Solidarietà e diritti autogestiti | Giulia M. Foresti
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Giulia M. Foresti   
Solidarietà e diritti autogestiti | Giulia M. ForestiTorino, zona San Paolo. Antico insediamento operaio della città, questo quartiere ha nelle proprie origini una lunga storia di accoglienza dell'immigrazione dal sud Italia. Tra una fila di case popolari e un giardinetto pieno di vasi e muri dipinti, scopriamo che per certe persone questo passato è diventato materia viva e che la solidarietà può prendere forme davvero concrete. Microclinica “Fatih” e Sportello di autodifesa legale “Il-Legale”: due nuovi spazi, all'interno del Centro sociale occupato Gabrio. Completamente gratuiti, sono aperti a tutti, cittadini e stranieri, regolari e non.

“Capire i bisogni e le esigenze delle persone, non solo immigrate, è stato il punto di inizio che ci ha portato alla decisione di aprire l'ambulatorio popolare”, racconta Federica, una delle infermiere. “Come punto informativo, offriamo consigli alle persone che devono giostrarsi all'interno del servizio sanitario nazionale italiano e a coloro che non riescono ad accedervi”. Già, perché l'esperienza vissuta a contatto con i 350 profughi somali, eritrei, etiopi e sudanesi ha confermato a Federica e agli altri della Microclinica che, nonostante il diritto alla salute sia universale, ci sono persone che faticano ad accedere al servizio sanitario. “Per i profughi si è trattato di un problema di residenza, nonostante il loro status umanitario desse loro il diritto a una tessera sanitaria. Con il Comitato di Solidarietà con Rifugiati e Migranti siamo riusciti a far riconoscere all'Assessorato alla Sanità del Comune di Torino l'esistenza di questo problema”.

Solidarietà e diritti autogestiti | Giulia M. Foresti“La salute è un diritto di tutti - così come recita la Costituzione italiana all'articolo 32 – e non dovrebbero esserci discriminanti nella sua tutela. Come persona che lavora nella sanità pubblica non vorrei che ci fosse differenza di trattamento tra chi è italiano e chi non lo è, magari senza documenti”. Il riferimento dell’infermiera Federica è alla legge sulla sicurezza (la n.94 del 15 luglio scorso) che cancella il divieto di segnalazione, da parte del personale che lavora nelle strutture sanitarie, di coloro che sono senza permesso di
soggiorno e che qui si rivolgono per ricevere cure". “Noi della Microclinica non vogliamo assolutamente sostituirci alla sanità pubblica, che anzi deve crescere e migliorarsi e stare attenta alle derive privatistiche – continua l’infermiera - ma offrire un luogo dove le persone possano in tutta tranquillità ricevere consigli sanitari senza la paura di essere denunciati. Solidarietà e diritti autogestiti | Giulia M. ForestiParlando con i colleghi che lavorano nei Pronto Soccorso è emerso che già prima dell'entrata in vigore del Pacchetto Sicurezza si notava una diminuzione del numero degli accessi da parte delle persone immigrate. Non è tanto del medico che queste persone hanno paura, lui cura, ma nessuno garantisce loro che gli amministrativi, chi non ha un ruolo sanitario, non denuncino la presenza di irregolari alla polizia”.

E' racchiusa nel nome della Microclinica la sensibilità dei suoi quattro infermieri e due medici nei confronti della salute dei migranti. Fatih era infatti un ragazzo magrebino di 38 anni rinchiuso nel CIE di Torino, morto dopo aver chiesto invano per tutta la notte di essere curato.
La scelta di aprire l'ambulatorio popolare dentro al Centro sociale Gabrio non è casuale, ci spiega Federica. “Innanzitutto significa non volersi sostituire alle istituzioni demandate a questo tipo di servizi, ma anche riuscire a indagare sulle trasformazioni politiche e sociali che investono tanti aspetti della vita delle persone. Il nostro occhio di riguardo va ovviamente all'ambito della salute, sia degli stranieri ma anche dei cittadini. Il nostro sogno è infatti che vi sia un accesso indifferenziato all'ambulatorio cui abbiamo dato vita, sia perché la salute è un diritto di tutti sia perché il nostro intento è quello di creare una rete di saperi che permetta di indirizzare le persone verso il percorso sanitario che più si avvicina alle loro esigenze”.

Solidarietà e diritti autogestiti | Giulia M. ForestiCreare nelle persone una coscienza riguardo alla titolarità dei propri diritti è il motore anche di un’altra esperienza del Gabrio. Dall'ambulatorio si attraversa una sala, dove ci sono tre divani colorati e una mostra fotografica sui desaparecidos argentini e sulle comunità zapatiste in Messico.
E' Gianluca, uno degli avvocati che collabora con lo Sportello di autodifesa il-legale del Gabrio, a farci capire per primo il motivo della sua esistenza. “Credo sia sempre più necessario avere luoghi di consulenza, informazione e formazione nei confronti delle fasce svantaggiate della popolazione, primi fra tutti i migranti. Sui contenuti delle normative purtroppo c'è un deficit di informazione: ci si barcamena fra allarmismi a volte eccessivi e tentativi di sminuire la gravità della situazione, dovuta all'adozione di leggi che, al contrario, non possono che essere definite razziste. Alcune ricordano addirittura quelle sulla difesa della razza degli anni ‘30. Ritengo quindi che sia sempre più importante fare nascere luoghi di incontro come questo, in cui le persone, siano esse migranti, italiani, lavoratori, precari, possano accedere a servizi di consulenza legale senza doversi per forza rivolgere a studi legali o a sportelli che in qualche modo lucrano sulla pelle delle persone più svantaggiate”.

Gianluca è uno dei sei avvocati che offrono gratuitamente le proprie competenze a coloro che si rivolgono allo sportello. Diritto dell'immigrazione, del lavoro, diritto civile e penale: più di 150 persone si sono rivolte qui in un anno di attività. “Lo sportello è nato dall'esigenza riscontrata all'interno del quartiere: molti che frequentano il Gabrio venivano a contatto con persone che avevano bisogno di informazioni legali per problemi legati alla quotidianità. Lo sportello nasce quindi da esigenze pratiche, quotidiane, e riassume in sé un po' tutte le lotte e le rivendicazioni che il Gabrio porta avanti da 15 anni, a fianco dei migranti, dei lavoratori, di chi ha perso la casa”, ci spiega Laura, una delle attiviste che offre consulenza legale gratuita.
Solidarietà e diritti autogestiti | Giulia M. Foresti
Ma qui non si parla solo di informazioni tout court. L'intento dello sportello va oltre. “Per noi è molto importante riuscire a creare una rete tra le persone che qui vengono in contatto – continua Laura -, riuscire a creare in loro una consapevolezza rispetto ai propri diritti, intercettarle per coinvolgerle nelle attività dello sportello e per creare una rete di solidarietà e diritti. Soprattutto in tempi di crisi, essere sostenuti da reti solidali è fondamentale per riuscire ad affrontare i problemi di tutti i giorni”.
Creare socialità e consapevolezza dei propri diritti, mettere a disposizione degli altri le proprie competenze, dare un futuro a valori come l'antirazzismo e l'antifascismo. Dietro ad un cancello, sempre aperto, di un centro sociale di Torino, si può trovare anche questo. E nell'Italia della retorica della sicurezza a tutti i costi è confortante starsene nella sala d'attesa della Microclinica Fatih e dello Sportello di Autodifesa Il- legale.

Giulia M. Foresti
(13/10/2009)


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