoli, lascia il campo alle considerazioni sugli anni della maturità, sugli amori, sulle disillusioni politiche, sulla ‘ruggine’ della normalità

Un romanzo dalla forte connotazione autobiografica in cui Muhammad Barrada, ricorrendo all’artificio della metanarrazione (Il gioco dell’oblio è il primo romanzo arabo postmoderno), pone la questione della memoria (in particolare del suo sapersi plasmare, da individuo a individuo, in maniera differente) e delle relazioni umane, alla base della formazione della personalità di ogni uomo. La profondità dell’introspezione, la sobrietà della sintassi, la dovizia di particolari e di sfumature con cui lo scrittore marocchino tratteggia personaggi, luoghi e stati d’animo è tale che la critica britannica lo ha paragonato al Proust di Alla ricerca del tempo perduto, al Camara Laye di L'Enfant noir, al Francis Scott Fitzgerald di Gatsby il magnifico.
Scritto in francese e poi tradotto in arabo dallo stesso autore, già apparso in inglese e spagnolo, Il gioco dell’oblio si conferma una pietra miliare della letteratura contemporanea del Marocco.

(13/05/2009)


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