Un’italiana in fuga verso l’Islam | Emanuela Frate
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Emanuela Frate   
Un’italiana in fuga verso l’Islam | Emanuela FrateLe conversioni ad un’altra religione sono un fenomeno in crescita in Italia, frutto anche di una società sempre più multiculturale. Incontriamo, nella sua abitazione di Trento, la scrittrice Deborah Callegari Muamera Hasanagic (ha adottato il nome del marito dopo la conversione) convertitasi all’Islam cinque anni fa e autrice del libro “La Mia Fuga Verso l’Islam”. Editrice Nuovi Autori di Milano. “Ho sentito l’esigenza di scrivere questo libro”- dichiara - “perché in Italia sono poche le persone che comprendono la spiritualità insita nell’Islam e soprattutto per sfatare alcuni falsi miti sulle donne musulmane che i mass media danno per inferiori ed in una posizione subalterna”. La Hasanagic risponde alle spinose domande che le vengono poste in modo schietto, spaziando dalla sua personale esperienza alle scottanti vicende internazionali. Le sue posizioni, spesso radicali, dimostrano quanto sia profonda e convinta la sua scelta.

Qual è stato il suo percorso personale che l’ha indotta a scegliere la religione islamica? È sicura che questa scelta non sia stata dettata da una pressione, anche involontaria, da parte del suo consorte bosniaco?
“Prima di tutto ci tengo a sottolineare che l’Islam dà molto valore alla famiglia ed alla donna proprio per il ruolo che ricopre nella società. Prima di diventare musulmana ero perennemente insoddisfatta di tutto quello che facevo, mi sembrava che mi mancasse qualcosa…Invece adesso A-Amdullillah è tutto diverso!...Per quanto riguarda mio marito, sono molte le persone che mi pongono la stessa domanda e posso solo assicurare che lui è stato solo un acceleratore della mia scelta. In realtà, il mio percorso è iniziato molto prima, all’età di 15 anni, rifiutandomi di ricevere il sacramento della cresima perché non mi convinceva. Purtroppo, quando ero giovane, non c’era internet e la ricerca di un’altra religione era molto più complessa”.

Le sembra giusto che sia sempre la donna a “preferire” la religione islamica, mentre è un’eventualità piuttosto rara che un uomo possa convertirsi liberamente al cristianesimo o ad un’altra qualsiasi religione?
“La questione non va posta sul fatto che sia giusto o meno che sia la donna a “preferire” la religione islamica, secondo me ci sono molti uomini che si convertono anche se è difficile vederlo, mentre quando è una donna a convertirsi, prima o poi, durante il suo percorso di conoscenza islamica, indosserà il velo che la porterà ad essere riconoscibile, mentre per un uomo, a meno che non lo dichiari apertamente, nessuno lo sa!”.


Che cosa rappresenta per lei il Sacro Corano? Molti lamentano il fatto che il Corano, oltre ad essere un testo religioso, è anche un testo giuridico, insomma un Codice Civile che invade anche la sfera privata dell’individuo.
“Per me l’Islam ed il Sacro Corano rappresentano la mia “fortuna”. Mi spiego meglio: il Corano è un misto di scienza, filosofia, logica e diritto testamentario; di conseguenza, seguendo la religione islamica si seguono anche i precetti espressi nel Corano, ecco perché molti lamentano, come dice lei, il fatto che il Corano sia anche un Codice Civile che entra, in modo preponderante, nella sfera privata di un cittadino. Non si può seguire il Corano e gli insegnamenti di Allah e poi trasgredire la Legge! È una contraddizione in termini. È come se io dicessi che ho la Ferrari ma non ho i soldi per mantenerla. In sostanza bisogna mettere in pratica quello che si impara perché Allah apre i nostri cuori e ci guida sulla retta via”.

È stato difficile per i suoi accettare la sua scelta? Lei pensa che l’Italia sia un Paese razzista?

Beh, direi che è stato molto difficile! Per mio padre non tanto, lui lo ha accettato subito senza problemi anche perché conosce il mio carattere: sono caparbia e nessuno mi fa cambiar idea. Mia madre e mia sorella fanno ancora fatica ad accettare la situazione. Mia sorella non mi ha parlato per mesi e mi aveva anche offeso pesantemente dicendomi che ero senza dignità perché indossavo il velo…Poi i media, fanno vedere sempre il lato negativo dell’Islam! Che dire degli italiani, no, non sono razzisti al 100%, almeno voglio sperare che non sia così, ma personaggi come Souad Sbai e Daniela Santanchè non contribuiscono a dare una buona immagine dell’Islam. La signora Sbai ha affermato di non aver mai conosciuto nessuna donna musulmana felice di portare il velo; io mi sono chiesta perché non viene a chiederlo a me dal momento che io il velo lo indosso con piacere ed orgoglio. È molto facile farsi pubblicità alle spese degli altri in un paese dove tutti sono creduloni e basta che si dica una cosa alla TV perché tutti ci credano. Il difetto degli italiani non è essere razzisti ma fermarsi alla superficialità e all’apparenza. A questo proposito io cito spesso la canzone del cantautore Giorgio Gaber che diceva: “io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono!” Dipende dai punti di vista…


Cosa pensa in merito alla decisione del laico Governo francese di proibire alle donne musulmane di indossare i burqua ed i niquab?

Come disse il profeta Mouhammad: “Che della donna non si veda altro che il volto e le mani”. Il burqua non è prescritto nel Corano, anzi è dannoso per la salute, ma, da una ricerca che ho svolto per il mio secondo libro in uscita, il burqua fa parte di una tradizione pre-islamica che non va confusa con l’aspetto religioso. Sono d’accordo con il Governo Sarkozy per quanto riguarda il Burqua ma non per il velo.

È favorevole o contraria all’ingresso della Turchia in Europa?
Molto favorevole. Farebbe bene a tutti conoscere un po’ di cultura e religione degli altri popoli e non soltanto di quelli che ci assomigliano di più. La paura del diverso genera soltanto conflitti.

Mentre in Europa cresce il fascino per la religione islamica, per il mondo arabo, fioccano le conversioni, i corsi di danza del ventre, cambiano anche i gusti alimentari e gli italiani cominciano ad amare i cibi speziati e soprattutto piccanti (cous cous e kebab in testa); in Medioriente, al contrario, il desiderio di somigliare ai coetanei “occidentali” viene soffocato nel sangue. La sedicenne Neda è diventata un simbolo in tutto il mondo della rivolta contro l’oppressione del Regime degli Ayatollah. Cosa ne pensa dei recenti sviluppi e della repressione in Iran?
Preciso che la danza del ventre o danza orientale è soltanto un’altra tradizione da non confondere con la religione. Non credo che i giovani arabi non vogliano assomigliare ai loro coetanei occidentali, è solo che sono incuriositi da questo “mondo troppo facile”che vedono alla TV, sennonché quando poi vedono la realtà dei fatti vogliono ritornare alle origini…Che dire sull’Iran… contro gli iraniani non posso dire nulla di male. Loro hanno aiutato i bosniaci musulmani durante la guerra dei Balcani - lì c’era anche mio marito - e lo hanno fatto senza chiedere se fossero di parte sciita o sunnita, mentre il resto del mondo stava a guardare”.

Emanuela Frate
(28/07/2009)



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