Sola andata | Federica Araco
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Federica Araco   
Sola andata | Federica AracoSecondo i dati forniti dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo- Rapporto 2009 sull’immigrazione) l’1,9% della popolazione italiana è costituita da immigrati irregolari: il 25 % circa degli stranieri residenti nel nostro Paese. Le cifre oscillano tra i 500 e i 750 mila, ma secondo la Caritas (Dossier Migrantes 2009) i clandestini sarebbero addirittura un milione.
Lo studio condotto dall’Ocse sottolinea che la maggior parte di loro svolge lavori che nessun italiano sarebbe disposto a fare, garantendo manodopera a settori produttivi che, altrimenti, non avrebbero personale. Tra i dati più rilevanti, si nota inoltre che il 65% degli irregolari entra in Italia in modo legale, ma poi vi rimane più di quanto consentito dal visto d’ingresso. Il 25% dei clandestini arriva illegalmente dai paesi Schengen mentre solamente il 15% del flusso migratorio è ascrivibile alle rotte mediterranee.
Sono dati particolarmente significativi, questi, se si considera che a poche ore dall’entrata in vigore del pacchetto sicurezza in tutte le città italiane è già caccia aperta al clandestino. Tra Cie (centri identificazione ed espulsione) sovraffollati, polemiche dal Viminale e ronde leghiste, molti si preparano a lasciare il Belpaese. Con un biglietto di sola andata.
Ma l’applicazione della legge Maroni comporta consistenti difficoltà logistiche ed organizzative. In attesa che il Governo elargisca informazioni più dettagliate sui procedimenti necessari alla sua corretta attuazione, uno dei problemi più gravi rimane la scarsa disponibilità di posti nei Cie, finora presenti solo in 12 città. Solamente nell’ultimo mese, gli immigrati “detenuti” al Cie di Ponte Galeria, a Roma, sono passati da 80 a 319 unità, molti dei quali provenienti da regioni limitrofe, come la Campania. Gli stranieri irregolari fermati a Firenze, lo scorso 8 agosto, sono stati rilasciati perché in Toscana ancora non esiste alcun centro di identificazione, benché il “sogno” leghista preveda la costruzione di un Cie in ogni regione. 104 detenuti del centro di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) , tra cui 20 donne, da giorni sono in sciopero della fame e della sete per protestare contro la legge che tratta gli immigrati come “animali e criminali” e contro le condizioni igieniche disumane nelle quali sono costretti a vivere.
Sola andata | Federica AracoE gli italiani? Da un’indagine condotta dall’Osservatorio della Fondazione Rosselli per il Corriere della Sera si evince che la maggior parte di loro sostengono le politiche di controllo e repressione imposte dal Governo, considerando il fenomeno migratorio come una minaccia per la propria sicurezza (75%), oltre che per l’economia. Il 48% degli italiani considera il lavoro sommerso e a bassissimo costo una delle cause della drastica riduzione dell’occupazione. Il rischio, poi, di perdere l’identità culturale, paventato dal 22% degli intervistati, contribuisce ulteriormente a rafforzare pericolosi rigurgiti razzisti e nazionalisti, malgrado le profonde spaccature interne al Paese.
Queste preoccupazioni, fortemente strumentalizzate dalla propaganda leghista, se non del tutto infondate, hanno consentito alle politiche di controllo e repressione imposte dal Governo di trovare discreti consensi. Ma se sul piano esecutivo la legge sulla sicurezza è entrata in vigore, a livello istituzionale non mancano le polemiche.
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Presidente Napolitano
Dalle pesanti affermazioni di Bossi contro gli immigrati (“Noi andavamo a lavorare, non ad ammazzare”), prendono le distanze il Presidente Napolitano e il presidente della Camera Fini. In occasione del 53esimo anniversario della strage di Marcinelle, dove nel 1956 persero la vita 262 minatori, tra cui 136 italiani, il Presidente Napolitano rivendica l’integrazione come diritto fondamentale di un immigrato in “ricordo delle generazioni che hanno vissuto l’angoscioso periodo delle migrazioni dalle regioni più povere dell’Italia” affrontando “condizioni di lavoro gravose ed estremamente rischiose”. Fini ricorda ai leghisti Maroni e Borghezio il periodo in cui gli emigranti italiani erano considerati “musi neri”, sottolineando il dovere di rispettare un lavoratore, anche “senza documenti”.
Sono passati 50 anni dall’inferno di fuoco divampato nelle viscere della miniera belga, che risucchiò decine di disperati emigrati da Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia disposti a lavorare in condizioni disumane e rischiosissime.
Abbiamo già dimenticato?

Federica Araco
(20/08/2009)


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